La settimana scorsa a Lucca è stata scoperta quella che le forze dell'ordine hanno definito una sorta di "centrale/fumeria," allestita all'interno di una casa, dove si acquistava e "inalava" la shaboo.

Roma
07:45 del 21/12/2015
Scritto da Gerardo

La settimana scorsa a Lucca è stata scoperta quella che le forze dell'ordine hanno definito una sorta di "centrale/fumeria," allestita all'interno di una casa, dove si acquistava e "inalava" la shaboo.

A destare la curiosità della Squadra Mobile - come si legge dalle cronache locali - erano stati i comportamenti ritenuti particolarmente "anomali e aggressivi" della comunità asiatica locale, uniti al fatto che ad accomunare questo gruppo di persone fosse un particolare piuttosto riconoscibile: la repentina perdita di denti e capelli.

Uno degli effetti della shaboo è infatti la risposta piuttosto rapida dell'organismo, che può persino portare alla completa devastazione del volto se assunta per periodi medio-lunghi.

Si tratta di una potente metanfetamina ritenuta dagli investigatori nove o dieci volte "più forte della cocaina," il cui effetto è in grado di annientare il senso di fatica anche per 14-16 ore, provocare dipendenza immediata e portare - sul lungo termine - a comportamenti violenti, ansia, paranoia, confusione, insonnia e disturbi della personalità, preceduti da stati di euforia e apparente lucidità data dal rilascio della dopamina.

Nel corso della perquisizione lucchese sono state trovate circa 30 dosi e il materiale necessario al suo confezionamento e consumo: malgrado la preparazione artigianale in laboratori clandestini - e a partire da sostanze non illegali facilmente reperibili - non sia eccessivamente complicata, la shaboo arriva a costare in genere dai 20, ai 30, ai 50 euro per una dose non tagliata da 0,1 grammi, risultando una delle metanfetamine più care su piazza.

Proviene in genere da Filippine, Cina e Thailandia, e ad assumerla sono prevalentamente asiatici: la sua diffusione nel resto del mondo negli ultimi tempi è diventata però capillare, e in Italia è arrivata a essere spacciata per uso privato presso alcuni gruppi etnici e nei locali notturni.

"Per acquistarla - spiegava al Corriere della Sera Luca Izzo, della Sesta Sezione della Mobile di Milano - gli italiani devono guadagnarsi una profonda fiducia tra gli spacciatori filippini." Uno dei primi italiani trovati in possesso di shaboo è stato fermato nel parcheggio di piazzale Martesana nel marzo del 2014.

A dimostrazione dell'ingresso di grandi dosi di shaboo sul nostro territorio c'è il precedente di inizio settembre, che ha portato a un maxi sequestro fiorentino di due grossi carichi da mezzo chilo di shaboo purissima nascosti all'interno di due vecchi apparecchi telefonici provenienti dall'Asia e diretti a due cittadini cinesi residenti a Prato, fermati presso uno spedizioniere della periferia del capoluogo toscano.

Si trattava di una quantità tale da poter ricavare 10mila dosi e che secondo gli inquirenti, una volta immessa sul mercato, avrebbe potuto fruttare circa 500mila euro. In quella circostanza, il questore di Firenze Raffaele Micillo spiegò che l'ingente mole di shaboo ritrovata fosse talmente tanta da lasciar pensare che non fosse stata inviata in Italia semplicemente per lo spaccio ordinario, ma che fosse destinata anche ai lavoratori impiegati nei capannoni del fiorentino e del pratese. 

Il doping per sfruttare gli operai asiatici

Secondo quanto emerso durante il Congresso Mondiale dei Tossicologi Forensi, tenutosi proprio a Firenze in settembre, la storia della shaboo risalirebbe al Giappone dell'Ottocento, fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale, durante la quale i piloti della Luftwaffe tedesca l'avrebbero assunta per poter guidare per più ore possibili senza avvertire il senso di stanchezza.

Proprio per la sua capacità di inibire il senso di fatica, la shaboo rinvenuta a Firenze - immaginano le forze dell'ordine - sarebbe stata spedita per essere somministrata a operai da impiegare poi anche per 15 ore consecutive di lavoro, "aiutandoli" così a sostenere turni massacranti, sopportare fame e sonno e aumentare esponenzialmente la loro produttività.

Non a caso, una delle ipotesi messe al vaglio dagli inquirenti toscani è che la droga rinvenuta grazie al sequestro fosse destinata alla malavita cinese della zona di Prato—che insieme a Milano e Roma ospita la più grande comunità cinese in Italia, con un'altissima frequenza di fabbriche gestite da asiatici. Gli inquirenti stanno ancora cercando di capire se la sostanza fosse effettivamente destinata allo sfruttamento degli operai

Non è l'unico caso nel quale la shaboo sarebbe comparsa in inchieste legate a condizioni di sfruttamento di lavoro all'interno di fabbriche gestite da cittadini cinesi.

Dopo un ritrovamento nel reggiano risalente all'aprile 2014, il comandante dei RIS di Parma Giampietro Lago dichiarò valutò pubblicamente l'ipotesi che questo particolare tipo di metanfetamina potesse essere "funzionale a un sistema di tipo schiavistico basato sul più pesante sfruttamento del lavoro." 

In tal caso alle già proibitive e inumane condizioni lavorative, si aggiungerebbe la dipendenza - solitamente immediata - da una sostanza dai costi altissimi, fisicamente devastante, e che viene sottratta a periodi alterni dal mercato per farne crescere la domanda.

L'ascesa delle metanfetamine

Negli ultimi cinque anni solo nell'area di Firenze, e solo "nel reparto di Tossicolodia Medica dell'Ospedale Universitario Careggi, i ricoveri giunti alla osservazione sono stati circa una ventina" spiega a VICE News Guido Mannaioni, docente di Tossicologia dell'Università di Firenze e coautore del libro "Club Drugs: Cosa sono e cosa fanno." Nessuno di questi, però, è risultato essere di origini asiatiche.

Secondo la Relazione Annuale al Parlamento sulle droghe, nel 2014, in Italia i sequestri di droghe sintetiche - nel loro complesso - avrebbero registrato un incremento del 23,99 per cento, e le nazionalità straniere maggiormente coinvolte nei traffici e nelle attività di spaccio sarebbero proprio quelle filippina, cinese, bengalese, e vietnamita, che molto spesso le fanno arrivare dai propri paesi d'origine facendole occultare all'interno di pacchi postali o lettere.

Le forze dell'ordine fanno fatica a tracciare le vie della shaboo, operazioni complicate dal fatto che intercettarla nei controlli aeroportuali è piuttosto difficile, non avendo odore e riuscendo a sfuggire spesso persino ai cani antidroga.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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