L’8 marzo nasce per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne. Ma da anni si è trasformata nell’ennesima festa commerciale a suon di mimose e serate nei locali

Roma
15:40 del 07/03/2014
Scritto da Albertone

È accaduta la stessa solfa che già si era vista con San Valentino. Il giorno degli innamorati trasformato nel trionfo del consumismo. Idem con patate per l’8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Una data che ha una sua storia, dei suoi perché, delle ragioni d’esistere che fortunatamente vanno oltre il rametto di mimosa e la serata in discoteca. Ed invece nella società moderna, arroccata sui luoghi comuni e sulla superficialità, l’8 marzo è un giorno come gli altri in cui alle donne è concesso e dovuto praticamente di tutto. Una giornata a metà fra lo squallido e l’opaco, senza sussulti di particolare interesse.
E pensare che la storia dell’8 marzo la conoscono davvero tutti. O almeno così si pensava. In realtà, la tradizione parte da più lontano e ancor più in profondità. Una leggenda molto celebre narra che la Festa della Donna sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, appunto, si tratta solo di una leggenda nata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. La data dell'8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio». In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione Politica e di rivendicazione sociale. L'iniziativa prese forza nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia già liberate dal fascismo.
Da allora fino ad oggi è stato un lungo corso di rivendicazioni, diritti del sesso debole, parità fra uomo e donna e via discorrendo. Peccato che da una decina d’anni a questa parte, l’8 marzo si sia ritrovato ad essere una sorta di zona franca al femminile durante il quale ragazze, mamme e mogli possano concedersi ogni sorta di svago. Già da un paio di decenni regna sovrana la mimosa, il fiore primaverile dal caratteristico colore giallo, che migliaia di extracomunitari si preparano a mettere in vendita ai semafori e agli incroci delle grandi città. Per non parlare delle feste in rosa che i locali si preparano ad organizzare per la serata dell’8 marzo.
Ce n’è per ogni gusto e per ogni portafoglio. Dalla cena con le amiche passando per i dopo-serata dal tocco decisamente più piccante. Un pizzico di malizia che nulla ha (o avrebbe) a che fare con le origini della Festa, nata oltre Oceano e poi sviluppatasi anche in Europa. Dove, purtroppo, col passare dei tempi e con l’entrata della Festa in Italia l’8 marzo ha perso il suo valore reale assumendone uno a misura di commercio e guadagno…


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Categorie: Cronaca, Curiosità, Denunce


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