I ricercatori dell’Alzheimer’s Disease Center della University of California di Davis e della Rutgers University hanno scoperto che le persone con livelli bassi di vitamina D hanno un rischio di contrarre ammalarsi di alzheimer tra volte maggiore quelli che hanno livelli adeguati di vitamina D.

Milano
05:00 del 31/03/2018
Scritto da Samuele

I ricercatori dell’Alzheimer’s Disease Center della University of California di Davis e della Rutgers University hanno scoperto che le persone con livelli bassi di vitamina D hanno un rischio di contrarre ammalarsi di alzheimer tra volte maggiore quelli che hanno livelli adeguati di vitamina D.

Da un loro studio si evince che la carenza di vitamina D negli anziani è fortemente correlata a un declino cognitivo accelerato e a prestazioni ridotte,come la perdita di memoria, tutti fattori  associati all’Alzheimer e alla demenza.

L’ampio studio è stato condotto su quasi 400 uomini e donne, di età media 76 anni, diversi per razza ed etnia, della California del Nord, alcuni cognitivamente normali o con lieve deterioramento cognitivo (MCI), altri con demenza. All’ inizio dello studio è stato misurato il loro livello di vitamina D. Dalla misurazione è venuto fuori che le persone carenti di vitamina D erano quelle appartenenti alle etnie con la pelle scura e quelle affette da demenza lieve o grave.


Queste persone sono state monitorate per 5 anni. Nei 5 anni di durata dello studio, gli individui carenti di vitamina D hanno registrato un declino cognitivo da due a tre volte più veloce rispetto a quelli con livelli  sufficienti di vitamina D. In altre parole, ci sono voluti solo 2 anni per gli individui carenti per declinare allo stesso livello in cui sono arrivati quelli con vitamina D adeguata in 5 anni.

Sole e dieta a base di Vitamina D per prevenire l’ Alzheimer

Come ben sappiamo la fonte primaria di vitamina D è il sole, e non a caso, spiegano i ricercatori, le persone che hanno la pelle più scura (africani, ispanici ecc) sono quelle che fanno registrare un’alta incidenza di alzheimer (specie gli afro americani negli USA) rispetto ai cosiddetti “bianchi”. Ciò è dovuto al fatto che la loro pelle scura, per via dell’ alta concentrazione di melanina, non permette di assorbire a sufficienza la vitamina D dal sole in quanto ne inibisce la sintesi.

Insieme a questi soggetti si vedono aumentare il rischio di alzheimer gli ultra sessantenni di qualsiasi razza e colore della pelle, carenti di vitamina D. La carenza di vitamina D può essere dovuta sia ad una insufficiente esposizione alla luce solare sia ad una insufficiente assunzione per via orale. In pratica il sole è la migliore medicina per la prevenzione della demenza senile, insieme ad una dieta a base di vitamina D.

Come riporta l’ Associazione Alzheimer Onlus, Joshua Miller, professore del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio alla University of California di Davis (dove è stato effettuato lo studio in questione), ha dichiarato:

“Indipendentemente da razza o etnia, dalle abilità cognitive di base e da una serie di altri fattori di rischio, l’insufficienza di vitamina D è associata a un calo significativamente più veloce delle prestazioni sia della memoria episodica che della funzione esecutiva.- Questo lavoro, e quello di altri, suggerisce che ci sono prove sufficienti per raccomandare che le persone over-60 discutano con i loro medici se prendere quotidianamente un integratore di vitamina D. Anche se ciò dimostrasse di non essere efficace, c’è comunque un rischio molto basso per la salute ad assumerlo”

Da: QUI


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Categorie: , Salute, Scienze


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