La storia si ripete, sì, e molto spesso, ma non sempre gli avvenimenti si ripropongono in modo uguale al precedente. Anche stavolta, ad esempio, abbiamo flussi migratori incontrollati, troppe tasse...però, un attimo, ecco: stavolta manca l'impero.

Cagliari
10:15 del 03/10/2016
Scritto da Carla

La storia si ripete, sì, e molto spesso, ma non sempre gli avvenimenti si ripropongono in modo uguale al precedente. Anche stavolta, ad esempio, abbiamo flussi migratori incontrollati, troppe tasse...però, un attimo, ecco: stavolta manca l'impero.

La storia non è nè buona nè cattiva. La storia è un fiume. La società è in continua evoluzione. Pensare che la status attuale sia il migliore ed immutabile è un'illusione. Probabilmente tra 100 anni la civiltà occidentale, così come la conosciamo, sarà un lontano ricordo. Così come lo è quella di 100 anni fa.

Colpa vostra, da secoli a questa parte.Continuate a fare i mafiosi, corrotti, fumare, drogarvi, non cercare o creare lavoro e prendervela con gli altri delle vostre colpe.La storia si ripeterà sempre per coloro che non imparano dai propri errori. Un popolo che non conosce il proprio passato è destinato a non avere un futuro.

All'epoca almeno non c'erano i dilettanti della politica che quando vanno al potere fanno i danni, I plebei restavano plebei e non s'improvvisavano imperatori.

LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO: POCHI NATI E TROPPI STRANIERI

Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell' Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio. Perché?

Perché l' autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò b) una persecuzione fiscale che c) distrusse l' economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite d) l' immigrazione massiccia.

Che però si trascurò di governare.

Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d' oltralpe sono insorti. La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l' Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L' Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione.

Solo nella pars Orientis erano maggioranza. Infatti, Bisanzio resse altri mille anni: quelli che combattevano per difenderla erano tutti cristiani. E pure a Occidente erano cristiani soldati (inutilmente) vittoriosi come Ezio e Stilicone.

Michel De Jaeghere, direttore del Figaro Histoire, fa capire che tutto cominciò col declino demografico. I legionari, tornati a casa dopo anni di leva, mal si adattavano a una condizione di lavoratori che, quanto a profitto, li metteva a livelli quasi servili.

Così andavano a ingrossare la plebe urbana, cui panem et circenses gratuiti non mancavano. Le virtù stoiche della pietas e della fidelitas alla res publica vennero meno, e il contagio, al solito, partì dalle élites. Nelle classi alte si diffuse l' edonismo, per cui i figli sono una palla al piede. Coi costumi ellenistici dilagarono contraccezione, concubinaggio e divorzio, tant' è che Augusto dovette emanare leggi contro il celibato. Inutili.


Anche perché, secondo i medesimi costumi, l' omosessualità era aumentata in modo esponenziale. Roma al tempo di Cesare aveva un milione di abitanti: sotto Romolo Augustolo, l' ultimo imperatore d' Occidente, solo ventimila. Già nel II secolo dopo Cristo l' aborto aveva raggiunto livelli parossistici e, da misura estrema per nascondere relazioni illecite, era diventato l' estremo contraccettivo. Solo i cristiani vi si opponevano, ma erano pochi e pure periodicamente decimati dalle persecuzioni.

Così, ogni volta i censori dovevano constatare che di gente da tassare e/o da mandare a difendere il limes ce n' era sempre meno. Le regioni di confine divennero lande semivuote, tentazione fortissima per i barbari dell' altra parte. Si pensò allora di arruolarli: ammessi ai benefici della civiltà romana, ci avrebbero pensato loro a difendere le frontiere.

E ci si ritrovò con intere legioni composte da barbari che non tardarono a chiedersi perché dovevano obbedire a generali romani e non ai loro capi naturali. Metà di loro erano germanici, e si sentivano più affini a quelli che dovevano combattere. La spinta all' espansione era cessata quando i romani si erano resi conto che, schiavi a parte, in Europa c' era poco da depredare. I barbari, invece, vedevano i mercanti precedere le legioni portando robe che li sbalordivano (e ingolosivano). Si sa come è andata a finire.

Intanto, che fa il fisco per far fronte al mancato introito (dovuto alla denatalità)? La cosa più facile (e stupida) del mondo: aumenta le tasse. Solo che gli schiavi non le pagano, e sono il 35% della popolazione.

Gli schiavi non fanno nemmeno il soldato. I piccoli proprietari, rovinati, abbandonano le colture, molti diventano latrones (cosa che aumenta il bisogno di soldati). Il romano medio cessa di amare una res publica che lo opprime e lo affama, e non vede perché debba difenderla. Nel IV secolo gli imperatori cristiani cercarono di tamponare la falla principale con leggi contro il lassismo morale, intervenendo sui divorzi, gli adulteri, perfino multando chi rompeva le promesse matrimoniali.

Ma ormai era troppo tardi, la mentalità incistata e diffusa vi si opponeva. Già al tempo di Costantino le antiche casate aristocratiche erano praticamente estinte. L' unica rimasta era la gens Acilia, non a caso cristiana. Solo una cosa può estinguere una civiltà, diceva Arnold Toynbee: il suicidio. Quando nessuno crede più all' idea che l' aveva edificata.

Troppo sinistro è il paragone con l' oggi, sul quale, anzi, il sociologo delle religioni Massimo Introvigne in un suo commento al libro di De Jaeghere ha infierito affondando il coltello nella piaga: i barbari che presero l' Impero non avevano una «cultura forte» e riconoscevano la superiorità di quella romana. Infatti, ne conservarono la nostalgia e, alla prima occasione, ripristinarono l' Impero (Sacro e) Romano. Si può dire lo stesso degli odierni immigrati islamici? I quali pensano che la «cultura superiore» sia la loro?


Articolo letto: 381 volte
Categorie: Cultura, Denunce, Sociale


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Risposte - Commenti

Berto

03/10/2016 14:13:49
Il flusso migratorio esiste gia dall'epoca di costantino non a caso già all'epoca i barbari invasero le città, stupravano donne e bambini ecc....questo è quello che succede oggi e nessuno si lamenta anzi invitiamo gli stranieri ed entrare. MA perchè non mettiamo anche noi una tassa pe far si che tutti colori che vogliono entrare nel paese paghino?????
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