Jobs Act, ecco perche’ il lavoro non ci sara’ lo stesso. Critica alla riforma-Renzi

Forli Cesena
12:00 del 26/02/2015
Scritto da Gerardo

Cosa cambia dopo i decreti attuativi del Jobs act approvati dal governo? Teniamo ben presente un punto: non è il sistema normativo sul lavoro a bloccare le assunzioni, a qualsiasi titolo esse avvengano, ma semmai l’elevata pressione sia fiscale che contributiva alle quali le aziende sono soggette. Un livello di tassazione che rende difficile programmare oltre il breve termine.

Proviamo comunque a fare un po’ di ordine fra i diversi aspetti introdotti dalla riforma. Sono presenti delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevedono l’applicazione del contratto a tutele crescenti ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato e i licenziamenti collettivi e stabilisce che per “le piccole imprese la reintegra resta solo per i casi di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. Negli altri casi di licenziamenti ingiustificati è prevista un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 24 mensilità (6 per le piccole aziende)”.

Altre disposizioni riguardano il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di occupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati che introduce la Naspi, ossia la nuova assicurazione sociale per l’impiego, l’Asdi (l’assegno di disoccupazione riconosciuto a chi non ha trovato impiego e la Naspi è scaduta), l’indennità di disoccupazione Dis-Col (per i collaboratori). Testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni in cui vengono eliminati i contratti di collaborazione a progetto (co.co.pro e co.co.co.) e vengono invece confermate queste tipologie: Contratto di somministrazione, Contratto a chiamata, Lavoro accessorio (voucher), Apprendistato, Part-time, Mansioni.

Sono altresì presenti delle disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (esame ancora in via preliminare), che riguarda la maternità. Ricapitolando: Il contratto a tutele crescenti – Tutti i nuovi dipendenti di un’azienda saranno assunti con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, tutele che cioè cresceranno in relazione all’anzianità di servizio. Nelle intenzioni questa modalità di assunzione dovrebbe andare a rimpiazzare tutti i tipi di contratti atipici. L’articolo 18 –  I lavoratori lasciati a casa ingiustamente da un’impresa avranno minori chance di essere reintegrati al loro posto, anche quando fanno ricorso in tribunale contro l’azienda e ottengono una sentenza favorevole del giudice. Prevista, nella maggioranza dei casi, un’indennità sostitutiva.

Mansioni flessibili – Sarà più semplice far passare il lavoratore da una mansione all’altra, compreso il cosiddetto demansionamento, in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. Il demansionamento introduce per la prima volta la possibilità di far decrescere professionalmente una risorsa all’interno dell’azienda. Riforma Aspi (indennità di disoccupazione) – Il vecchio sussidio di disoccupazione sarà rapportato a quanti contributi il lavoratore ha versato. Chi ha pagato più contributi avrà diritto a una maggior durata dell’Aspi, anche oltre ai 18 mesi massimi fissati fino a ora. L’Aspi sarà esteso anche ai collaboratori, almeno finché queste figure professionali non saranno definitivamente cancellate dal contratto a tutele crescenti. Per chi si troverà nelle situazione più difficili, potrebbe essere introdotto un “secondo Aspi”. Riforma Cig (Cassa integrazione in deroga) – Non si potrà più autorizzare la Cig in caso di cessazione definitiva di attività aziendale. Ci saranno nuovi limiti per la durata sia della cassa integrazione ordinaria (che ora è di due anni) che per quella straordinaria (che è di quattro). L’obiettivo è di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori con tutele uniformi e legate alla storia contributiva del lavoratore. Tutela della maternità – Sarà estesa anche alle lavoratrici che non sono assunte con contratto a tempo indeterminato. Poco chiara la modalità in quanto si parla dell’utilizzo di “contratti di solidarietà attivi” che dovrebbero permettere a tutti di conciliare meglio i tempi di lavoro e di vita. Agenzia per l’occupazione – Sarà costituita un’agenzia nazionale per il lavoro, che nelle speranze del governo dovrebbe funzionare come nel modello tedesco, e che dovrebbe farsi carico di conciliare domanda e offerta così come istituito dalle regole di mercato. Perchè il lavoro è un mercato.


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Categorie: Economia, Lavoro, Politica


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Risposte - Commenti

marina

23/03/2015 10:14:21
Buongiorno! Siamo un nutrito gruppo di lavoratori stagionali (sicuramente destinato a crescere, attualmente contiamo 3.648 iscritti) che, a causa delle normative previste dal Job Act di Renzi, in base alle quali sarà ridefinita l’erogazione degli ammortizzatori sociali, si vedranno presto privati di un futuro già decisamente precario e povero di tutele. Rappresentiamo svariate regioni italiane (al momento: Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Puglia, Campania, Marche, Liguria, Sicilia, Sardegna, Trentino, Piemonte) e proveniamo da specifiche località in cui il turismo rappresenta una delle principali risorse, se non addirittura la prima. Siamo liberi cittadini, un gruppo spontaneo ed etereogeneo, con alle spalle differenti esperienze e probabilmente anche differenti ideologie, ma tutti accomunati da una grande preoccupazione e dalla voglia di far sentire la nostra voce.

Con l'entrata in vigore della NASPI, i primi a farne le spese saranno i lavoratori che affronteranno la stagione estiva, indicativamente da maggio ad ottobre. Ovvero: chi riuscirà a lavorare 6 mesi, percepirà solo per 3 mesi il sussidio di disoccupazione; chi lavorerà meno mensilità, percepirà chiaramente ancora meno. Con l'introduzione della NASPI e il rinnovato criterio su cui verrà calcolata la durata dell'indennità di disoccupazione, noi stagionali saremo penalizzati, al punto da mettere fortemente in discussione la nostra stessa sopravvivenza. Il problema è che tanti stagionali ancora non sanno a cosa andranno incontro, c'è molta disinformazione a riguardo. La situazione, per come è attualmente delineata, esploderà dunque questo autunno, causando danni incalcolabili.

Pertanto chiediamo il vostro aiuto, affinchè le criticità della nostra condizione possano assumere la rilevanza mediatica necessaria per far sì che il governo riconosca il nostro status di stagionali e comprenda quanto le nuove normative siano incompatibili CON L'ASSOLUTA MANCANZA DI LAVORO CHE, PER BUONA PARTE DELL'ANNO, COLPISCE LA MAGGIORANZA DELLE LOCALITÀ TURISTICHE DEL NOSTRO PAESE. Le già citate norme minerebbero ulteriormente e irrimediabilmente l'economia di quest'ultimo, portando un numero imprecisabile di famiglie ben al di sotto della soglia di povertà. BISOGNEREBBE FARE IN MODO DI INCENTIVARE IL TURISMO E LE ASSUNZIONI, MA FINO A QUANDO QUESTO NON SARÀ POSSIBILE, IL SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE CONTINUERÀ AD ESSERE LA NOSTRA UNICA FONTE DI SOSTENTAMENTO!

Ecco le nostre prime iniziative (un gruppo facebook nato come punto d'incontro e di scambio virtuale per gli stagionali di tutta Italia e una petizione che dovrebbe portare i vertici dell'INPS quantomeno a valutare la necessità di introdurre correttivi ai criteri di calcolo della durata della NASPI).

Gruppo LAVORATORI STAGIONALI:
https://www.facebook.com/groups/LAVORATORISTAGIONALI/?fref=ts

Petizione www.org: attualmente 2.575 firme)
https://www.change.org/p/tito-boeri-valuti-l-inps-l-esigenza-di-introdurre-correttivi-ai-criteri-di-calcolo-della-durata-della-naspi-prevista-dall-articolo-5-che-tengano-conto-della-necessit%C3%A0-di-non-penalizzare-i-lavoratori-stagionali

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Gerry

26/02/2015 12:19:41
Ho un sogno. Che il popolo si prenda o riprenda finalmente il potere e presenti il conto a chi ci ha fatto entrare in europa dimezzandoci stipendi e risparmi, raccontandoci un sacco di balle, trattando il popolo italiano non da popolo bue, ma asino e pecora.
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