Italiani vs immigrati: verso la stessa schiavitu’. Versione passiva, e fintamente umanitaria: l’immigrazione che preme sulla UE è un fenomeno ineluttabile, e comunque è nostro dovere morale accogliere chi viene qui in cerca di un futuro migliore

Palermo
12:30 del 18/03/2015
Scritto da Gerardo

Versione passiva, e fintamente uManitaria: l’Immigrazione che preme sulla UE è un fenomeno ineluttabile, e comunque è nostro dovere morale accogliere chi viene qui in cerca di un futuro migliore. Versione aggressiva, e scioccamente identitaria: dobbiamo fermare i clandestini con ogni mezzo, anche brutale, perché la priorità è tutelare le nostre società, in senso sia economico che culturale.

Tra questi due estremi, che sono da rigettare proprio perché così estremizzati da equivalere a dei dOgmi – le cui formulazioni logiche, o presunte tali, sono l’involucro che nasconde le vere matrici di atteggiamenti tanto viscerali e a senso unico – si stende un’immensa zona d’ombra. Che impedisce quasi sempre di mettere a fuoco gli aspetti cruciali del problema e che perpetua, anche in questo caso, il tipico vizio della nostra puerile e autolesionistica “democrazia per sentito dire”: si discute moltissimo, sia dentro i media che in privato, ma si approfondisce pochissimo. E soprattutto, quand’anche si provi ad andare al di là delle solite sintesi in stile tg, si resta avviluppati nelle versioni correnti. Che sono, di regola, le versioni altrui. Con al primo posto, ovviamente, quelle funzionali all’establishment, il cui dominio materiale esige anche un dominio immateriale sulle coscienze, più o meno ottenebrate, dei suoi cittadini/elettori/sudditi.

“Mare Monstrum”, il breve ma poderoso volume di Alessio Mannino che è stato recentemente pubblicato da Arianna Editrice (pagg. 94, € 9,80) e che ha come sottotitolo un meno evocativo ma più esplicito “Immigrazione: bugie e tabù”, piomba in mezzo a questo degrado generale e lo mette a soqquadro. Ossia, poiché sconvolgere un assetto degenerato è la premessa per risanarlo, lo riordina. Pur mantenendo sempre un approccio problematico, nella pienissima consapevolezza che una questione tanto intricata ed eterogenea non può essere liquidata in quattro e quattr’otto, sprigiona dall’inizio alla fine una lucidità invidiabile e corroborante. Che, com’è giusto, scaturisce non solo da una potente capacità di analisi ma da una forza interiore che, per dirla alla Massimo Fini, è “prePolitica”. E che esclude a priori la favoletta di un Occidente buono e solidale, sinceramente interessato ad alleviare le sofferenze dei poveri e disperati migranti che giungono fin qui da chissà dove (nel mentre, all’opposto, si va esasperando la competizione sociale, e quindi l’insicurezza sia sul presente che sul futuro, tra quelli che qui ci si sono nati e cresciuti).


Mannino, che almeno per i lettori del Ribelle non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni, riesce in un’impresa per nulla scontata: scrivere l’intero libro, capitolo dopo capitolo, con la stessa intensità che anima i suoi ottimi editoriali. Più che cambiare, il modo in cui vengono trattati i diversi temi si espande: ciò che in un unico articolo è giocoforza condensato in un percorso veloce può finalmente dilatarsi in una riflessione più ampia, che non deve limitarsi a dei rapidi accenni ma ha l’opportunità di fornire un gran numero di dettagli. Dai dati numerici sui flussi migratori agli altri indicatori statistici sulla presenza di questi milioni e milioni di “alieni”, ovvero sul loro impatto che si è fatalmente aggravato a causa della gravissima spirale recessiva che ci ha investiti in questi ultimi anni di crisi. Dalle litanie dei politici o politicanti di oggi, vedi la ecumenica Boldrini («una delle più intolleranti teoriche della tolleranza in circolazione»), alle voci non omologate tanto della contemporaneità quanto di un passato ormai remoto, vedi il «fascista eretico» Berto Ricci che ebbe a scrivere «Non c’è nulla di meno italiano del ripudio a priori di ogni sapienza, esperienza, eccellenza straniera».

A fissare la chiave di lettura imprescindibile provvede, d’altronde, già il titolo del secondo capitolo: “Globalizzare, male originario”. E a completare la ricognizione dell’Autore ci sono le quatto interviste finali ad Alain De Benoist, Massimo Fini, Diego Fusaro e Maurizio Pallante. Le citazioni possibili sarebbero davvero una miriade, grazie alla densità sia del testo principale che degli interventi aggiuntivi, ma tra le tante eccone una, dello stesso Mannino: «L’importante [nel rapporto con le aree del Terzo Mondo e con le rispettive popolazioni] è che le Multinazionali occidentali, fra cui le nostre, le più grandi come le tascabili, mietano fatturato e occidentalizzino tutto l’occidentalizzabile. Che poi l’invasione del Primo Mondo scateni una reazione a catena di impoverimento e  migrazioni continuate e sistematiche, è un fatto di cui ci limitiamo a lamentarci come non dipendesse, in ultima analisi, da noi e dalla nostra ingordigia e cecità».

Giusto un frammento, ma illuminante. Il resto sapete dove trovarlo.


Articolo letto: 848 volte
Categorie: Cultura, Economia, Lavoro, Politica


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Risposte - Commenti

Luigi

18/03/2015 13:56:27
Che brutta fine che abbiamo fatto. Tra un po’ gli stranieri ci cacceranno a suon di calci! Che tristezza…un tempo eravamo il bel paese….
4

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