Secondo l’ultimo Rapporto relativo al 2015 dell’Istat, in Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro

Torino
06:15 del 21/05/2016
Scritto da Sasha

L’ITALIA TRA POCO SARA’ ALLA FAME: OLTRE 2 MILIONI DI FAMIGLIE ITALIANE SENZA NESSUN REDDITO O LAVORO, IN AUMENTO LA POVERTA’ ASSOLUTA ! PEGGIO DI NOI SOLO LA GRECIA! E’ LA FINE?

Secondo l’ultimo Rapporto relativo al 2015 dell’Istat, in Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso; nel Mezzogiorno raggiungono il24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e all’11,5% al Centro. Questi dati riguardano soprattutto le famiglie giovani, meno per quelle adulte: per le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, per le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%. Aumentano inoltre i nuclei in cui a lavorare è solo la donna.

Le parole del presidente Alleva – Dopo una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”, l’Italia sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Così il presidente dell’Istat Giorgio Alleva alla presentazione del Rapporto annuale dell’istituto. “Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva appare caratterizzata da una maggiore fragilità” – ha poi aggiunto.


Forti disparità tra Nord e Sud – Nel 2015 la povertà in Italia non è diminuita e al Sud la situazione è molto peggiore rispetto al Nord. Nel Mezzogiorno la quota di persone gravemente deprivate risulta oltre tre volte più elevata che al Nord. Inoltre, il disagio economico si mantiene su livelli alti per le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione o con occupazione part-time.

Spesa sociale inefficiente: peggio solo la Grecia – Il sistema di protezione sociale italiano è tra i meno efficaci a livello europeo. La spesa pensionistica comprime il resto dei trasferimenti sociali, aumentando così il rischio povertà.Solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia.

Disuguaglianza nella distribuzione del reddito – La disuguaglianza nella distribuzione del reddito è aumentata tra il 1990 e il 2010; si tratta peraltro dell’incremento più alto tra i paesi per i quali sono disponibili i dati. Il reddito familiare è un fattore determinante: nel nosto Paese, il vantaggio degli individui con status di partenza “alto” (ossia che a 14 anni vivevano in casa di proprietà e che avevano almeno un genitore con istruzione universitaria), rispetto a quelli provenienti da famiglie di status “basso” (cioè con genitori con istruzione di livello basso e con casa in affitto) è molto forte. La stessa preoccupante situazione è presente anche nel Regno Unito e in Spagna.

Le differenze di genere, di età, di titolo di studio e la stabilità dell’occupazione sono le dunque le fonti principali della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi lordi da lavoro sul mercato.

Allarme povertà tra i minori, meglio gli anziani – L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno al 12%, è salita al 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà superiore del 5% a quella dei minori – si è osservato un progressivomiglioramento (da 16,1% a 9,8%, ovvero inferiore di 10 punti percentuali rispetto a quella dei più giovani). Per l’Istat tale positivo cambiamento è dovuto all’ingresso progressivo tra gli over64 di generazioni con titoli di studio più elevati e una storia contributiva migliore.

Aumenta la spesa pensionistica – La spesa pensionistica ha avuto un rallentamento negli anni, ma è aumentata fino a raggiungere il 17,2% del Pil. Secondo l’Istat, gli interventi normativi varati a partire dagli anni Novanta non sono riusciti a interrompere talela crescita in misura consistente, pur di fatto rallentandola. Inoltre, nel 2014 i nuovi pensionati di vecchiaia si concentrano nella classe di reddito più elevata: essi dunque ricevono prestazioni più alte di quelli del 2003, in conseguenza di carriere lavorative e contributive più lunghe e regolari.

Cresce la spesa sanitaria pubblica, diminuiscono i ricoveri – La spesa sanitaria pubblica è passata da circa 75 miliardi del 2001 a 111 del 2014, con una crescita media annua del 5,5% nel periodo 2001-2008 e una sostanziale stabilità tra il 2009 e 2014. La spesa ospedaliera è quella che ha più risentito della contrazione osservata nell’ultimo periodo: cresciuta dal 2001 al 2008, è poi diminuita dal 2009 al 2014 di quasi l’1% l’anno. Anche il numero dei ricoveri è diminuito: per il periodo 2009-2014 il calo medio annuo è stato del 4%. Quindi, sottolinea l’Istat, alla diminuzione dei ricoveri non corrisponde una proporzionale riduzione della spesa ospedaliera: ciò conferma la difficoltà che incontra il sistema a fronteggiare i problemi legati ai vincoli di finanza pubblica.


Minorenni sempre più poveri e vulnerabili – I bambini e in generale i minorenni sono sempre più vulnerabili: hanno infatti pagato il prezzo più elevato della crisi economica in Italia. L’incidenza di povertà relativa per i minori ha raggiunto infatti il 19% nel 2014. Spesso tale vulnerabilità è legata alle difficoltà dei genitori a sostenere il peso economico della prima fase del ciclo di vita familiare, a seguito di opportunità di lavoro scarse e precarie. Inoltre, rileva l’Istat, per i bambini il rischio di essere poveri è spesso associato anche alla ripartizione geografica di residenza e al titolo di studio della persona di riferimento in famiglia. In particolare, i minori del Mezzogiorno e quelli che vivono in famiglie con a capo una persona con al massimo la licenza elementare presentano un rischio di povertà relativa quattro volte superiore rispetto a quello dei residenti nel Nord e a coloro che vivono con una persona di riferimento diplomata.


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Categorie: Denunce, Economia, Lavoro


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