Spiacenti di interrompere le trasmissioni e il dibattito sull'ennesimo corto circuito politico-giudiziario-mediatico tra caso Salvini e caso Renzi, ma forse tocca occuparci dello Stato dell’economia di questo Paese. 

Firenze
07:00 del 22/02/2019
Scritto da Luca

Spiacenti di interrompere le trasmissioni e il dibattito sull'ennesimo corto circuito politico-giudiziario-mediatico tra caso Salvini e caso Renzi, ma forse tocca occuparci dello Stato dell’economia di questo Paese. I dati di ieri diffusi ieri da Istat, meno 7,3% nella produzione industriale, meno 5,3% negli ordinativi (a dicembre 2018, nel confronto con dicembre 2017) vanno infatti oltre le più fosche previsioni. Sono contrazioni che non si vedevano dal 2009, anno in cui il Pil italiano era crollato del 4,9%. E confermano, semmai ce ne fosse stato bisogno, che il 2019 sarà un anno terribile, per l’economia italiana.

Al problema recessione, già grave di suo, se ne sommano altri. Lo ricordiamo ai più distratti: il governo, nel negoziare la sua legge di bilancio con la Commissione Europea, aveva promesso una crescita economica di almeno un punto percentuale. E già così il deficit dello Stato in rapporto al Pil avrebbe sfondato quota 2%, laddove secondo il documento di economia e finanza redatto dal governo uscente, quello guidato da Paolo Gentiloni, avrebbe dovuto scendere fino allo 0,8%.

La storia è buffa: così fosse stato, oggi probabilmente ci troveremmo nella stessa situazione, ma con uno spazio di bilancio per provare a invertire la rotta, con uno shock fiscale o con un rilancio degli investimenti pubblici. Con la manovra del cambiamento, tanto costosa quanto incapace di produrre nuova crescita, ci troviamo invece nella condizione opposta: coi conti pubblici che sballano - le stime più benevole parlato di un deficit che chiuderà al 2,5% - e che probabilmente richiederanno una correzione in senso restrittivo, anche solo per sopravvivere e pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici: ergo, più tasse, o più tagli. O, alternativamente, più debito, più interessi e più spread.


Peggio non poteva andare, insomma. Anche perché la combo tra crisi di fiducia nell’economia italiana e la finestra di Quota 100 ha innescato una corsa al prepensionamento superiore a ogni aspettativa. Al 15 di febbraio, in meno di un mese, le domande sono arrivate a 42mila. A questo ritmo, altro che 500mila prepensionati in tre anni

Peggio non poteva andare, insomma. Anche perché la combo tra crisi di fiducia nell’economia italiana e la finestra di Quota 100 ha innescato una corsa al prepensionamento superiore a ogni aspettativa. Al 15 di febbraio, in meno di un mese, le domande sono arrivate a 42mila. A questo ritmo, altro che 500mila prepensionati in tre anni. Il risultato? Centinaia di migliaia di contributi in meno e di assegni pensionistici in più, e un costo del provvedimento, inizialmente previsto a 6 miliardi all’anno per il 2019 e a 9 miliardi a regime dal 2020 è destinato a crescere. Aumentando ancora di più le necessità di una correzione dei saldi di bilancio.

La tempesta perfetta deve ancora arrivare, però. E arriverà se a questa corsa alla pensione anticipata non seguirà una crescita delle nuove assunzioni, cosa che nel mezzo di una crisi dell’economia, con la produzione industriale e gli ordinativi in calo, non è per nulla scontata, a essere benevoli. Ecco allora che potremmo assistere a un secondo boom, quello delle richieste per il reddito di cittadinanza, e a un ulteriore sforamento dei costi messi a bilancio.A quel punto, la manovra correttiva diventerebbe una necessità inderogabile, forse addirittura prima delle elezioni europee.

Non è finita qui: perché non dobbiamo dimenticare che a giugno arriva il nuovo documento di economia e finanza per il 2020, quello che dovrà dirci dove il governo troverà i soldi per disinnescare 25 miliardi di aumento dell’Iva previsti per il prossimo anno. Probabile che Salvini e Di Maio, prudentemente, rinviino la presentazione del documento a settembre, per farci passare delle ferie serene e farci spendere un po’ di soldi a cuor leggero. L’autunno arriverà lo stesso, tuttavia. E a quel punto sì, toccherà fare delle scelte. E saranno scelte dolorose, qualunque sarà la strada che si deciderà di imboccare, da quella del risanamento a colpi di tagli e tasse, al Piano B di Paolo Savona, quello dell’uscita dall’Euro nottetempo. Sarà un anno bellissimo, ha detto recentemente Giuseppe Conte. Siamo a un passo dal boom economico, l’aveva anticipato di qualche mese Di Maio. Già.

Da: QUI


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Categorie: , Denunce, Economia


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