Non solo per le tasse: l'Italia è quasi maglia nera in Europa pure quando si tratta di fare la spesa.

Cagliari
08:00 del 18/10/2017
Scritto da Gregorio

Perché meravigliarci tanto se da noi tutto è più caro? Noi abbiamo i politici più intelligenti del mondo che si calano le braghe se quattro scalmanati ignoranti fanno dimostrazioni contro le centrali nucleari, contro il ponte sulle stretto, contro le ferrovie ad alta velocità, CONTRO TUTTO CIO' CHE FAREBBE MIGLIORARE L'ECONOMIA DEL PAESE. Abbiamo anche l'art. 18 che frena lo sviluppo delle piccole e medie imprese. DI CHE CI LAMENTIAMO?

Non solo per le tasse: l'Italia è quasi maglia nera in Europa pure quando si tratta di fare la spesa.

In un'indagine della Coldiretti, emerge infatti che nel Belpaese costa l’11% in più rispetto alla media europea, con punte del +26% per latte formaggi e uova. Più cari sono anche carne e pane, rispettivamente +15% e +14%. Si salvano solo i tabacchi e le bevande alcoliche, che costano l’1% e il 2% in  eno rispetto alla media Ue.

Il Paese più caro per la spesa alimentare è comunque la Danimarca (+43% rispetto alla media) mentre quello più a buon mercato è la Polonia (-39%). Il globe trotter del carrello per risparmiare in Europa dovrebbe comperare le sigarette in Ungheria (costano il 48% in meno rispetto alla media Ue), gli alcolici in Bulgaria (-33%) dove più conveniente sono anche il pane e gli altri cereali (-43%), mentre la carne si paga il 45% in meno in Polonia dove anche latte, formaggi e uova hanno i prezzi più bassi (-37%). Tutto questo senza considerare però i livelli qualitativi e di sicurezza.

Una situazione che - spiega la Coldiretti - riflette numerosi fattori che vanno dalla situazione economica generale dei Paesi alle abitudini a tavola, ma che dipende anche dalle caratteristiche del sistema agroalimentare delle diverse realtà. L’Italia, sottolinea l’associazione, è costretta ad importare oltre il 25% del proprio fabbisogno alimentare, ma la percentuale sale al 40% per latte e carne, per colpa di un modello di sviluppo industriale sbagliato che ha tagliato del 15% le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata.

La ragione del differenziale più elevato per i prezzi dei prodotti alimentari va ricercata in Italia anche - sostiene la Coldiretti - nelle distorsioni presenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, considerato che i prezzi alla produzione agricola per alcuni prodotti come i cereali sono spesso determinati a livello comunitario se non addirittura internazionale.


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Categorie: , Denunce, Economia


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