Internet: l’Italia e’ in netto ritardo digitale. Ecco i numeri. Gli italiani che accedano al web sono il 58%. La metà della popolazione ha scarse conoscenze della rete

Firenze
12:10 del 10/03/2015
Scritto da Gerardo

Gli italiani che accedano al web sono il 58%. La metà della popolazione ha scarse conoscenze della rete. La banda ultralarga raggiunge 2 famiglie su 10 e in attesa che a fine mese entri in vigore la fatturazione elettronica obbligatoria, solo 5 aziende su 100 vendono online. Numeri che spediscono l'Italia in fondo alle classifiche europee e ci fanno perdere ogni anno soldi e migliaia di posti di lavoro

Siamo in pieno ritardo digitale, viviamo ai margini della rete, finiamo regolarmente in coda a tutte le classifiche europee che misurano il grado di confidenza del Paese con le nuove tecnologie. Non è una novità, è così da anni per le famiglie come per le imprese: la novità è che il digital divide è un lusso che non possiamo più permetterci. Sia perché, anche questa volta, ce lo chiedono l'Europa e gli impegni presi con l'Agenda digitale 2020 (dalla diffusione di Internet superveloce alla unificazione agli standard del mercato), sia  perché se non si colma lo "spread" dalla crisi non si esce.

Il ritardo costa. Secondo uno studio Censis fra la incapacità di produrre servizi informatici, di usare e-commerce e moneta elettronica, di razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione perdiamo 3,6 miliardi di euro l'anno. Quasi dieci milioni al giorno buttati via che potrebbero essere investiti in innovazione. Ora il governo ha messo sul tavolo un piano da 6 miliardi per recuperare il gap "di almeno tre anni" (parole del premier) che abbiamo sulla media europea di velocità d'accesso. Si conta sull'effetto moltiplicatore, anche perché secondo Confindustria digitale (l'associazione delle imprese nata per promuovere il "salto" tecnologico), il gap di mancati investimenti rispetto alla media Ue è di 25 miliardi. Ma il problema non sta solo nella mancanza di infrastrutture e nella lentezza della banda, sta anche nella testa delle imprese.


 I numeri. Partiamo dai numeri del ritardo: gli italiani che usano Internet fra i 16 e i 74 anni d'età sono il 58 per cento, la media europea è del 75, ma Francia, Regno Unito e GerMania stanno tutte fra l'80 e il 90 per cento. Metà della popolazione ha competenze digitali insufficienti, il 27 per cento non ne ha affatto. Per la banda larga (2 megabit al secondo), la copertura è quasi totale, ma l'ultralarga (30Mbps) è accessibile solo al 21 per cento delle famiglie, contro il 62 della media Ue. Solo il 5 per cento delle piccole imprese - che in Italia rappresentano l'80 per cento dell'occupazione e il 67 del valore aggiunto, dati Ocse 2014 - vende on line. Nel resto dell'Europa si arriva al 40 per cento. È una collezione di maglie nere che uno studio pubblicato da Bruxelles solo pochi giorni fa (indice Desi: Digital economy and society index) sintetizza assegnandoci il 25esimo posto nella graduatoria dei paesi Ue, peggio di noi solo la Grecia, Romania, Bulgaria. Un quadro nero che la crisi ha ulteriormente peggiorato, visto che uno studio elaborato da Confindustria digitale e Politecnico di Milano fa notare come dal 2009 al 2013 il mercato digitale italiano sia calato di 7 miliardi, meno 10 per cento.


Problema di infrastrutture e non solo. Gli  investimenti per  innovazione tecnologica rappresentano in Italia il 4,8 per cento del Pil contro il 6,8 della Ue a 28 paesi, media ampiamente superata da Germania e Francia e doppiata dal Regno Unito. Non doveva andare così: fino alla fine degli anni '90  l'Italia investiva in Ict più del Giappone e quanto i tedeschi; poi proprio mentre l'Europa cominciava a moltiplicare l'impegno noi abbiamo lo abbiamo ridotto (del 35 per cento, secondo Confindustria digitale). Ma lo "spread" è stato alimentato anche dalla reticenza delle imprese che, in cerca di competitività, hanno virato l'attenzione verso i tagli al costo del lavoro e la delocalizzazione.

Innovazione necessaria. Ora quella scelta non basta: la crescita passa attraverso l'innovazione. "Negli ultimi anni - recita lo studio Confindustria/Politecnico di Milano - le Aziende italiane più tecnologiche sono cresciute in termini di fatturato e occupazione più di quelle a basso investimento tecnologico: più 13 per cento di fatturato fra il 2010 e il 2012, più 10 per cento di posti di lavoro (2010-2013) il delta fra le prime e le seconde. Le aziende italiane che utilizzano il Cloud sono cresciute più rapidamente rispetto a quelle che non lo usano: più 12 per cento di fatturato (2010-2012) e più 9 per cento dei posti di lavoro".

 

Aiutare le aziende. Ma per agganciare il treno del digitale il sistema italiano, dicono gli operatori, deve essere supportato: la stragrande maggioranza delle imprese ha meno di dieci dipendenti e necessita di una introduzione alla banda ultralarga. Istruzioni per l'uso e per le opportunità, fornite da tutor capaci di svecchiare i processi e far crescere la domanda. In attesa del piano del governo e della attuazione di norme previste da decreti attuativi mai nati (quelli del "Destinazione Italia", per esempio, che prevedevano voucher per finanziare a fondo progetti digitali delle piccole e medie imprese), qualcosa si muove. Nei prossimi giorni la stessa Confindustria digitale avvierà un road show"in molte città italiane per promuovere l'innovazione nelle piccole imprese, lo stesso sta facendo Unioncamere. "Il divario digitale è legato anche alle barriere culturali dovute alle piccole dimensioni della quasi totalità delle imprese - ammette Claudio Gagliardi, segretario generale dell'associazione - per questo le Camere di Commercio hanno avviato una serie di iniziative con partner d'eccezione, come ad esempio Google, insieme al quale abbiamo portato cento giovani a contatto con le aziende per aiutarle a sfruttare i vantaggi della presenza in rete". Per chi vuol starci i tempi per fare il salto sono stretti: a fine mese, per esempio, già scatta l'obbligo di fattura elettronica verso tutte le pubbliche amministrazioni.


Articolo letto: 764 volte
Categorie: Informatica, Internet, Tecnologia


Domanda Rank Italia
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Risposte - Commenti

Elisa

10/03/2015 13:31:34
Io credo che il ritardo digitale dell’Italia sia dovuto al fatto che le infrastrutture fanno veramente schifo. Nella mia città la fibra ottica non è arrivata ancora, pensate un po’.
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