Allarme di Amnesty International sul modo con cui la Polizia brasiliana sta affrontando le proteste: il rischio è quello di una repressione violenta

Milano
08:47 del 08/06/2014
Scritto da Albertone

Non c'è solo il calcio, anche se così dovrebbe essere. Quale altro protagonista potrebbe esserci in un Campionato del mondo di calcio, come quello che sta per iniziare in Brasile? Ovviamente, null'altra se non il pallone. Ed invece, nell'edizione 2014, si presta uguale se non maggiore attenzione a ciò che sta accadendo al di fuori degli stadi. I brasiliani, da San Paolo a Rio de Janeiro, sono perplessi sull'effettiva portata economica della Manifestazione. Sono tutti d'accordo nel tifare la selecao, ma sono decisamente meno convinti nel sostenere le politiche messe in atto dal Governo nell'avvicinarsi al Mondiale.

Si è parlato di appalti pilotati, di manodopera sfruttata, di decine di morti nei cantieri che hanno permesso di arrivare pronti ad uno degli eventi più importanti del Sud America, che precederà di due anni le Olimpiadi. Si tornerà qui, a patto che questo mese di calcio rimanga tale. Perchè, come denunciato da Amnesty International, la situazione per le strade di tutte le città brasiliane è di forte tensione. Ci sono ovunque proteste, cortei, polemiche, sit-in. Ovunque ci sono i disperati che hanno deciso di sfruttare l'onda mediatica che attraverserà il Paese per mostrare al mondo intero le loro disastrose condizioni di vita. E le telecamere dell'Europa, dell'America, dell'Australia e dell'Oriente sono pronte a riprendere le loro urla disperate. Soltanto che l'opposizione del Governo della presidente Dilma Rousseff è totale. Al mondo intero non si vuole far conoscere (e magari vedere) che ad un paio di chilometri dagli sfarzosi impianti sportivi si annidano migliaia di famiglie costrette a vivere fra eternit e mura in fango. Un'immagine che rovinerebbe il Brasile.

Perchè un conto è sapere, un altro è vedere. Così, l'esercito ha già iniziato massicci schieramenti per arginare problemi di rivolte popolari. Rivolte, sia chiaro, per cercare di ottenere qualche diritto in più. “Coloro che scenderanno in strada per manifestare rischiano di andare incontro a una violenza indiscriminata da parte della polizia e dell’esercito, che stanno aumentando gli sforzi per controllare le proteste” è l'allarme lanciato da Amnesty International. Si parla di militari che potrebbero agire in modo totalmente impunito per frenare tutti i manifestanti, compresi quelli pacifici. Ma la Coppa del mondo è una vetrina che il Brasile ha agli occhi del mondo. Può mostrare di essere una delle nuove economie trainanti sostenuta da un Governo evoluto e all'avanguardia. Oppure può purtroppo mostrare il lato peggiore, quello della violenza e della repressione, dei diritti negati. P

er il momento il report di Amnesty propende per la seconda ipotesi. “Si va dall’uso indiscriminato dei gas lacrimogeni e delle pallottole di gomma contro manifestanti pacifici, agli arresti arbitrari e all’uso improprio della legge per fermare e punire le persone scese in strada. E si prevede che queste tattiche proseguiranno durante i Mondiali”. Già, perchè con l'inizio della Coppa del mondo le proteste aumenteranno. E il timore è che, se il Brasile dovesse abbandonare presto la competizione, per le strade possano esserci gravissimi problemi di ordine pubblico.


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Categorie: Calcio, Cronaca, Esteri


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