In Italia studiare conviene poco perchè non c’e’ lavoro, le dichiarazioni shock di Visco. Ecco cosa devi sapere, caro studente

Pavia
09:53 del 28/02/2015
Scritto da Gerardo

I dati dell’Ocse diffusi ad inizio mese avevano descritto l’Italia come un paese che, tra quelli industrializzati, ha le medie più basse per capacità linguistiche e matematiche, con punte di particolarmente alte di soggetti sprovvisti di titoli di studio sufficienti ad inserirsi nel mercato del lavoro. A commento di questi dati giunge l’osservazione laconica del Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, secondo cui “in Italia studiare conviene meno” rispetto agli altri paesi occidentali. Spiega infatti Visco al X Forum del Libro Passaparola cheI dati Eurostat mostrano che ‘studiare conviene’ perché rende più probabile trovare un lavoro. In Italia, tuttavia, studiare conviene meno: per i laureati tra i 25-39 anni, la probabilità di essere occupati era pari a quella dei diplomati (73%) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi aveva conseguito la licenza media

Ancora una volta viene posto dunque l’accento sull’assenza di competenze adeguate dei giovani italiani, vittime di un “analfabetismo funzionale” basata sul non corrispondenza tra quello che chiede il mercato e quello che sa fare il candidato. Per questo, precisa il governatore, bisogna investire sul capitale umano. Perciò, prosegue Visco, “è fondamentale il rilancio della scuola e dell’università. Risorse adeguate andrebbero previste per sistematiche azioni di recupero e sostegno delle scuole in maggiore difficoltà, concentrate nelle regioni del Mezzogiorno, e per il contrasto alla dispersione scolastica”.

Un passo verso la valorizzazione del sistema scolastico è stato già mosso, secondo l’economista, con il “ritorno alle procedure concorsuali per la selezione del personale docente delle scuole elementari, medie e superiori. Si tratta in linea di principio di un importante segnale di novità rispetto alla tradizione di privilegio dell’anzianità di iscrizione nelle liste degli aspiranti al ruolo, con qualche presumibile effetto di ringiovanimento del corpo docente. Proseguire con decisione lungo una direttrice di valorizzazione del merito richiederebbe a regime l’affermazione del concorso come strumento naturale di selezione della professione docente”.

L’analfabetismo funzionale potrebbe essere la concausa di uno dei tanti paradossi italiani: “Ad un alto livello di istruzione – spiega il numero uno di Bankitalia – dovrebbe corrispondere, ceteris paribus, un rendimento della stessa elevato, trattandosi di un fattore relativamente scarso. In Italia, invece, a un alto livello di istruzione si associa una bassa remunerazione”


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Categorie: Economia, Lavoro


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