Ieri notte a Pordenone registrata una scossa di magnitudo 2.8, in realtà l’attività sismica nel nostro Paese è ben più frequente. Per fortuna, dopo l’Aquila, senza provocare gravi danni a persone o cose

L Aquila
13:56 del 17/03/2014
Scritto da Albertone

La terra trema. Almeno dieci volte al giorno, stando ai rilevanti dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in qualche caso senza nemmeno che l’uomo se ne accorga. Ma l’attività sismica del nostro Paese è intensa, frequente e naturalmente controllata.
Sabato notte, l’ultimo momento di paura a Pordenone, in Friuli Venezia Giulia: una scossa di magnitudo 2.8 ha spinto la gente ad intasare i centralini dei Vigili del fuoco, scendendo dal letto e in qualche caso imboccando per la paura la porta di casa. Dai primi rilevamenti, non si registrano danni a persone o cose. Solo timore, preoccupazione, uno stato d’animo d’ansia che certo non rasserena il rapporto fra uomo e natura.
Ma, come detto, la natura fa il suo corso. E la carta della sismicità italiana aggiornata al 2013 a cura dell’Ingv racconta di oltre 50.000 terremoti con magnitudo maggiore a 1.6 avvenuti sul territorio nazionale dal 2000 al 2012. In sostanza, calcolatrice alla mano, si parla di qualcosa come 3.800 scosse all’anno, ovvero una decina al giorno. Sembra assurdo e paradossale, ma non lo è. Certo, nella maggior parte dei casi, si tratta di assestamenti, riflessi della crosta terrestre, pressoché irrilevanti per qualunque edificio ed impossibili da sentire se ci si trova su un mezzo pubblico, in automobile, persino in palestra.
Ma in questi 13 anni, l’Italia è stata funestata da eventi ben più drammatici. Senza arrivare a tragedie viste in Giappone, dall’inizio del millennio ad oggi il Paese ha registrato la lacrime di San Giuliano di Puglia del 2002, dell’Abruzzo del 2009 e dell’Emilia Romagna nel 2012. Momenti in cui la terra ha tremato, scuotendo edifici, distruggendo scuole e palazzi storici, costringendo la gente a lasciare la propria abitazione.
In questi anni, per fortuna, mai nessun terremoto è stato superiore alla magnitudo Richter 6.0: era avvenuto il 23 novembre del 1980 in Irpinia e Basilicata, con le conseguenze che purtroppo ancor oggi quel territorio porta con sé. Un periodo che, secondo alcuni scienziati, sarebbe persino eccessivamente lungo, come se qualcosa di grave e sconvolgente dovesse accadere dal un momento all’altro.
Il fatto è che nella zona dell’Appennino settentrionale e del Tirreno meridionale, si osservano terremoti anche a grandi profondità che evidenziano importanti processi geodinamici in atto come quello della subduzione di litosfera ionica al di sotto della Calabria, risultato dell’avanzata dell’Africa verso l’Europa. La terra non solo trema, ma si muove anche. La causa, come noto, delle scosse poi avvertite in superficie.
Un’instabilità non ancora ultimata. La velocità alla quale si muove oggi l’Italia è in netto contrasto con la stabilità dell’Europa, pressoché immobile. A causa delle fortissime spinte delle placche tettoniche, la crosta si deforma e i massimi valori di deformazione coincidono con le aree sismiche del nostro paese. Ecco spiegati i dieci terremoti al giorno, fortunatamente senza che nessuno di questi porti con sé miseria e tragedie.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Scienze


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