A casa loro, nel migliore dei casi, sarebbe marcito in galera (che non sono alberghi di lusso come le ns) o sarebbe stato "linciato" dai parenti della vittima

Padova
08:00 del 10/04/2016
Scritto da Luca

A casa loro, nel migliore dei casi, sarebbe marcito in galera (che non sono alberghi di lusso come le ns) o sarebbe stato "linciato" dai parenti della vittima. Da noi tra un pò gli chiederanno scusa. Che schifo!!!!!!!!! Forse i giudici non si accorgono che sono loro, con le loro sentenze del cavolo, a favorire il razzismo.

Un violentatore di nazionalità bengalese, nel maggio di due anni fa, aveva stuprato una ragazzina disabile. L'orrore è avvenuto a Padova: il protagonista dell'orrore si chiama Zahirul Zahirul, 42 anni, originario del Bangladesh. Aveva adescato la ragazzina, all'epoca di 17 anni, che in quei giorni era ospite dai nonni in città: lei era in giro col cane, lui la ha avvicinata e la ha convinta ad entrare nel suo garage. Là dentro si consuma la violenza: l'aguzzino, alla fine, le fa anche due regali, a ricordarle l'orrore subito (una lattina di Coca Cola e un mazzo di fiori).

Quando la ragazzina torna a casa, i nonni subito capiscono che ci sia qualcosa che non va. Si insospettiscono e chiamano la polizia. La storia emerge in tutto il suo orrore, e il bengalese viene arrestato il 23 maggio 2014. La ragazzina - afflitta da un ritardo mentale di media entità - aveva raccontato tutto ciò che aveva subito (inoltre, nel corso delle indagini, sui pantaloni della minorenne è stato ritrovato il Dna dell'uomo).

Ma un fatto ancor più sconcertante deve ancora avvenire. E avviene - due volte - in tribunale. Il primo fatto, in primo grado: il giudice dell'udienza preliminare gli dà quattro anni di carcere con lo sconto previsto dal rito abbreviato. Quattro anni per una violenza sessuale su una minore disabile. Il secondo fatto, ancor più sconcertante: la Corte d'Appello di Venezia ha dimezzato la pena al bengalese, portandola a due anni e quattro mesi. I giudici infatti hanno ricalcolato la pena partendo dal minimo edittale di cinque anni e gli hanno riconosciuto le attenuanti che non aveva ottenuto in primo grado. Come se non bastasse, sono state revocate anche le misure di sicurezza.

Dunque, in sintesi, il bengalese si è fatto soltanto otto mesi di carcere dei quattro anni previsti: ora è ai domiciliari, e in virtù dell'ultimo verdetto, come spiega Il Giornale, potrà presto tornare in libertà. Probabilmente, prima dell'estate potrà ottenere la definitiva scarcerazione.


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Categorie: Cronaca


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