Si chiamano Hazda, sono una piccola tribù di circa 2mila persone che vive in Tanzania, e nei giorni scorsi sono finiti su diversi giornali scientifici per via di strani effetti benefici della loro… dieta.

Milano
12:00 del 31/08/2017
Scritto da Carmine

Si chiamano Hazda, sono una piccola tribù di circa 2mila persone che vive in Tanzania, e nei giorni scorsi sono finiti su diversi giornali scientifici per via di strani effetti benefici della loro… dieta.

Il motivo della curiosità intorno a questa tribù è la sorprendente quantità di batteri che prolifera nei loro intestini. No, non parliamo di batteri che portano malattie, ma – spiega uno degli autori dello studio che ha seguito la tribù – dei “microbiomi”: batteri “utili” che hanno un importante ruolo in tantissime funzioni del nostro corpo, dalla regolazione del metabolismo a quella dell’apparato immunitario, alle influenze sul nostro comportamento.

Ebbene, lo studio è partito dal dato sconfortante secondo cui le diete moderne stanno condannando all’estinzione diverse tipologie di batteri che fanno parte dei nostri microbiomi, i quali si stanno impoverendo sempre di più, con ricadute negative sul nostro benessere, dalla salute della pelle alla prevenzione contro malattie anche gravi.

La scoperta scaturita da mesi di studio sugli Hazda e su decine di altri popoli più o meno “civilizzati” in giro per il mondo è stata proprio questa: più la dieta era “naturale”, priva di cibi processati, basata su prodotti di sussistenza legati all’habitat delle tribù – nel caso degli Hazda principalmente bacche e miele dalla foresta – più i microbiomi erano ricchi.

“Sia che vivano in Africa, in Papua Nuova Guinea o in Sud America, tutte le comunità che vivono con uno stile di vita tradizionale hanno una simile flora di batteri nell’intestino – che noi invece non abbiamo più nel mondo industrializzato”, ha detto Justin Sonnenburg, microbiologo all’università di Stanford e autore dello studio.

Questione di dieta?

Un particolare ha indotto Sonnenburg e altri scienziati a supporre che questo trend sia reversibile: la quantità di batteri negli intestini degli Hazda varia sensibilmente a seconda delle stagioni – che per la tribù significano diversi cibi disponibili. La domanda che gli studiosi si sono posti è stata: qual è il cambiamento della dieta che potrebbe permetterci di ristabilire – almeno in parte – la giusta flora intestinale?

Nel caso degli Hazda, la risposta è stata un minor consumo di carne, seppur proveniente da “prede” raccolte dalla foresta e non da allevamenti industriali. Nel caso degli occidentali, secondo i ricercatori, la chiave potrebbe essere un minor consumo di grassi o un maggior consumo di fibre (a differenza di quanto sostenuto di recente dal congresso dei cardiologi europei). “Negli ultimi anni, ci siamo ormai resi conto di quanto fosse importante la flora intestinale per la nostra salute, ma ancora ci ostiniamo a fare diete povere di fibre”, ha detto Sonnenburg. “Così in pratica stiamo facendo fare la fame ai nostri stessi batteri”

Da: QUI


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Categorie: , Salute


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