Chi siamo? Cosa ci qualifica come individui? Qualcuno direbbe la nostra intelligenza, il libero arbitrio e la possibilità di scegliere il cammino da percorrere… Ed in un certo senso è così.

Cosenza
10:37 del 16/06/2018
Scritto da Luigi

Chi siamo? Cosa ci qualifica come individui? Qualcuno direbbe la nostra intelligenza, il libero arbitrio e la possibilità di scegliere il cammino da percorrere… Ed in un certo senso è così.

Eppure, lungo tutto l’arco della nostra storia, molte volte abbiamo lasciato che qualcun altro ci dicesse cosa fare, ci indicasse il percorso da seguire; se da un lato si tratta della propria comunità civile e/o religiosa, dall’altra nasce all’interno di essa tra gruppi di persone. Tutti noi, fin da piccoli, desideriamo essere accettati, desideriamo far parte di qualcosa di più grande: il problema è che, se non stiamo attenti, se non riusciamo a giudicare con la nostra testa, la nostra individualità verrà meno. Cosa saremo allora? Cosa sono stati coloro che, seguendo ciecamente una religione, un’ideologia, una persona carismatica hanno commesso le peggiori atrocità?

Al giorno d’oggi il problema si è fatto più complesso: tra internet e televisione non si può ridurre il “fenomeno fuorviante” ad un solo elemento, ma è diventato qualcosa che coinvolge la società nel suo insieme. Vero, grazie alla rete e ai social network in particolare è aumentata la possibilità di fare nuove amicizie, di condividere sentimenti ed emozioni, ma anche di celare la propria identità, di fingersi qualcun altro. Lasciando da parte gli intenti più propriamente criminosi, i ragazzi trasmettono un’immagine falsata di sé stessi e possono avere più profili attivi: vuoi per insicurezza, vuoi per noia, vuoi per sfogare i propri bassi istinti, ecc. A questo punto, come sappiamo chi siamo veramente? Come possiamo sapere con chi stiamo parlando? Stesso discorso se ci abbandoniamo alle varie mode, ai vari “trend”, se ci sorbiamo passivamente quello che la televisione ci propina, se ci uniamo ad un gruppo di persone solo per sentirci qualcuno, per esistere… A quel punto chi siamo? Siamo individui dotati di pensiero e libero arbitrio o siamo una massa informe? L’altro giorno ho visto in tv il film “Il Mondo dei Replicanti” (2009) con Bruce Willis: descriveva una società dove il 98% vive e si muove attraverso i surroghi, dei replicanti meccanici; tutto era fatto attraverso di essi, si poteva persino essere di un altro sesso, razza, forma fisica, ecc. Agire con il proprio io reale era impensabile.

Questo mi ha ricordato un altro film, “Gamer” (2009) con Gerard Butler: lì si usavano come avatar delle persone reali, controllate a distanza dai giocatori. Il che ha portato a domandarmi: è veramente quello che potrebbe accaderci? Qualcuno può rispondere che si tratta di film, ma se continueremo ad agire per interposta persona/mezzo non è detto che sia impossibile… Se però si vuole un dilemma più a portata di mano basta dirlo: sono anni che da un lato si sta lavorando per creare protesi sempre più efficaci per ridare braccia, gambe, o l’uso della vista o dell’udito, dall’altro si cerca di sviluppare terapie in grado di potenziare le facoltà cerebrali di chi è affetto da disturbi o patologie di origine mentale. La domanda che alcuni scienziati si pongono è: come verranno trattati dal resto della società? Saranno accettati, rifiutati o derisi? Da sempre gli esseri umani sono portati a schematizzare e categorizzare il mondo e le persone, rifiutando quello che non capiscono: è probabile, quindi, che chi porta un impianto venga emarginato e/o ghettizzato. Allo stesso tempo, se determinati impianti divenissero “moda”, sarebbero le persone normali a diventare cittadini di seconda classe. In entrambi i casi crescerebbero ingiustizie e diseguaglianze.

La soluzione è inafferrabile nella sua semplicità: limitare l’uso delle protesi all’ambito medico, cosa non facile in una società identificata da ciò che consuma e che ha bisogno dell’approvazione del suo prossimo. Per fortuna si tratta di futuri ancora lontani, ma è bene che fin da ora cercare di costruirsi un proprio cammino autonomo, imparando, quando necessario, a pensare con la propria testa distaccandosi dalla massa.


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Categorie: , Cinema


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