Arrestato il deputato Pd Francantonio Genovese, già sindaco di Messiva: è accusato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi tenuti da numerosi centri di formazione professionale.

Messina
09:13 del 21/03/2014
Scritto da Albertone

Questa è una storia che tradisce i giovani e l’Italia, che specula su chi è senza lavoro e che conferma l’ingordigia di chi vuole tutto e subito, senza essere disposto a compiere rinunce. Una brutta faccenda, su cui non a caso hanno messo gli occhi le Forze dell’ordine, disponendo l’arresto di Francantonio Genovese, figlio di un senatore e nipote di un più volte ministro.
Nella sua vita, Genovese ha sempre fatto il politico: già sindaco di Messina, uomo capace di qualcosa come 20mila preferenze, azionista e dirigente della società di traghetti “Caronte” che operava sullo Stretto, definito l’anno passato uno degli “impresentabili” delle elezioni politiche. Una volta con Bersani, oggi con Renzi, fedelissimo della sinistra e del Partito democratico. Genovese da oggi dovrà vedersela con altre brutte vicende e guai pesantissimi da cui dovrà cercare di difendersi. Il Gip di Messina ha accolto la richiesta di arresto  nell’ambito di un’inchiesta sui soldi destinati alla formazione dei giovani siciliani.
Fondi che dovevano servire per migliorare il livello dei nostri ragazzi, per dar loro la possibilità di un futuro roseo in una terra in cui il lavoro manca cronicamente e l’aiutino o il favorino devono essere ricambiati a carissimo prezzo. Il provvedimento, trattandosi di un parlamentare, è sospeso ed è stato inviato alla presidenza della Camera.
Associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa i reati contestati. Un brutto elenco che ha spinto Genovese a scegliere di autosospendersi dal Partito e dal gruppo parlamentare che si trincera dietro il no-comment mascherando a fatica l’imbarazzo per una brutta figura ampiamente Annunciata. Già Beppe Grillo aveva posto l’accento sull’onorevole Genovese, finito al centro di accertamenti della Procura per alcune società di formazione-lavoro finanziate dalla Regione, il cui servizio erogato era forse tutto da verificare. Ma stavolta si sarebbe andati ben oltre.
Gli agenti della Guardia di Finanza e della Squadra mobile della Questura di Messina ritengono che il meccanismo messo in atto valesse migliaia e migliaia di euro. Secondo gli inquirenti Genovese era “al centro di una fitta trama di società e di clienti. L’unico scopo era quello di drenare denaro pubblico. I corsi di formazione erano organizzati dalla Regione con finanziamenti europei. Venivano emesse fatture false o rifatte, attraverso società schermo tra Regione ed enti che erogavano formazione cui venivano chiesti servizi.
I prezzi cui venivano noleggiati attrezzature informatiche e locali erano decisamente superiori a quelli di mercato. La differenza permetteva di lucrare”. Un modo di far soldi sulle spalle e alla faccia dei giovani. Ed è per questo una decine di Centri di formazione professionale sono sotto i riflettori e dovranno rispondere del loro operato. Ma, soprattutto, dovrà essere Genovese a spiegare il proprio comportamento, dimostrando di aver agito in Maniera eticamente inappuntabile. Possibile che invece un onorevole, con i benefit e gli stipendi che si ritrova, possa aver deciso di farsi ingolosire dai soldi destinati alla formazione dei ragazzi siciliani? Per quanto queste persone continueranno ad interpretare lo Stato come una Spa per i loro affari?


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Categorie: Cronaca, Denunce, Lavoro


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