La Camera stanzia 32 milioni l’anno (50 mila euro a deputato), il Senato 21,3 milioni (67 mila euro a senatore). A ogni gruppo è assicurata una somma minima, che cresce in proporzione alla consistenza numerica.

Trieste
08:40 del 16/06/2017
Scritto da Luca

Ogni giorno, sette giorni su sette, i gruppi parlamentari percepiscono 160 mila euro. In un mese fanno 4,8 milioni. In un anno 53,3 milioni. Il doppio del vecchio rimborso elettorale ai partiti, che scomparirà nel 2017. Openpolis ha analizzato ventotto dei dodici gruppi parlamentari principali. Questi i risultati.

La Camera stanzia 32 milioni l’anno (50 mila euro a deputato), il Senato 21,3 milioni (67 mila euro a senatore). A ogni gruppo è assicurata una somma minima, che cresce in proporzione alla consistenza numerica. Nel 2014:

  • il Pd ha incassato 20,5 milioni;
  • il Movimento 5 Stelle 7,1 milioni;
  • Forza Italia 7,4 milioni
  • La Lega Nord 2,1 milioni... e via tutti gli altri che potete vedere a fine post.

La distribuzione varia ogni anno in base ai cambi di casacca dei parlamentari, particolarmente frequenti in questa legislatura: sono già 328 in meno di tre anni, mentre in tutta la legislatura precedente erano stati 261.


È Area Popolare ad averne ricavato il beneficio maggiore: grazie ai 67 parlamentari acquisiti, incassa ogni anno 4 milioni in più. Il Pd, con 23 parlamentari in più, aggiunge 1,3 milioni. Viceversa, Forza Italia paga il più alto prezzo per la diaspora di 83 parlamentari: 5 milioni. Il Movimento 5 Stelle ha perso 35 parlamentari e 2 milioni l’anno.

Tutti i gruppi hanno registrato spese inferiori del 16% ai contributi ricevuti. Considerando entrambi i rami del Parlamento, chi ha messo da parte le cifre maggiori è stato il Pd (8mln di euro) e il M5S (4mln di euro). I gruppi destinano mediamente più del 70% delle proprie risorse per il personale. In totale nel 2014 oltre 560 persone hanno lavorato come dipendenti o collaboratori. Numeri importanti se si considera che non includono i consulenti e gli assistenti dei parlamentari.

Evviva l’Italia, evviva il finanziamento pubblico ai partiti abolito per finta un centinaio di volte, e anche con l’ultima abolizione sottoscritta dal governo Letta ha solo cambiato pelle e nome. Ci costano come prima, più di prima. E noi paghiamo.

Da: QUI


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Categorie: , Denunce, Economia, Politica


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