Che la collaborazione sia più produttiva è risaputo, però sui luoghi di lavoro, benché tutti ne ribadiscano la necessità, non è incentivata, di fatto ottiene una migliore valutazione chi pone in essere strategie competitive nei confronti degli altri, fino al punto di sabotarne il lavoro e risultati, il problema è che chi è arrivato ai vertici ha usato quelle strategie e quelle premia, non essendo in grado di vedere i vantaggi di una situazione alternativa.

Firenze
07:30 del 12/12/2016
Scritto da Luca

Che la collaborazione sia più produttiva è risaputo, però sui luoghi di lavoro, benché tutti ne ribadiscano la necessità, non è incentivata, di fatto ottiene una migliore valutazione chi pone in essere strategie competitive nei confronti degli altri, fino al punto di sabotarne il lavoro e risultati, il problema è che chi è arrivato ai vertici ha usato quelle strategie e quelle premia, non essendo in grado di vedere i vantaggi di una situazione alternativa.

Comportamenti opportunistici nel lavoro di gruppo

Molte attività lavorative richiedono la collaborazione di più individui che operano in stretto contatto tra loro (produzione di squadra o team). Al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato i membri del gruppo devono scambiarsi informazioni, coordinarsi e supportarsi reciprocamente. Poiché i benefici derivanti dall’attività svolta ricadranno su tutti i componenti, in questi contesti può sorgere la tentazione da parte di ciascuno di comportarsi opportunisticamente, lesinando il proprio impegno per avvantaggiarsi di quello offerto dagli altri. Il problema, di cui hanno fatto esperienza molti di coloro che si sono trovati a lavorare in gruppo, è noto nelle scienze sociali come “free-riding”. E può produrre effetti deleteri e determinare situazioni di forte inefficienza.

Ciononostante, il lavoro in team è sempre più diffuso: in Europa il 60 per cento delle imprese con più di venti addetti utilizza sistemi di produzione di squadra e negli Stati Uniti il lavoro di gruppo è adottato da circa il 52 per cento delle imprese. Anche l’attività svolta nell’ambito di molte organizzazioni pubbliche, come ospedali, scuole e università, si basa su questa forma organizzativa. Non solo, ormai molte decisioni, a diversi livelli di governo, sono prese da team piuttosto che da singoli individui. Sembrerebbe quindi che i benefici derivanti dalle interazioni che si sviluppano all’interno dei gruppi di lavoro siano maggiori dei costi che scaturiscono da eventuali comportamenti opportunistici. Potrebbe anche essere che le imprese riescano a mitigare i problemi di free-riding, ad esempio attraverso sistemi di monitoraggio oppure instillando nei lavoratori un senso di appartenenza al gruppo o all’impresa (corporate culture).


La tendenza ad assumere comportamenti opportunistici può anche dipendere dalla composizione del team. Non a caso, una prassi diffusa è quella di lasciare che gli individui selezionino le persone con cui lavorare. Inoltre, molte imprese investono per creare momenti di condivisione sociale che permettono ai propri lavoratori di conoscersi e di instaurare relazioni sociali. Le relazioni possono favorire l’attività del gruppo: tra amici è più facile venirsi incontro, scambiarsi informazioni, comunicare in maniera efficace.

Un esperimento con gli studenti

Allo scopo di verificare se i legami sociali producono un effetto benefico sul funzionamento dei team, abbiamo condotto un esperimento sul campo che ha coinvolto gli studenti iscritti al corso di Economia del personale offerto dell’Università della Calabria. A questi studenti è stata data la possibilità di sostenere l’esame strutturato in due prove (una intermedia e una finale), con una parte della valutazione basata sui risultati di gruppo, in alternativa all’esame standard alla fine del corso valutato esclusivamente sulla base del risultato individuale.

Agli studenti è stato spiegato che la prova intermedia sarebbe stata valutata in parte sulla base del risultato individuale e in parte sulla base del risultato congiunto ottenuto da un gruppo di due studenti a cui ciascuno sarebbe stato assegnato. Al momento di decidere quale tipo di esame sostenere, gli studenti hanno compilato un questionario in cui gli si chiedeva di indicare cinque persone che loro consideravano amici tra coloro che frequentavano lo stesso corso (si tratta di un corso del terzo anno, dunque gli studenti si conoscono tra loro).

Utilizzando queste informazioni abbiamo creato, tramite estrazione casuale, due tipologie di team: la prima composti da due amici e la seconda composti da due studenti senza legami di amicizia. La composizione dei gruppi e le parti del programma valutate secondo la modalità individuale o in team sono state comunicate subito agli studenti.

I risultati dell’analisi empirica mostrano che gli studenti che lavorano con gli amici ottengono risultati nettamente migliori rispetto a coloro che lavorano con un collega al di fuori della cerchia degli amici. Il miglioramento della risultati emerge sia nella parte valutata in team sia nella parte valutata su base individuale. Ciò significa che lavorare con gli amici contribuisce non solo ad attenuare i comportamenti opportunistici, ma anche a migliorare l’interazione e lo scambio di conoscenza, i cui effetti si riflettono anche sul rendimento individuale.

Un altro risultato interessante che riscontriamo è che se il team è composto da persone non legate da relazioni di amicizia, gli studenti tendono a impegnarsi di meno se le proprie abilità sono molto diverse (più alte o più basse) da quelle del partner, mentre nei team di amici le differenze di abilità non incidono sui risultati. Non abbiamo invece trovato differenze significative di genere nell’effetto delle relazioni di amicizia sul rendimento.

La nostra evidenza suggerisce che lasciare gli individui liberi di scegliere le persone con cui collaborare all’interno delle imprese o di altre organizzazioni può essere una soluzione ottimale: in questo modo è più facile che si creino gruppi con amici, si riducano i comportamenti opportunistici e si stimoli la cooperazione e il supporto reciproco. Nella stessa direzione vanno le politiche tese a favorire le interazioni sociali all’interno delle imprese.


Articolo letto: 451 volte
Categorie: , Lavoro


Domanda Rank Italia
Cosa ne pensi del lavoro in Italia?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Ramona

12/12/2016 11:08:33
Io penso che lavorare in Team sia meglio che essere individualista però c'e anche da dire che a volte le idee vengono ad uno e poi il team se ne prende il merito.In italia la maggior parte di noi lavoratori e in special modo chi sa qualcosa in più dell'altro sono tutti arroganti!!!però fa parte dell'italiano questo.L'unione fa la forza questo è scontato e per questo siamo i migliori!
7

Omar

12/12/2016 09:30:41
Per quanto riguarda la mia esperienza, negli ambienti di lavoro prevale la massima " Divide et impera", proprio l'opposto, purtroppo, di quello che, giustamente, auspica l'autore
4

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook