HA STUDIATO ALL’ENA, DOVE È PASSATA STORICAMENTE TUTTA LA CLASSE DIRIGENTE FRANCESE. E’ STATO MINISTRO (E PUPILLO) DI HOLLANDE, SOSTENENDO LA CONTESTATA LEGGE SUL LAVORO.

Napoli
08:30 del 26/04/2017
Scritto da Luca

HA STUDIATO ALL’ENA, DOVE È PASSATA STORICAMENTE TUTTA LA CLASSE DIRIGENTE FRANCESE. E’ STATO MINISTRO (E PUPILLO) DI HOLLANDE, SOSTENENDO LA CONTESTATA LEGGE SUL LAVORO. IL SUO CURRICULUM LO PRESENTA COME UN BANCHIERE DI SUCCESSO. MA GRAZIE ALLA DIFFIDENZA DEI SOCIALISTI CHE LO SFIDAVANO A CORRERE DA SOLO (UNA PROFEZIA CHE SOMIGLIA A QUELLE DI FASSINO CON GRILLO E APPENDINO) HA POTUTO PRESENTARSI COME ANTI-PARTITI.

Gli avevano chiesto di stare in un angolo. Di aspettare un turno in silenzio o al massimo di correre alle primarie per vedere l’effetto che faceva. Se fossimo in Italia, le parole del segretario del Ps Jean-Christophe Cambadelis, riportate da Le Monde, sarebbero un po’ come la profezia di Fassino sul Movimento 5 stelle: “Gioca al ‘trattenetemi o faccio qualcosa di brutto’, ma non ha spazio per andare da solo”. Detto, fatto.


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Era il 31 agosto 2016 e il ministro dell’Economia Emmanuel Macron lasciava il governo di François Hollande dopo due anni di lavoro. Lui, pupillo dell’ex presidente uscente, aveva creato ad aprile 2016 il movimento “En Marche!” facendo credere a tutti che la sua fosse una specie di giovanile per rilanciare il partito. Aveva altro in testa. La corsa di Macron comincia così sul finire dell’estate e in pochi mesi il 39enne può ambire alla poltrona della presidenza. A settembre qualcuno ci prova a implorarlo di restare: “Che partecipi alle primarie”, gli dicono da più parti. Ma questo avrebbe voluto dire sfidare l’ex primo ministro Manuel Valls e logorarsi, secondo la sua ottica, nelle lunghe battaglie politiche interne. Quindi senza pensarci troppo, e mentre tutti lo accusano tra i drammi di essere un traditore, rinuncia e va per la sua strada.

I francesi, sarà per il tempo che minaccia xenofobia e razzismo, ma decidono di premiarlo: il solo fatto di aver sbattuto la porta in faccia al partito, gli fa ottenere l’etichetta di anti sistema. La magia a Emmanuel Macron riesce in poche settimane: ex ministro dell’Economia in uno dei periodi più difficili in quanto a tagli e manovre per la presidenza Hollande, ma soprattutto ex banchiere a Rothschild in un’epoca in cui aver lavorato per le banche equivale a dire di essere una creatura demoniaca, diventa all’improvviso il giovane rampollo che sfida l’establishment. Nemmeno il fatto di aver studiato all’Ena(école national d’administration) gli fa perdere consensi: è la scuola dove passa tutta la classe dirigente francese, presidenti della Repubblica in primis, e che per molti è il simbolo del classismo del sistema, ma per Macron si fa finta che non sia mai successo. Nel suo curriculum le ha tutte: ispettore delle finanze, quindi nel 2008 assunto da Rothschild di cui diviene socio. All’Eliseo arriva nel 2012 con Hollande: è il suo segretario generale aggiunto ed è regista di tutte le prime riforme economiche del presidente, quindi anche quelle che gli saranno più contestate. Per un pelo non diventa ministro del Bilancio nel governo Valls nel 2014, ma strappa la poltrona dell’Economia al posto di Arnaud Montebourg pochi mesi dopo. Tra i suoi interventi c’è addirittura la legge sul lavoro che porta il nome della ministra El Khomry, il Jobs act alla francese, e che trascinerà nelle piazze centinaia di migliaia di francesi. Lui la difende e anzi chiede di andare oltre, modificando il limite massimo delle 35 ore settimanali per ciascun dipendente: è il segno che il ragazzo può parlare a un elettorato non solo socialista.

In un clima di disaffezione alla politica e rabbia sociale, Macron arriva sulla scena con i modi felpati del vincitore. Rompe gli indugi il 16 novembre mentre è in visita a un centro di formazione per i lavoratori a Bobigny, banlieue di Parigi che mesi dopo sarà protagonista di rivolte per lo stupro di un ragazzo da parte della polizia. “Voglio unire i francesi, non la destra o la sinistra”, dice il neocandidato. E’ l’inizio di un’operazione per convincere tutti che lui è la soluzione per la Francia per evitare il buio nella ville lumière. La verità è che a Macron viene facile e lo aiutano tutti. Prima ci sono le primarie fratricide dei socialisti: lui, non solo li osserva da fuori senza commentare, ma nemmeno presenta il suo programma per evitare che i candidati del Ps parlino di lui e distolgano l’attenzione dall’uccidersi l’uno con l’altro. Finito il calvario, per gli altri, decide che nascondersi dietro il suo libro Révolution ogni volta che gli chiedono del suo piano è una strategia che non può durare per sempre e quindi svela i suoi punti per rilanciare il Paese. Neanche il tempo per gli esperti di analizzarne la fattibilità, che il destino galantuomo punisce il favorito François Fillon: scoppia lo scandalo dei presunti impieghi fittizi a moglie e figli e viene praticamente eliminato dai pronostici.

Da: QUI


Articolo letto: 839 volte
Categorie: , Esteri, Politica


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Risposte - Commenti

Paolo

26/04/2017 12:20:43
Non c'è tanto da dire i Francesi sono peggio degli italiano sono tutti uguali poi se c'è la politica peggio . Elezioni di merda .
6

Maria Rosa

26/04/2017 10:13:41
Antisistema Macron non è di sicuro. Ma la sua avversaria lo è ancora di meno, dato che ha campato di politica tutta la vita, è a capo del FN per diritto ereditario e ovunque ha potuto ha fatto sfoggio spudorato del peggior nepotismo piazzando parenti e amici, e se n'è allegramente infischiata delle regole facendo un uso disinvoltissimo dei finanziamenti del parlamento europeo per l'attività dei suoi parlamentari.
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