E' dall'avvento di internet e delle e- mail, fino ad arrivare agli smartphone e ai tablet, che si discute se ci sia ancora posto per i libri e i giornali.

Cosenza
08:23 del 03/05/2016
Scritto da Luigi

Sulla copertina del n. 19 del settimanale Oggi (4/5/2016) campeggia la notizia che Fiorello ha vinto il più prestigioso premio del giornalismo italiano: per chi non lo sapesse (come me fino all'altro giorno), si tratta del premio "E' Giornalismo" istituito dall'imprenditore Giancarlo Aneri nel 1995  e che vantava in giuria Indro Montanelli, Enzo Biagi e Giorgio Bocca. Che c'azzecca però Rosario Fiorello? E' stato ed è showman, intrattenitore, cantante, imitatore e quant'altro, ma come ha ammesso lui stesso il suo rapporto con i giornali si ferma a quando, da ragazzo, li usava come "schermo" per non farsi scoprire dal padre quando marinava la scuola (com'era normale all'epoca). Nell'articolo scopriamo che il premio gli è stato conferito grazie al suo EdicolaFiore, grazie al quale ha saputo coniugare il nuovo (gli smartphone) con il vecchio (i giornali), riuscendo così ad informare e a dare la voce a tutti; intervistato poi sull'importanza dei giornali, oltre alle già citate esperienze da ragazzo e alla battuta sul cappello dei muratori, Fiorello fa notare l'affidabilità informativa di un giornale rispetto ad un post su un social network, dove uno si alza la mattina e scrive quello che vuole: l'affermazione si diffonde, diventa virale e poco importa che sia vera o falsa. Magari viene anche ripresa da qualche giornalista "pigro" (io direi "sfaticato")... Nell'articolo viene perfino citata la frase di Umberto eco: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo aver bevuto un bicchiere di vino". In questo senso libri e giornali rappresentano effettivamente un baluardo a favore dell'informazione, dato che non sempre internet e i social sono fonti attendibili. Il Rosario nazionale fa poi notare come i libri e le foto facciano parte dell'arredamento, e soprattutto le foto servano a farci ricordare il nostro passato: certo, ne abbiamo parecchie conservate nei telefonini, nei tablet e negli smartphone, ma che fine faranno tra venti o trent'anni? Il guaio è che i libri e le foto si rovinano con il tempo (meno se tenute come Dio comanda) ma sono sempre lì, visibili; come mi è stato recentemente ricordato, invece, le foto ed i documenti su dispositivo elettronico con il tempo possono non essere più visibili se, mettiamo, il CD su cui li avete messi non viene letto dal vostro computer nuovo modello; oppure (ma questo è un pò più sentimentale), si hanno le stesse sensazioni toccando, sfogliando e annusando un libro di quando si legge un e- book? Quando è stato pubblicato il mio libro io mi sono coccolato la versione cartacea, cosa che non potrei fare con la sua versione digitale... Per chi invece è interessato al versante puramente tecnologico, ci sono studi che dimostrano come lo scrivere e leggere su carta permetta di rafforzare la memoria e la proprietà del linguaggio, cosa che invece non succede con i supporti tecnologici, che hanno invece l'effetto inverso; questi ultimi garantiscono una più ampia e veloce diffusione di idee e messaggi, creando sempre nuovi modi di esprimersi, ma cosa succede se poi si hanno difficoltà nella comunicazione quotidiana? Con questo non voglio, però, sostenere la superiorità di un mezzo sull'altro: alla fine, penso sia sbagliato dire se sia meglio la carta o internet, dato che entrambi hanno una loro dignità e compensano le vicendevoli mancanze. Ricapitolando: libri e giornali garantiscono (o dovrebbero garantire) la qualità dell'informazione mentre internet ne garantisce la velocità e la diffusione; archiviare le foto e i documenti su supporto tecnologico permette di conservarle più a lungo rispetto alla carta, ma quest'ultima permette di leggerli/vederli a prescindere dal dispositivo usato; un supporto tecnologico archivia innegabilmente più dati di uno cartaceo, ma difetta di connessione emotiva. Uno dei difetti (a quanto sembra) cronici della nostra storia è quello di pensare che le cose nuove siano meglio di quelle vecchie, che il tempo sia una freccia che vada solo avanti e in meglio... Che lo si riconosca o meno. Sarebbe infinitamente meglio se si riconoscessero anche gli aspetti positivi del passato in modo da plasmare un futuro migliore...


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Categorie: Cultura, Curiosità, Sociale


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