In arrivo un balzello da mezzo miliardo di euro sulle Pmi. Gli imprenditori: “Il governo ha dimenticato le aziende”

Palermo
11:00 del 09/12/2017
Scritto da Gerardo

Un’altra stangata sulle piccole e medie imprese. Il governo si accanisce ancora una volta su chi fa impresa e cerca di mettere in moto l’economia del Paese.

Il tutto è frutto dell’ok alla legge delega che obbliga le Srl a dotarsi di un organo di controllo collegiale oppure di un revisore dei conti. E così questa nuova regola da rispettare costerà alle imprese ben mezzo miliardo di euro all’anno. A lanciare l’allarme è il coordinatore dell’uffcio studi della Cgia, Paolo Zabeo: “Dopo aver deciso di rinviare di un anno sia l’entrata in vigore dell’Iri, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un’aliquota sui redditi del 24%, sia l’abolizione degli studi di settore, arriva a sorpresa questo nuovo balzello che, mediamente, costerà a ciascuna impresa interessata almeno 3.500 euro circa ogni anno.


Se come pare -prosegue – in questa legge di Bilancio non assisteremo nemmeno all’estensione della cedolare secca agli immobili a uso strumentale, non verrà completata l’attuazione del regime per cassa e non si procederà a confermare l’ecobonus al 65%, ci apprestiamo a registrare l’ennesimo disinteresse dell’esecutivo e della maggioranza di governo nei confronti delle istanze sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese”. Per le piccole e medie imprese l’introduzione di un revisore dei conti e una vera e propria novità. Di fatto in passato questa figura non era affatto obbligatoria come sottolinea la stessa Cgia. Il vincolo di nomina scattava in particolari circostanze come ad esempio il superamento dell’attivo patrimoniale a 4,4 milioni di euro o quando una Srl aveva più di 50 dipendenti.

Adesso con la nuova norma basta solo superare per due esercizi la quota di 2 milioni di euro e avere almeno 10 dipendenti per far scattare l’obbligo di un revisore dei conti. E i conti sono presto fatti: dovranno adeguarsi ben 133mila piccole e medie imprese. “Lombardia e Veneto – osserva ancora Zabeo – saranno le regioni più colpite, visto che in queste aree risiede quasi il 33 per centro del totale delle piccole imprese interessate da questa nuova stangata. Pertanto, invitiamo i Governatori Maroni e Zaia a sollevare anche questa questione nella trattativa per l’autonomia che è stata avviata in queste settimane con il Governo centrale”. Il tessuto delle imprese dunque viene nuovamente piegato da una norma che va a colpire il tessuto produttivo. L’ennesimo salasso sulla pelle di chi dovrebbe essere il motore della nostra economia.

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Categorie: , Denunce, Economia, Nuove Leggi, Politica


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