Ghost Recon Wildlands esce in un periodo decisamente sfortunato. Misurandosi con due colossi dell'Open-World quali Zelda: Breath of the Wild e Horizon: Zero Dawn, il titolo Ubisoft rischia purtroppo di fare un po' di fatica ad emergere

Cagliari
11:30 del 07/03/2017
Scritto da Luca

Ghost Recon Wildlands esce in un periodo decisamente sfortunato. Misurandosi con due colossi dell'Open-World quali Zelda: Breath of the Wild e Horizon: Zero Dawn, il titolo Ubisoft rischia purtroppo di fare un po' di fatica ad emergere. La nuova avventura dei Ghost, tuttavia, ha dalla sua una caratteristica che lo rende appetibile ad una precisa schiera di giocatori, distinguendolo in maniera molto netta rispetto ai tanti altri prodotti che hanno abbracciato le gioie del mondo aperto. Ci riferiamo, ovviamente, all'attenzione per il multiplayer cooperativo, che praticamente nessun altro titolo così vasto ha mai veramente dimostrato. Distanziandosi in maniera molto netta da GTA Online, diverso per finalità, ambizioni e soprattutto struttura, Ghost Recon Wildlands cerca insomma fortuna fra gli appassionati del gioco online, andando a stuzzicare quei gruppi di giocatori ben affiatati e rodati da tante battaglie, che hanno creato una sintonia grazie ad altri prodotti concentrati sulla co-op. Se avete un team di compagni con cui avete passato ore su Destiny o The DivisionWildlands potrebbe insomma rappresentare l'occasione giusta per tornare in ad imbracciare un fucile, in un setting moderno, realistico e militaresco.
Attenzione però ad interpretare quest'ultimo paragone, perché l'obiettivo di Wildlands è quello di proporsi come un titolo molto più diretto rispetto ai due giochi appena citati: sia nello shooter di Bungie che nel TPS post-apocalittico firmato dalla stessa Ubisoft, l'elemento ruolistico risultava preponderante, e la struttura della progressione era quella tipica di un MMO. Sistema di loot, quest giornaliere, livelli del personaggio e build: tutti elementi che richiedevano una presenza costante sui server di gioco, ed una dedizione totale. Wildlands, per contro, è uno shooter che può essere avvicinato in maniera più morbida, senza il timore che i propri compagni di avventura ci abbiano distanziato, accumulando livelli ed equipaggiamento. In questo senso, il nuovo Ghost Recon è insomma un titolo decisamente "accogliente", supportato per altro da un'infrastruttura e da un'organizzazione delle attività che incentivano il maniera naturale l'aggregazione e l'avanzamento coordinato.
In attesa di potervi dare un giudizio complessivo sull'ultima fatica della Software House francese, tanto vasto da richiedere una disamina più attenta e approfondita, condividiamo quindi con voi le nostre impressioni preliminari, maturate dopo un lungo weekend di gioco.

Ghost Recon Wildlands ci catapulta in una Bolivia avversa, costantemente afflitta da una guerriglia tra il cartello Santa Blanca, le omertose forze dell'ordine, i ribelli e noi, soldati fantasma con il solo compito di sovvertire questo regime semi-dittatoriale. 

Le fazioni sono fin da subito chiare, i rapporti pure. Le strade non sono posti sicuri e l’appartenenza a una di queste realtà è una lotta continua per la sopravvivenza. Essere decisivi sarà il paradigma di tutta l’avventura, silenziosi quando necessario, ma sempre letali in costante lotta contro El Sueno, punta estrema della piramide criminale sotto cui tutto il narcotraffico boliviano ha luogo. Per arrivare in cima sarà necessario trovare tutti i luogotenenti del cartello e, uccidendoli, sgretolare così l’edificio a partire proprio dalle sue fondamenta. Un pretesto più che interessante per giustificare le scorrazzate per il mondo di gioco, enorme e ricco di qualsiasi tipo di attività, ma che, per quanto costantemente presente tramite molteplici espedienti narrativi (radio, dossier e cutscenes), non sembra voler decollare oltre all’essere sfondo delle nostre vicende. L'altra faccia della medaglia, però, è che ciò lascia molta più libertà nel perdersi per la mappa in assalti e incursioni, rendendo l'azione il vero fulcro del gioco. In ogni momento è possibile intraprendere qualunque tipo di missione senza “attivarla”, ma semplicemente dirigendosi verso il posto indicato e seguendo quanto visibile a schermo, sia essa primaria o secondaria. 


Delle prime ce ne sono due tipi, uno basato sul recupero dell’intel necessaria per trovare la locazione delle missioni, mentre il secondo basato sulla parte esecutiva delle stesse, che possono variare dall’eliminare un convoglio, all’interrogare un criminale per darci dettagli aggiuntivi sul cartello. Queste, in particolare, ci porteranno ad avvicinarci pian piano agli scagnozzi di El Sueno, facendoci così progredire nella nostra scalata.

Le secondarie, invece, possono essere ancora più variegate, con diversi tipi di missioni contestuali o itineranti per la mappa, mentre altre utili per recuperare in alcuni edifici particolari informazioni sulla locazione di determinate risorse. In generale comunque, che sia un assalto armato o un’incursione letale, in tutte ci sarà da farsi largo tra le fila nemiche fino all’obiettivo.

L'altro punto di forza di Ghost Recon Wildlands è, difatti, la vastità del mondo gioco e le ore di divertimento garantite per tutti coloro che troveranno interesse nelle sue dinamiche, sperando ovviamente che l'eccessiva quantità non faccia sfociare tutto ciò in un’eventuale sensazione di noia.

Il primo approccio al gameplay

La prima cosa che ci viene chiesta di fare, una volta lanciato Ghost Recon Wildlands, è creare il nostro alter ego virtuale. La natura online del titolo dà il là a una personalizzazione sufficientemente profonda che ci renderà unici fra il pubblico dei videogiocatori. Il gioco nelle fasi iniziali, privo delle dinamiche introdotte dai bonus alle abilità o dai perks particolarmente vantaggiosi che vedremo nel dettaglio una volta arrivati al completamento dell’avventura, si fa ampiamente giocare. Lo shooting regala un buon feeling, anche se ci vuole un attimo per adattarsi al continuo passaggio della mira alla prima persona. L’azione poi dovrà essere sempre preceduta da un opportuno scouting della zona. Marchiare i nemici non solo ci porta ad averli sempre segnalati sulla mappa, maanche a farli vedere ai nostri compagni di squadra per organizzare opportune tattiche di avanzamento. Spesso servirà sincronizzarsi per l’eliminazione delle guardie per riuscire a superare i pattugliamenti più serrati.

L’intelligenza artificiale dei nemici in modalità normale non è particolarmente brillante, ma la difficoltà complessiva non è bassa in quanto viene bilanciata dal numero degli avversari e dei rinforzi una volta ingaggiato il fuoco e dalla loro potenza d’attacco. Più volte ci siamo trovati a morire per un piccolo errore in fase di avanzamento, venendo così soverchiati dalle forze nemiche. Il sistema di guida sembra più che buono soprattutto a bordo dei mezzi di terra, mentre gli elicotteri ogni tanto tendono a scappare di mano. 

Fin da subito è palese che il gioco sia stato pensato principalmente per il gioco cooperativo ed esso si dimostra estremamente valido proprio quando siamo portati a combinare i nostri sforzi per riuscire a scardinare le difese nemiche durante un assalto. Qualora giocassimo in singolo, verremmo sostenuti da tre NPC, che ci accompagneranno nell’avventura sino alla comparsa di un amico nella nostra partita, ma l’esperienza non riesce in ogni caso a eguagliare quella di un team ben assortito.


Uno sguardo alla tecnica

Sul versante tecnico, il gioco è purtroppo ancora un po’ problematico, con la vastità dell’open-world che lascia spazio a bug di vario tipo, alcuni anche esilaranti, e a un matchmaking non sempre perfetto su ps4. Quando funziona, però, il sistema di ingresso e uscita dalle partite è totalmente seamless ed estremamente fluido.

Le montagne boliviane hanno una discreta resa grafica di cui apprezziamo più la ricchezza del mondo di gioco, con avamposti molto frequenti e un’abbondante vegetazione, piuttosto che il mero dettaglio grafico. 

In questa fase iniziale siamo stati accompagnati da una colonna sonora efficace, guidata dal ritmo della radio locale, come il buon vecchio Far Cry 4 insegna, che alterna canzoncine boliviane a discorsi retorici di El Sueno, ottimamente doppiato in italiano dall’immancabile Luca Ward.


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Categorie: , Videogames


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