Se oggi tornasse sulla terra il famoso alieno che sa tutto di pallone, direbbe “Qualcuno ha sbagliato qualcosa”.

Cagliari
05:30 del 10/10/2017
Scritto da Carmine

Se oggi tornasse sulla terra il famoso alieno che sa tutto di pallone, direbbe “Qualcuno ha sbagliato qualcosa”. Farebbe riferimento a quindici mesi fa, quando Napoli è insorta (quasi letteralmente) perché il calciatore più forte della Ssc Napoli è stato acquistato dalla Juventus grazie all’istituto della clausola rescissoria. “Qualcuno ha sbagliato qualcosa” perché il primo quotidiano sportivo italiano, oggi, dedica la prima pagina e un approfondimento bello corposo a questa benedetta clausola rescissoria. Spiega come funziona, ne racconta l’utilità e l’inevitabilità. Fa parlare un procuratore, il quale spiega che il Napoli (nella persona del suo presidente) è da tempo davanti a tutti, su questo concetto. Ma andiamo con ordine.

«Le clausole e le loro contraddizioni sono una moda», scrive così in prima pagina la rosea. Che affida a Carlo Laudisa il pezzo d’apertura in seconda: «Fanno rumore gli approcci dell’Inter per rivedere la clausola di Icardi. L’effetto-Neymar si fa sentire e i vertici nerazzurri sanno bene che l’attuale prezzo di 110 milioni di euro (solo per l’estero) può ingolosire tanti. Aggiungiamoci che l’attuale intesa indica il 28 luglio come data ultima per l’eventuale uscita. Due anni fa era un limite innocuo, ma ora (che è ineluttabile la fine del calciomercato al 31 luglio) Ausilio e Sabatini vogliono anticipare la chiusura della finestra».

Questione di tempi, di soldi, di geografia. Clausola valida per l’estero (De Laurentiis ha imparato), fino a un certo punto del mercato e non oltre. Mille sfaccettature di un’istituzione da un trentennio obbligatoria in Spagna e che sta diventando una consuetudine anche da noi. Anzi, una necessità contrattuale.

Come spiegato anche dalla Gazzetta, il Napoli è un caso di studio. L’applicazione delle clausole rescissorie o di uscita appartiene da tempo al club di De Laurentiis, che in questo modo fissa in pratica i prezzi (altissimi) dei suoi nuovi pezzi pregiati e dei calciatori che rinnovano. Per molti, non per tutti: Insigne, come Dybala e Alex Sandro, non ha un prezzo concordato d’uscita. La Gazzetta non lo scrive, lo facciamo noi. Sono scelte diverse, spingerebbero a pensare che il club si stia impuntando per trattenere un calciatore. Sappiamo che serve a poco, comunque. Se Neymar è un caso limite, con una clausola folle eppure versata fino all’ultimo euro, basta tornare indietro di un anno fino a Pogba. Nessuna clausola, eppure addio inevitabile.


Sul Napoli e del Napoli parla anche il procuratore Beppe Bozzo. Attraverso le sue parole avviene l’elogio più forte e riconoscibile del concetto stesso di clausola rescissoria: «Abituiamoci all’idea che questo strumento si diffonda sempre più. È nell’interesse di tutti. Anche per evitare pericolosi tormentoni di mercato. Da questo punto di vista, De Laurentiis è stato il più evoluto nel comprendere l’utilità delle clausole. A partire da Lavezzi sino ai giorni nostri. Un presidente deve essere bravo anche a entrare nella testa dei giocatori». Sì, perché ovviamente le clausole sono un concordato tra il club che offre il contratto e il calciatore che lo firma. E rappresenta uno strumento ormai irrinunciabile per club che hanno una dimensione importante ma non assoluta. E che quindi possono essere percepiti, dai calciatori, come trampolini di lancio.

Glossario

La Gazzetta, va riconosciuto, fa un buon lavoro. Racconta, spiega e fa parlare gli operatori del settore. E poi fa anche un po’ di didattica, definendo tutte le formule possibili in una sorta di glossario. Che parte dalla clausola propriamente detta, non ancora obbligatoria in Italia e quindi regolata attraverso struttura privata, ma si espande fino ad altri strumenti.

Per esempio c’è la recompra, diventata famosa in Italia grazie a Morata. Il centravanti spagnolo è stato ceduto dal Real alla Juventus, solo che la Casa Blanca si era tutelata con «una clausola di riacquisto di un giocatore a cifre predefinite nell’anno (o anni) successivi alla sua cessione a titolo definitivo. Con la «recompra» è necessario l’ok del calciatore per tornare nella squadra precedente (deve, infatti, sottoscrivere un nuovo contratto)».

Un altro esempio derivato è quello del prestito con diritto di riscatto e controriscatto: «È un’opzione che esiste da anni (anche nel regolamento) e utilizzata sempre più per ovviare alla fine delle comproprietà e non perdere il controllo sui tesserati (soprattutto per i giovani talenti). I giocatori al  omento del prestito, però, già ammettono l’ipotesi di tornare alla base (spesso prolungano il contratto prima del prestito)».

Da: QUI


Articolo letto: 111 volte
Categorie: , Calcio


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook