Mentre i politici si azzuffano per le poltrone a Roma, il governicchio Gentiloni, mai passato dalle urne, con decreto fuorilegge vuole distruggere la Puglia.

Bari
05:30 del 19/05/2018
Scritto da Gerardo

Tabula rasa del Levante d’Italia. Il macabro disegno è sempre più evidente. Mentre i politici italiani si azzuffano per le poltrone a Roma, il governicchio Gentiloni, mai passato dalle urne, con decreto fuorilegge vuole distruggere la Puglia. Tre gasdotti internazionali sono difficili da far digerire, soprattutto se non servono all’approvvigionamento dell’Italia, bensì della Svizzera e della Germania.

Allora qualche addetto ai lavori, dai piani alti nell’ottobre dell’anno  2010, col pretesto di un convegno internazionale, l’ha fatta grossa. Infezioni, contaminazioni ed emergenze fabbricate a tavolino dalla stessa Unione europea, che ha finanziato con denaro pubblico le condotte di gas. Quando il secondo tracciato sbarcherà ad Otranto sarà anche peggio. Non a caso il governatore Michele Emiliano, in perfetto stile “Volta&Gabbana”, dopo essersi fatto eleggere raccattando voti nel Salento dal popolo dei “No Tap”, il 2 maggio (con una lettera) ha invocato dall’abusivo primo ministro Gentiloni, addirittura le ruspe per gli ulivi. «Subito il decreto per gli abbattimenti.

Questa non è l’unica soluzione possibile, ma l’adempimento delle leggi viene prima di ogni altra cosa. Con la legge attuale ci sono molte decine di alberi che non possiamo tagliare e la visita degli ispettori europei si avvicina: non vorrei che l’Italia fosse messa sotto accusa per inadempienze che non dipendono da noi». Si tratta di una norma liberticida ed ecocida, pretesa da chi dovrebbe al contrario proteggere la Puglia, per snellire i procedimenti giustamente bloccati presso il Tribunale amministrativo regionale, dagli agricoltori affezionati ai loro alberi d’ulivo.

Non è tutto: c’è di peggio. Il 13 febbraio il ministro illegittimo Martina ha sfornato un decreto incostituzionale per obbligare il popolo salentino a consentire l’irrorazione dei terreni con tre pesticidi neonicotinoidi – Imidacloprid, Thiamenthoxam, Clothianidin – banditi dal Parlamento europeo. Il loro utilizzo, però, ha una gravissima conseguenza: mettere a serio rischio la permanenza delle api sul pianeta Terra. Questa specie di insetti, infatti, può venirne a contatto direttamente, ma anche volando su campi vicini a quello contaminato, che potrebbero contenere dei residui di polveri della sostanza.

Se usati a basso dosaggio, questi pesticidi provocano sulle api comportamenti anomali, ad esempio l’incapacità di rientrare nell’alveare o di riconoscere il profumo dei fiori, ma quando il dosaggio aumenta, la probabilità di morte diventa estremamente elevata. Non sono, inoltre, solo nocivi per le api, ma anche per gli uccelli e altri insetti. La conferma della pericolosità dei tre neonicotinoidi proviene da uno studio indetto dall’EFSA (European Food Safety Authority), una revisione di una precedente ricerca del 2013, alla quale erano seguite delle restrizioni rivelatesi insufficienti a fermare la moria di api.

 

Esattamente il 27 aprile, «i paesi membri dell’Ue hanno approvato la richiesta della Commissione di porre fine all’utilizzo nei campi all’aperto dei tre neonicotinoidi nocivi a partire dalla fine del 2018, consentendone l’uso solo in serra».

Due trattamenti chimici da maggio ad agosto, altrettanti in autunno. Quattro in tutto. E stavolta obbligatori, pena le sanzioni economiche. È la novità che ha introdotto il decreto del ministro Martina pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 aprile scorso, per la presunta lotta alla cosiddetta “Xylella fastidiosa”. Finora a prendere ufficialmente posizione è stata solo l’Aiab Puglia, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, per la quale il trattamento con pesticidi «sarebbe un grave attentato all’agricoltura bio e si verificherebbero ripercussioni economiche e ambientali».

Tra i pesticidi che dovrebbero essere utilizzati in maniera massiccia, da Santa Maria di Leuca al nord di Brindisi e Taranto, c’è anche l’Imidacloprid della Bayer, lo stesso che con la decisione approvata dall’Ue il 27 aprile scorso è stato vietato per tutti gli usi esterni perché ritenuto tra i maggiori responsabili del fenomeno della moria delle api. Assieme ad altri due (Clothianidin della Bayer e Thiamethoxam prodotto da Syngenta) possono essere usati solo in serra. Anche l’Italia è tra gli stati che ha votato per il divieto. Eppure, qualche giorno prima il Ministero dell’Agricoltura ha previsto quello stesso fitofarmaco tra quelli da dover usare nel Salento per sterminare la sputacchina, l’insetto che è ritenuto il principale veicolo del batterio Xylella sugli ulivi e piante ospiti.

Peraltro, nel decreto Martina, tra l’altro, non si fa cenno ad alcuna valutazione di impatto ambientale preventiva o a “difesa integrata obbligatoria” che pure, sulla base di una direttiva europea del 2009, lo Stato italiano ha recepito con il decreto legislativo 150 del 14 agosto 2012. Anche il Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei presidi fitosanitari è stato calpestato in nome dell’emergenza.

 

Questro è un provvedimento governativo che impone un attacco chimico senza precedenti, ad una delle terre più belle d’Italia, al suo ecosistema e alla sua biodiversità, alla sua economia basata su cibo genuino e bellezze naturali, alla popolazione nativa e alle tante persone che in questi anni hanno scelto di trasferirsi proprio per la peculiarità del rapporto tra natura e cultura.

 

La nocività ambientale è una strategia del sistema di dominio, non solo una conseguenza industriale del capitalismo. Chi si oppone pacificamente contro questo scempio istituzionale, ma soprattutto contro l’ennesimo attacco alla vita viene criminalizzato da chi detiene per conto terzi il potere locale. A quando una rivolta popolare?

Da: Jeda


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Categorie: , Cronaca, Denunce, Sociale


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