Se non avete un senso dell’orientamento particolarmente sviluppato e siete soliti affidarvi al navigatore satellitare anche per i piccoli spostamenti quotidiani, vi conviene sperare in una pace duratura tra gli Stati Uniti e l’ex blocco sovietico.

Firenze
13:00 del 03/01/2017
Scritto da Gregorio

Se non avete un senso dell’orientamento particolarmente sviluppato e siete soliti affidarvi al navigatore satellitare anche per i piccoli spostamenti quotidiani, vi conviene sperare in una pace duratura tra gli Stati Uniti e l’ex blocco sovietico.


Già perchè il sistema GPS (Global Positioning System) che tutti noi utilizziamo ogni giorno in auto, in bici, durante i trekking o anche per lavoro, è stato realizzato ed è ancora oggi gestito dal Dipartimento della Difesa a stelle e strisce.

PRECISINO. Inaugurato nel 1978, si appoggia a 27 satelliti e a una complessa rete di infrastrutture a terra, che consentono ai vari dispositivi di sapere in ogni momento dove si trovano con una precisione di qualche decina di metri (da 10 a 30 a seconda della potenza del segnale e di possibili interferenze).

LA RISPOSTA SOVIETICA. Eravamo nel bel mezzo della Guerra Fredda e l’URSS non poteva certo stare a guardare: per questo motivo nel 1982 mise in orbita il primo satellite del progetto GLONASS, l’equivalente sovietico del sistema GPS. Composto da 24 satelliti, divenne operativo solo nel 1995.

Oggi gran parte degli smartphone e degli altri dispositivi dotati di sistema di posizionamento satellitare, può utilizzare indifferentemente il sistema GPS o GLONASS.

À LA GUERRE COMME À LA GUERRE. Si tratta di tecnologie efficienti, affidabili e gratuite, che nascondono però un potenziale rischio: essendo gestite da strutture militari, possono essere spente o alterate in caso di conflitto con l’obiettivo di mettere in difficoltà il nemico.

L’episodio più recente risale al 2014, quando il Cremlino minacciò di spegnere le postazioni GPS di terra dislocate sul suolo russo, in risposta alla disputa sorta attorno all’annessione della Crimea.

ARRIVA GALILEO. Ma le cose potrebbero presto cambiare: il 15 dicembre scorso infatti l’Agenzia Spaziale Europea ha acceso Galileo, il proprio sistema di navigazione satellitare.


Formato per ora da 18 satelliti - saranno 24 entro il 2020 - ha richiesto 17 anni di sviluppo e miliardi di euro di investimenti.

E a differenza di GPS e GLONASS sarà molto più preciso: nella sua versione gratuita e accessibile a tutti avrà un margine di approssimazione inferiore al metro, mentre nella versione destinata all’utilizzo professionale la precisione sarà nell’ordine dei centimetri.

NAVIGAZIONE NEUTRALE.Il vero punto di forza di Galileo non ha però a che fare con la tecnologia: si tratta infatti del primo sistema di posizionamento gestito da un’organizzazione civile, un fatto importante perchè, almeno in teoria, mette al riparo gli utenti dai rischi connessi a questioni di natura politica e militare. Bello, ma chi potrà utilizzarlo?

Tutti i dispositivi dotati di un ricevitore compatibile: è probabile che nei prossimi anni la maggior parte dei dispositivi venduti in Europa possa utilizzare il sistema Galileo. I produttori di auto dovranno invece adeguarsi alla nuova tecnologia entro il 2018.

E GLI ALTRI? È comunque interessante notare come nel corso degli anni quasi ogni superpotenza abbia pensato bene di costruire una propria tecnologia satellitare: l’India nel 2013 ha messo in orbita Indian Regional Navigation Satellite System, che copre però solo il territorio indiano e le zone confinanti, mentre la Cina, tra il 2000 e il 2005 ha lanciato BeiDou, un sistema di navigazione regionale composto da 5 satelliti che copre poco più del territorio nazionale.

http://www.focus.it/tecnologia/innovazione/galileo-la-navigazione-made-in-europe


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Categorie: , Tecnologia


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