In Italia con le Europee torneranno alla carica i partiti che invocano l’addio all’Euro. Nel frattempo, la Lettonia si è aggiunta alla compagnia scegliendo la moneta unica. Ma qual è la strada da imboccare per uscire dalla crisi?

Roma
16:06 del 15/01/2014
Scritto da Albertone

Il dibattito è sempre aperto. E, partito che vai, opinione che trovi. L’Euro ormai da anni assomiglia agli arbitraggi della domenica pomeriggio: c’è chi è d’accordo e chi no, c’è chi li critica e chi li difende. Attorno alla moneta unica il confronto è aperto. Toni duri da Lega e 5 Stelle che invocano il ritorno alla Lira come unica strada per ritrovare un po’ di fiducia nell’economia, difesa a denti stretti dal Pd che tramite Romano Prodi portò l’Italia – e le famiglie del Belpaese – nell’unica direzione che ad inizio millennio si credeva possibile.
Oggi i fronti sono divisi e la discussione infuocata più che mai. Nel mezzo, però, resta un dato di fatto: con l’inizio del 2014, all’Euro-zona si è aggiunta la Lettonia, altra Nazione passata dall’Urss alla Comunità europea. Le immagini dei tg hanno fatto il giro del mondo, riprendendo gli abitanti di Riga a far la fila al bancomat e baciare le nuove banconote da 5, 10, 20, 50 e 100 euro. Insomma, mentre l’Europa va in una direzione, l’Italia o almeno una parte di essa pare interessata a seguirne un’altra, o almeno ad avanzare l’ipotesi di un cambiamento di rotta sicuramente impossibile da pensare un decennio addietro.
Ed è la Politica la chiave di tutto. Il partito No-euro viaggiava su percentuali da prefisso telefonico ed era più un simbolo di disgregazione che di unione, oggi invece chi urla contro la moneta unica vanta il 25% dei voti a livello nazionale (Movimento 5 Stelle) o percentuali bulgare al Nord Italia (Lega nord) dove l’economia continua ad essere trainante per l’intero paese. Dal 2002 ad oggi la moneta unica ha portato recessione economica, prezzi praticamente raddoppiati, speculazioni compiute a livello commerciale praticamente da tutti gli strati di popolazione che ne hanno avuta la possibilità. Ma ha anche permesso all’Italia di poter continuare a commercializzare con resto dell’Europa nonostante una recessione evidente, difendendosi dall’impeto del dollaro e trovandosi così in una posizione di forza almeno sui livelli finanziari di maggiore importanza.
Una medaglia bianca o nera, così la partita vera la si giocherà alle Europee dove il Vecchio Continente vedrà allearsi le forze politiche no-euro di ogni singolo Stato. E in Italia c’è da scommettere che quello sarà uno dei temi predominanti per accaparrarsi il voto dei delusi.
Il no all’euro non è più semplicemente uno slogan, è invece diventato molto altro ed ha raggiunto anche i ceti medio-alti della popolazione. Uscire dall’euro è tecnicamente complicato e finanziariamente difficile, col rischio di un boomerang che riporti l’Italia ai tempi della Lira e la affligga sotto il peso dell’inflazione. La Lettonia ha scelto di intraprendere la strada inversa: addio vecchio Lats e benvenuto Euro. Non che l’Italia debba copiare la Lettonia, ma almeno aspettare di vedere eventuali contraccolpi positivi o negativi. E, anche in base a quello, prendere una decisione sensata.  


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Categorie: Cronaca, Economia, Finanza


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