Al di là di CD Projekt, la cui fama è ormai riconosciuta a livello internazionale, l'industria videoludica polacca può vantare un altro team che è riuscito a raggiungere l'eccellenza, anche se su scala minore.

Firenze
11:30 del 08/05/2018
Scritto da Carmine

Al di là di CD Projekt, la cui fama è ormai riconosciuta a livello internazionale, l'industria videoludica polacca può vantare un altro team che è riuscito a raggiungere l'eccellenza, anche se su scala minore.

Stiamo parlando, ovviamente, di 11 bit Studios, software house con base a Varsavia che, nei suoi otto anni di esistenza, ha esplorato un po' tutte le possibilità offerte dal settore, dallo sviluppo proprietario alla pubblicazione di lavori altrui, fino all'apertura di un proprio store digitale, Games Republic, che è stato coinvolto, verso la fine del 2016, in una debacle piuttosto importante con uno dei grandi publisher, che ne ha comportato la chiusura per qualche mese. Digressioni a parte, il lascito più importante di 11 bit al mondo dei videogiochi, finora, è stato This War of Mine, un survival game che, con la sua ambientazione realistica e le strettezze dettate dalla scarsità di risorse, riusciva a creare un raro rapporto di affezione verso dei personaggi virtuali, ovvero i civili sopravvissuti di una città martoriata dalla guerra che, grazie al nome fittizio, poteva benissimo essere sovrapposta a qualsiasi teatro di conflitto dell'ultimo trentennio. Sul solco doloroso tracciato da This War of Mine prosegue Frostpunk, un altro simulatore di sopravvivenza che espande sensibilmente le funzioni gestionali a disposizione del giocatore. Il quale, adesso, non si ritrova più a coordinare uno sparuto gruppo di sopravvissuti, ma deve tentare di governare una nascente colonia, impegnata a sopravvivere agli attacchi di un nemico peggiore di qualsiasi guerra o pallottola: il freddo.


La città deve sopravvivere

Ambientato in una versione alternativa del Diciannovesimo Secolo, la premessa narrativa di Frostpunk vede il nostro pianeta afflitto da una nuova glaciazione, che ha praticamente distrutto l'ecosistema e costretto i pochi sopravvissuti a fuggire dalle città in cerca di nuovi luoghi ove stabilirsi, all'ombra dei maestosi "Generatori", possenti macchinari in grado di emettere il calore necessario per sostenere la vita umana a temperature sotto lo Zero Celsius. L'obiettivo principale del nostro insediamento, composto dai sopravvissuti di Londra che sono riusciti ad arrivare tutti interi fino al Generatore, è ovviamente quello di sopravvivere alle temperature che, nonostante qualche sprazzo di riscaldamento, continueranno irrimediabilmente a scendere. Per raggiungere questo scopo occorre assicurarsi un approvvigionamento stabile e di risorse, come legno, acciaio, cibo crudo e cotto e, soprattutto, il carbone per mantenere operativo il Generatore e i vari sistemi di dispersione termica.

Una volta stabilite le strutture basilari, le prime tende e il refettorio, le prime spedizioni di ricerca costituiranno il mezzo principale di avanzamento del gioco, poiché solo gli scout potranno trovare, tra le macerie di campi abbandonati e caverne di ghiaccio, scorte addizionali, nuovi sopravvissuti e, soprattutto, i rarissimi Nuclei di Vapore, necessari per la costruzione degli edifici più avanzati. Grazie ai rapporti di viaggio dei ricognitori, inoltre, si potranno scoprire dettagli interessanti dell'antefatto storico, come i tentativi degli studiosi di comprendere le origini del disastro ambientale, i tentativi di sopravvivenza delle altre nazioni e il clima di disperazione e rassegnazione che permea l'intera produzione

Le circostanze sempre più difficili mettono il giocatore davanti a dei bivi, momento in cui Frostpunk rivela la sua reale natura. Cose fare quando serve più manodopera e i cittadini sono infreddoliti e affamati? Tramite un sistema di leggi articolato e ben connesso è possibile istituire una serie di ordinanze atte a regolare la vita della comunità, in un panorama dove la parola morale ha ben poco spazio di manovra. Posto davanti a scelte complesse e che scandiscono l’andamento delle varie partite, ho capito a mie spese come Frostpunk viva in una zona grigia: nella prima run ho cercato infatti di essere un sindaco modello, ho vietato il lavoro minorile, ho costruito cimiteri e ho regolato la giornata lavorativa come se andare in miniera equivalesse ad una ordinaria giornata in un ufficio milanese. Il risultato è però stato drammatico: a causa di uno scontento crescente, sono stato esiliato dalla comunità e spero che qualche civiltà futura possa ritrovare la mia mummia congelata e di essere un nuovo uomo di Otzi. Con la seconda run ho quindi abbandonato le vesti del sindaco benefattore e mi sono trasformato in uno spietato dittatore, creando uno stato di polizia e fondando una teocrazia basata su un culto fanatico: 24 ore su 24 di lavoro, torri di guardia ad ogni angolo, arti amputati e ho pure aggiunto la segatura alle razioni di cibo, perché bisogna sopravvivere al gelo, non vincere Masterchef. Purtroppo anche questo secondo approccio non ha dato i risultati sperati e i due parametri a cui è legata la vittoria - speranza e malcontento - sono precipitati vertiginosamente. 


Le scelte morali hanno una duplice valenza e impattano sia la vita della propria comunità, sia la coscienza del giocatore, alle prese con bambini spediti a raccogliere carbone, in una triste reminiscenza vittoriana: i drammi di This War of Mine restano lontani, ma non si può certo dire che Frostpunk sia un gioco da prendere a cuor leggero e, più che i dilemmi legati ad un freddo albero di leggi, quello che colpisce è la cura con cui è stato dettagliatamente descritto ciascun cittadino, che ha un nome e un cognome, dei parenti,  dei bisogni e delle richieste, che ogni tanto traspaiono attraverso brevi, quanto crudi, dialoghi. Proprio questa personalizzazione riesce a calare il dramma da un livello astratto e assoluto della società, ad uno più concreto e legato ad ogni singolo abitante. La bellezza di Frostpunk, oltre alle sue implicazioni etiche, è la ricerca di questa ricetta intermedia necessaria alla sopravvivenza e, solo dopo vari tentativi, si scorge quel mix di pugno di ferro e di laissez-faire necessario per arrivare alla conclusione del gioco. Il finale, purtroppo, rappresenta però il vero punto debole del titolo e, passata la minaccia finale, pare di trovarsi quasi davanti ad un’opera incompiuta: ovviamente non faccio nessuna anticipazione, ma sappiate che, proprio mentre scorrevano i titoli di coda, nella mia testa risuonava la domanda: “E ora?”. Terminata l’avventura, vuoi anche per delle situazioni che ciclicamente si ripetono inesorabilmente, non è molta voglia di tornare a raccogliere risorse, costruire edifici ed emanare leggi ma, grazie ai due scenari aggiuntivi - che si sbloccano dopo qualche ora di gioco - vengono inserite nuove sfide e motivazioni per rimettere le proprie mani su Frostpunk.  

Diapositive dal nord

Come detto inizialmente, l’opera di 11 bit studios sfugge agli stilemi classici dei city builder e, anche per i limiti imposti allo sviluppo del proprio insediamento, viene meno quell’effetto diorama che porta a zommare di continuo fra i vicoli della città per vedere come se la passano i propri cittadini. Ciò non significa però che Frostpunk sia brutto a vedersi, anzi, mosso dal Liquid Engine, esso regala un colpo d’occhio di tutto rispetto, che si spinge oltre alla mera ricchezza poligonale e che va piuttosto ricercato nella cura dei dettagli e in un’atmosfera dai sapori tipicamente steampunk. Le tende decadenti e gli ambulatori di fortuna trasmettono un reale senso di caducità e gli enormi automi fatti di ferraglia sono la quintessenza di questa ucronia, mentre il tutto è circondato da una spessa coltre di neve e la sensazione di gelo viene anche trasmessa dalle crepe e dal ghiaccio che si formano perfino sull’interfaccia di gioco. Inoltre, di pregevole fattura anche la colonna sonora, in cui spiccano ottoni e archi, dai toni epici e che ben si sposa con la drammatica vita dei sopravvissuti, composta da Piotr Musial, la medesima firma dietro alle musiche anche di This War of Mine.


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Categorie: , Videogames


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