“Qui non c’è giustizia. Giusto tizi.” Se vogliamo, questa frase (presa dalla serie a fumetti Planetary) è la sintesi di Frankenstein, o almeno del film di e con Kenneth Branagh: infatti manca quasi del tutto la netta definizione di buono e cattivo.

Cosenza
10:00 del 05/09/2018
Scritto da Luigi

“Qui non c’è giustizia. Giusto tizi.” Se vogliamo, questa frase (presa dalla serie a fumetti Planetary) è la sintesi di Frankenstein, o almeno del film di e con Kenneth Branagh: infatti manca quasi del tutto la netta definizione di buono e cattivo. Ci troviamo altresì di fronte a due esseri alle prese con le proprie mancanze e le proprie debolezze, con un senso sfuggente di umanità.

Victor Frankenstein (Kenneth Branagh) ha ragione ad andare oltre le convenzioni del suo tempo, nel ritenere che le verità della scienza stiano nella sintesi e nel combinarsi delle singole discipline, ma la sua febbrile ricerca lo porta a superare barriere che non debbono essere superate: la morte dell’amata madre l’ha portato a fare un giuramento assurdo (di non permettere che muoia qualcun altro) che verrà costantemente vanificato, spingendolo sempre più nel baratro; non aveva capito che vita e morte sono intrecciate e danno significato l’una all’altra. Il coronamento della sua ricerca sarà un mostro (interpretato da Robert de Niro) che porterà con sé la consapevolezza dell’abominio commesso e una tragica penitenza con la morte di tutte le persone care, inclusa la sua amata Elizabeth (Helena Bonham- Carter): proprio quest’ultima dipartita lo farà precipitare nella follia, portandolo a ricreare l’osceno esperimento allo scopo di riportarla in vita…

Tuttavia la creatura che ne uscirà fuori, al momento di scegliere tra Victor e il mostro, si renderà conto della sua situazione e si darà fuoco distruggendo al contempo l’intero palazzo dei Frankenstein. Ed il mostro? Benché latore di morte, può essere considerato veramente colpevole? Il suo creatore lo ha abbandonato credendolo morto, ed egli (o esso) ha dovuto imparare a sopravvivere da solo; troverà conforto nascondendosi nella casa di una famiglia di poveri contadini dove imparerà a parlare e a leggere grazie al diario di Frankenstein. Inizialmente sarà visto come un benevolo spirito dei boschi, ma un equivoco lo porterà ad essere rifiutato e scacciato. Preso dal dolore, inizierà a provare odio e rabbia nei confronti di chi l’ha creato, di chi gli ha “dato la vita”: raggiunta Ginevra e poi la residenza dei Frankenstein, ne ucciderà prima il fratellino e poi il padre. Un successivo confronto con Victor farà emergere che egli non odia Frankenstein: vuole solo sapere chi è, da dove viene… Non ha nemmeno un nome. Certo, ha ucciso, ma come può sapere cos’è il bene e cos’è il male se nessuno glielo ha detto? Quello che prova, quello che sa, quello che sente, lo ha imparato oppure sono i ricordi delle persone di cui Victor Frankenstein ha assemblato i pezzi? Frankenstein, del canto suo, ammette con un po’ di rammarico che quella gente, per lui, rappresentava dei materiali: niente di più, niente di meno. A questo punto il mostro gli chiede solo una cosa: fabbricargli una compagna, una che riesca a provare affetto per lui e con cui possa andare a vivere lontano da tutti. In un primo momento Frankenstein accetta, ma quando vede che il corpo base è quello di Justine (amica d’infanzia morta impiccata per colpa del mostro) si rifiuta; la creatura, allora, per ritorsione ucciderà Elizabeth la notte delle nozze.

Il resto è storia… Alla fine Victor Frankenstein morirà di stenti al Polo, dopo una lunga caccia al mostro ed aver raccontato la sua storia al capitano Robert Walton (Aidan Quinn); durante il suo funerale, il rompersi dei ghiacci causerà la morte anche della sua creatura, ma non prima che questa abbia acceso la pira funebre. Quella del mostro di Frankenstein è considerata una storia dell’orrore, ma almeno a giudicare dal film si tratta della tragica storia di due esseri, non già o non più uomini. Ultima osservazione: da notare come, a prescindere dalle epoche e dai libri/film, la folla sia raffigurata come una massa più che pronta a condannare una volta trovato il colpevole (a volte presunto, se non addirittura innocente) di un efferato delitto o di essere il portatore di un’epidemia.


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Categorie: , Cinema


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