E’ faticoso ma bellissimo. Purtroppo anche questa attività oltre alle difficoltà oggettive si scontra sempre più con la burocrazia e l'ottusità di certi legislatori che non vedono più in là del loro naso.

Bologna
09:00 del 09/12/2016
Scritto da Luca

E’ faticoso ma bellissimo. Purtroppo anche questa attività oltre alle difficoltà oggettive si scontra sempre più con la burocrazia e l'ottusità di certi legislatori che non vedono più in là del loro naso. In centro Italia terreni vuoti ed incolti vengono piano piano ripresi e messi a frutto da quei pochi giovani superstiti dotati di un briciolo di "visione in prospettiva" (oppure arrivati oltre alla disperazione). Fatto sta che olivi e altre piantagioni da anni dimenticate (frutteti, canapai) e uscite dal giro perchè "economicamente non convenienti" sono nuovamente la concreta vita e speranza di persone che per loro fortuna hanno ereditato un sapere unico ed insostituibile (genitori contadini o fricchettoni di ritorno che siano).

“Ora sentiamo la responsabilità di portare avanti una storia, la nostra”. Hanno fatto studi tra loro diversi, ma hanno sempre amato la campagna. Fino a prendere in gestione un vigneto, ciliegi, campi coltivati ed una stalla. Sono Elisabetta, Teresa e Francesca, rispettivamente audioprotesista, studentesse di Enologia all’Università di Padova e Chimica e tecnologie farmaceutiche. Quel patrimonio fatto di terre e animali era l’azienda di famiglia, la Eredi Marcon di Mason Vicentino, in provincia di Vicenza. Prima era gestita dai genitori e dalla zia poi, da quando nel ’95 il papà è mancato, a portarla avanti sono state sole donne.

“Ogni giornata è diversa. Non ci annoiamo mai”

“Abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e investire in un settore sempre più mortificato e con un basso tasso di ricambio generazionale”, dicono prima di passare a raccontare le loro giornate. “In realtà sono tutte diverse fra loro, anche se dobbiamo sempre e comunque prenderci cura degli animali e della terra. Possiamo dire che non ci annoiamo mai”. E a queste tre ragazze, tra i 23 e i 30 anni, l’entusiasmo non manca.


“Ci svegliamo all’alba – racconta Francesca – per la mungitura del latte che poi diamo a un’azienda per produrre il formaggio Asiago. Poi pensiamo agli altri”. Perché oltre alle mucche ci sono gatti, cani, galli, galline, conigli, un asino e Reginaldo, un’oca. Tutti da compagnia, ognuno orgoglio delle loro proprietarie. Come lo sono anche i ciliegi della tipologia autoctona di Marostica. “Abbiamo in cantiere un progetto per avviare la produzione di uno yogurt a chilometro zero con la nostra frutta”, spiega Teresa, la più giovane. “E mi piacerebbe trovare un modo per trasmettere l’importanza di questo lavoro. Magari partendo dalle piccole cose: insegnare a riconoscere la frutta di stagione o capire come vivono gli animali”.

“Abbiamo in cantiere un progetto per avviare la produzione di uno yogurt a chilometro zero con la nostra frutta”

Passione e duro lavoro, ma anche voglia di innovare guardando oltre l’Italia. Per questo Teresa ha appena terminato un’esperienza di alcuni mesi in un vigneto francese. “Ho potuto costatare un approccio diverso da quello italiano – racconta –, avendo anche la conferma di quanto sia importante per le piccole tenute come la nostra saper fare un po’ di tutto. Incluso riparare i macchinari, le cui spese di manutenzioneincidono non poco nel bilancio annuale”. Nella loro tenuta, le tre sorelle producono “due tipologie di vitigni autoctoni: Merlot e Cabernet: vendiamo l’uva alla cantina di cui siamo socie e da lì fanno il vino. E abbiamo acquistato ulteriori quote regionali per inserire anche un bianco e sono andata in Francia per imparare di più”.

“Dispiace che il settore agricolo sia, a volte, ingiustamente disprezzato o sottovalutato”

A volte, però, le norme complicano la gestione delle attività per i piccoli imprenditori. Come nel caso della vendemmia. “Vorremmo invitare i nostri amici a farla con noi come si faceva un volta – dice Francesca – ma non possiamo perché rischiamo una multa se non dimostriamo di pagarli. Siamo contro lo sfruttamento e una legge per impedirlo è giusta, ma si dovrebbe trovare una soluzione su questo aspetto”.

E anche il tema dei fondi europei è spesso un ostacolo per i giovani imprenditori agricoli: “Gli investimenti da proporre per avere accesso ai finanziamento, anche i più bassi, si aggirano intorno ai venticinque mila euro – spiega Elisabetta –. Per ora non facciamo debiti, ma è difficile pensare di poter vivere in tre senza fare investimenti”. Il futuro, quindi, lo vedono a contatto con la natura. “Io non riuscirei a lavorare in un ufficio, questo è il lavoro più bello del mondo – conclude Teresa –. Mi dispiace che il settore agricolo sia a volte disprezzato o sottovalutato. Anche perché dovremmo difendere la varietà e la qualità del nostro cibo”.


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Categorie: , Cronaca, Denunce, Lavoro, Sociale


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Risposte - Commenti

Imelda

09/12/2016 09:42:19
In qualunque scuola di giornalismo insegnano che la notizia per essere tale deve avere i caratteri di "eccezionalità", o "interesse pubblico" o "rilevanza", anche la più ipodotata delle matricole lo impara a suon di calcagnate sui denti e in corso d'esame. Vesperini non ha imparato neanche questo: perché qui abbiamo tre persone che normalmente riprendono l'attività aziendale paterna. A quando un meravoglioso articolo sul falegname che eredita il laboratorio paterno? E lo scoop sui notai figli di notai? Ce li vogliamo mettere
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