«Con il cellulare è impossibile sbagliare: la fotografia è tecnicamente perfetta, a fuoco. Ma la qualità della fotografia non è l’essere bella, è l’avere un senso».

Bari
16:30 del 22/12/2017
Scritto da Sasha

«Con il cellulare è impossibile sbagliare: la fotografia è tecnicamente perfetta, a fuoco. Ma la qualità della fotografia non è l’essere bella, è l’avere un senso».

A parlare è Settimio Benedusi, ligure classe 1962 che affianca alla carriera di fotografo di moda, pubblicità e ritratti una personalità travolgente, graffiante, capace di dire le cose in modo diretto ma sempre ironico.
Per questo non abbiamo potuto evitare di chiedergli cinque consigli per approcciare la sua arte e imparare a fare belle foto. E lui ha risposto a tono:

Vivi e poi scatta

Il primo consiglio è in controtendenza: “Non fare foto, vivi la vita prima di scattarla”, dice il fotografo. Non sta scherzando e argomenta: “Meglio vivere che fare foto che sono magari belle ma inutili”. Questo perché “la fotografia è un linguaggio, è come la scrittura. La qualità di una frase non è essere bella ma essere utile e chiara”.
Stando a Benedusi è meglio scattare una fotografia brutta e sfocata che vuol dire qualcosa piuttosto che una bella che non dice nulla.
Come dargli torto.

Questo ci porta al secondo consiglio, che può essere racchiuso in una parola: progettualità.

Pensa, poi scatta

Prima di premere il dito sul tasto o fare tap sul display, sarebbe bene “avere in testa un progetto, qualcosa da dire”, nota Benedusi.
“Tutti possono scattare una foto al mare delle Maldive o alle nuvole, ma siamo sicuri che interessi agli altri?”.
L’idea quindi è di creare una storia, di raccontare, non di andare in giro con la macchina a fare click ma prepararsi, darsi un’obiettivo, studiare e poi agire.
E qui dà un esempio. Siamo vicino a piazza Gae Aulenti e Benedusi si ferma in mezzo alla via pedonale. “Da qui potrei scattare un’immagine delle nuove, farla in bianco nero, postarla e ricevere un sacco di apprezzamenti su Instagram ma a cosa serve?”. Così, senza colpo ferire, ferma un ragazzo che passava di lì, scambia due chiacchiere e poi gli fa un ritratto. Magnifico. “Ecco, questa è una fotografia che ha un senso”. Ed effettivamente lo è, puoi vederlo qui sotto:

 

Se non rischi niente, non scattare

Ma torniamo ai nostri consigli. “La fotografia è pericolosa, bisogna mettersi in gioco”, dice Benedusi con il suo sguardo penetrante, capace di farti ridere a una battuta o di rivelare l’anima quando ti sta ritraendo.
Se non stai rischiando non è una buona foto così come se non stai superando i tuoi limiti”.
Questo è un tema che torna spesso nei grandi fotografi.
Robert Capa, celebre fotoreporter e fondatore dell’agenzia Magnum, diceva “Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicino”, un invito a entrare nella scena, a vivere lo scatto, a essere partecipe nella storia che si racconta. Tutti sanno stare lontani con uno zoom ma pochi sanno avvicinarsi.

Committenza è libertà

Continuiamo però con i consigli di Benedusi. Questo è per professionisti o chi pensa di trasformare la sua passione in un lavoro. “Avere un committente è ciò che rende il fotografo libero, avere paletti rende più creativi”, dice Benedusi, una frase che può far storcere il naso a più di un fotografo ma poi la spiega con un esempio. “Mettiamo Valentino Rossi. Se gli diciamo di prendere la moto e fare un giro senza meta a Milano difficilmente si divertirà. Se però gli diamo una pista ben precisa, con limiti ben definiti e gli proponiamo di battere di un centesimo il tempo di colui che lo precede ecco che il campione darà il massimo”.
Che dite, funziona?

Fai di ogni foto una traccia di te stesso

Parleremmo con Benedusi per ore, il suo atteggiamento a metà tra l’amichevole e il marziale te lo fa sentire amico ma è tempo di lasciarsi con un ultimo suggerimento: “Ogni foto deve essere come l’ultima che fai, è il ricordo che lasci di te al mondo”. Capito?

La mostra

L’occasione dell’incontro con Benedusi è stata la mostraRicordi?, un progetto fotografico collettivo a cui tutti possono partecipare. Uno spazio vuoto in via Vincenzo Capelli 2 a Milano, tra Piazza Gae Aulenti e Corso Como, è stato trasformato in uno studio fotografico in cui i modelli siamo noi. Tutti noi. Benedusi e altri importanti fotografi come Oliviero Toscani e Jacopo Benassi, fino al 17 dicembre, scatteranno ritratti di chiunque passi di lì e poi, ovviamente, li stampano. Lo spazio è circondato dalle stampanti fotografiche Hp Envy Photo che hanno due ruoli: da una parte imprimono in grande formato le foto che saranno attaccate al muro dello spazio espositivo. Dall’altra invece stampano una fotografia più piccola che ci viene lasciata come ricordo. Insomma, una possibilità unica per farsi ritrarre da professionisti che hanno immortalato Valentino, Emily Ratajkowski, Jovanotti ed avere, appunto, un ricordo.

Da: QUI


Articolo letto: 328 volte
Categorie: , Guide, Tecnologia


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook