Signori giudici, quando condannerete lo Stato e varie amministrazioni pubbliche a pagare I debiti contratti verso I loro fornitori privati nei tempi previsti dal contratto di fornitura ?????

Treviso
09:30 del 11/10/2016
Scritto da Luca

Signori giudici, quando condannerete lo Stato e varie amministrazioni pubbliche a pagare I debiti contratti verso I loro fornitori privati nei tempi previsti dal contratto di fornitura ?????

Quello dei giudici è rimasto l’unico posto fisso in Italia che non si può perdere. Solo loro non possono essere licenziati. Tutti gli altri sì. Che si cominci a licenziare anche loro. Che si faccia conoscere il morso della disoccupazione anche a questa gente. Così capiranno sulla propria pelle che la perdita del lavoro, oltre ad essere un grave danno alla persona, è anche un danno per la collettività. Ma come si fa a far capire a questa gente, a cui tutto è dovuto e a cui mai nessuno presenterà il conto dei propri errori, che la perdita del lavoro è un dramma umano. Una morte civile che, a volte, neppure un nuovo lavoro riesce a sanare il trauma che la parola licenziamento ha scavato dentro la psiche del licenziato.

EVADO L’IVA PERCHE’ I SOLDI MI SERVONO PER GLI STIPENDI”: L’IMPRENDITORE SUL LASTRICO HA TROVATO FINALMENTE UN GIUDICE DOTATO DI BUONSENSO. ECCO COSA HA DECISO

Protagonista di questa storia, riportata dal quotidiano locale La Tribuna di Treviso, è l’amministratore della Mobil Record di Fontanelle.

All’uomo era contestato il mancato versamento di ben 911mila euro di Iva per l’anno 2013, quando l’azienda, poi fallita nel dicembre 2014, si trovava in gravi difficoltà finanziarie. Secondo i magistrati la Mobil record “non ha voluto evadere l’imposta, ma ha dovuto farlo perché non c’era più un euro in cassa”. Rebuli ha infatti preferito impiegare la liquidità rimasta per pagare gli stipendi dei dipendenti piuttosto che risolvere i conti con il Fisco.


A consultare la sentenza di secondo grado infatti si apprende che “ha prevalso la linea giurisprudenziale secondo cui nelle aziende in grave crisi di liquidità viene meno il dolo“. Non si tratta infatti del primo caso del genere. In aprile ad Arezzo il giudice aveva assolto un imprenditore attivo nel ramo degli infissi che non aveva pagato settecentomila euro di imposta sul valore aggiunto pur di assicurare lo stipendio ai propri dipendenti. A marzo del 2015 invece era stata la volta del legale rappresentante di una cooperativa siciliana, ritenuto non punibile per il mancato pagamento di 850mila euro per “cause di forza maggiore.”

Questo era quello che era successo qualche tempo prima: Un imprenditore è finito alla sbarra per omesso versamento dell’Iva (con riguardo all’anno di imposta 2006) per quasi 258 mila euro. Davanti ai giudici si era giustificato dicendo che l’azienda, un’impresa di Fossano, specializzatata nella costruzione di prefabricati, era in crisi. L’azienda ha attraversato una fase di scarsa liquidità e così aveva preferito continuare nel pagamento degli stipendi almeno per un anno, evitando di pagare l’Iva. L’imputato, dunque, aveva invocato il cosiddetto “stato di necessità”, che in base al codice esclude la punibilità di chi ha commesso un fatto per “salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona”. Ma i giudici della Corte d’appello di Torino prima, e quelli della Cassazione poi, lo hanno condannato a quattro mesi di reclusione.


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Categorie: Cronaca, Lavoro


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