Nessuna emancipazione, solo uguaglianza. Nessuna proprietà da affrancare. Un uguaglianza che è solo utopia. Un uguaglianza cancellata dalle centinaia di donne morte per mano di un uomo. Un uguaglianza cancellata da un termine: femminicidio. Niente altro c

Oristano
17:00 del 24/05/2014
Scritto da Silvia

Emancipazione. Femminicidio. Sono due termini che sentiamo ormai in Maniera ricorrente. Il primo utilizzato con accezione positiva, stando ad indicare un innalzamento della condizione della donna. Il secondo utilizzato per descrivere e, nello stesso tempo raggruppare sotto un termine onnicomprensivo, tutti quei fatti delittuosi che hanno come conseguenza la morte di una donna.
Personalmente, entrambi i termini mi suscitano indignazione. Se, immediatamente comprensibili appaiono le ragioni per quanto riguarda il secondo dei termini sopra citati, forse meno comprensibili possono apparire le ragioni che, mi portano a irritarmi di fronte al termine emancipazione. Ma cosa significa realmente emancipazione? Parola di etimologia latina che sta a significare fuori dalla proprietà.
Ora non si sono mai visti naturalmente uomini vantarsi o essere soddisfatti della loro emancipazione, perché loro non si sono mai sentiti sotto proprietà, e meno che mai sotto proprietà della donna. Al contrario la donna invece da sempre e spesso ancora oggi (e, permettetemi di dire senza  per forza dover scomodare altre religioni o, altri continenti...), è stata considerata come una proprietà. Prima del padre, poi del marito. Dire di essere emancipate, significa ammettere di essere state una proprietà.
Questa è ormai una verità incontrovertibile, accettata univocamente. Le donne si sono emancipate perché oggi hanno smesso di essere una proprietà. Naturalmente questa sottomissione e questo possesso venivano affermati da colui il quale diventava anche il proprietario, nonché essere superiore. Per molto tempo l’aspirazione più grande che poteva avere una donna era quella di trovare marito e diventare madre.
Oggi se chiediamo ad una donna cosa significa per lei l’emancipazione, la maggior parte risponderà che oggi le donne si sono emancipate perché lavorano. Difficilmente si sentirà una donna rispondere che non c’è stata nessuna emancipazione. Semplicemente per il fatto che le donne non sono mai state una proprietà, pur essendo trattate come tali. Forse più che di emancipazione si potrebbe parlare di presa di coscienza del fatto che non vi è alcuna differenza tra un uomo e una donna, e che nessuno dà diritto al primo di vantare alcun tipo di supremazia o potere sull’altro. Ma il problema centrale è che le donne in primis faticano a prendere coscienza di questo. Per farlo, per sentirsi alla pari, hanno bisogno di segni di riconoscimento. Non basta il semplice essere donna.
Perché essere donna equivale a essere inferiore. Quindi bisogna dotarsi di armi e strumenti. La maggior parte delle donne oggi identifica questi riconoscimenti col fatto di avere un lavoro. Oggi le donne possono dire di essersi emancipate perché non si limitano più a sposare un uomo, a fare figli e a stare a casa ad occuparsi delle faccende domestiche: oltre a fare questo, riescono anche ad avere un lavoro fuori casa.
Poi ci sono quelle che non desiderano sposarsi e avere figli e identificano la loro emancipazione con la loro libertà sessuale ed economica. Le donne hanno sempre la necessità continua di affermare che non dipendono da nessuno. La necessità continua di dimostrare chi sono, cosa sanno fare.
A fronte di tutti questi sforzi, ogni giorno si sente parlare di fidanzati, mariti, padri, compagni che picchiano, umiliano, uccidono le loro fidanzate, madri, mogli, sorelle, compagne.
Nonostante gli sforzi, gli uomini continuano a considerarsi come esseri superiori. Continuano a considerare la donna un oggetto, una proprietà, un possesso. Io credo che bisognerebbe smettere di usare questi due termini. Non c’è nessuna emancipazione perché non c’è nessuna proprietà da affrancare.
Le donne... sono donne. Possono scegliere di essere manager, madri, mogli. Ma non è quello che fanno che darà loro uno status superiore. Non saranno i soldi che riusciranno a guadagnare più di un uomo che daranno loro il naturale diritto al rispetto. Il rispetto deve essere preteso e ottenuto semplicemente in quanto esseri umani, semplicemente in quanto donne. E bisogna smettere di usare il termine femminicidio per indicare che, semplicemente è stata ammazzata una femmina. Quando si hanno omicidi nei confronti di uomini non si parla mai di ominicidio ma si dice ha ucciso il marito tal dei tali, il fidanzato Mario Rossi, ecc..ecc.
Non ci sarà mai uguaglianza sino a quando un uomo  riterrà di avere il diritto di prendere a schiaffi la propria moglie perché non gli ha stirato la camicia o di pugnalarla con quaranta coltellate perché vuole lasciarlo. Non ci sarà mai uguaglianza sino a quando la donna continuerà a misurare la sua dignità in base ai soldi che guadagna. Non ci sarà uguaglianza sino a quando si parlerà di emancipazione e non di uguaglianza. Non ci sarà uguaglianza sino a quando tutte le morti di donne avvenute per mano di un uomo continueranno a non aver nome.


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Categorie: Cronaca


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