Un’epoca di guerra e caos, dove a contare è il carisma individuale e la capacità di compiere grandi imprese.

Milano
13:00 del 14/02/2018
Scritto da Samuele

Le premesse della trama sono arcinote. Ci troviamo nella Cina del II secolo dopo Cristo: l’autorità della famiglia imperiale Han è ormai solo un ricordo, e numerosi signori della guerra sono in competizione per la conquista del potere assoluto.

Un’epoca di guerra e caos, dove a contare è il carisma individuale e la capacità di compiere grandi imprese.

Se molte altre volte nella serie questo è stato il punto di partenza per storie che avrebbero poi visto trionfare la fazione scelta dal giocatore, DW9 continua a scavare la strada  “storica” iniziata dal settimo capitolo della saga. Il gioco segue infatti il Romanzo dei Tre Regni con inusitata fedeltà, suddividendo il secolo di narrazione in tredici capitoli. Ciascuno verrà introdotto da un intermezzo narrato che spiega la situazione collettiva, passando poi all’azione a seconda della fazione di appartenenza. Piuttosto che le vicende individuali (comunque presenti), c’è chiaramente la volontà di inscenare un racconto corale. Emblematico in tal senso il fatto che finendo un capitolo con una fazione lo si sbloccherà anche per le altre. Ovviamente se nessun personaggio di un regno è presente in un capitolo allora questo non sarà selezionabile. Completata la storia di almeno un personaggio si sbloccherà la Modalità Libera, dove interpretare qualunque personaggio nelle campagne sbloccate; in tal caso non sarà però possibile visionarne il finale.

Questa impostazione permette di avere molta più organizzazione mentale, necessaria per affrontare una narrazione così complessa. Sotto questo punto di vista Omega Force ha fatto veramente un ottimo lavoro, facendo sparire qualunque tono “esagerato” o da anime giapponese (almeno per i personaggi principali) con posata serietà. Superato l’inevitabile scoglio dei nomi cinesi la storia dei Tre Regni appare incredibilmente comprensibile, anche grazie a una sottotitolatura in italiano di buona qualità. È però un peccato che molti segmenti e dialoghi siano piazzati dentro scene statiche, in cui le animazioni esibiscono una rigidità fuori tempo massimo. Le stesse espressioni facciali sono un po’ forzate, e paradossalmente si sente la mancanza dei filmati in CG, ormai desueti ma fascinosi. Rimangono le cutscene realizzate col motore di gioco; numericamente sono minori ma presentano sempre la buona regia che le caratterizza fin da DW7.


La Cina tutta per noi

Dynasty Warriors 9 diventerà per la Koei il simbolo del cambiamento. Abbandonata completamente la struttura a livelli (battaglie) stagni per ciascuna campagna, si cala piuttosto il giocatore in un mondo aperto e liberamente esplorabile. A vostra disposizione ci sarà nientemeno che una mappa (veramente immensa) della Cina del II secolo d. C., in cui saranno distribuite le battaglie e gli incarichi primari e secondari. La vera novità per il brand sta proprio nell'impostazione: avvicinandoci a un luogo conteso troveremo gli eserciti in lotta, e starà a noi decidere l’approccio e di correre il rischio qualora fossimo di livello inferiore rispetto a quello consigliato. Per le battaglie più imponenti ci saranno inoltre piccole scaramucce facoltative, il cui completamento porterà gli alleati in vantaggio e abbasserà il livello consigliato per lo scontro principale.

Oltre alle battaglie il gioco propone una serie di incarichi più o meno velleitari, che vanno dalle classiche caccia e pesca alla raccolta dei materiali. Questi ultimi potranno poi essere impiegati presso appositi mercanti e fabbri per creare oggetti consumabili, accessori e armi. La crescita del personaggio avverrà completando le varie battaglie e le richieste dei cittadini comuni. A ogni livello il nostro condottiero acquisirà i Punti Miglioramento, che potremo poi spendere per aumentarne le caratteristiche. La mappa propone inoltre un ciclo giorno-notte e gli effetti atmosferici, che influiscono direttamente sugli scontri e sulla difficoltà di alcune missioni. Per ampliare il territorio noto vi saranno anche torri di guardia, da scalare con un apposito rampino.

Lo stacco netto con il passato dei mosou è quindi evidente, e parimenti funziona senza troppi intoppi. Purtroppo, l’utilità di tutte queste caratteristiche e possibilità varia fortemente a seconda del livello di difficoltà scelto. La Koei non è riuscita a staccarsi del tutto dalla vecchia abitudine che un gioco per essere accessibile deve essere per forza anche facile. Il risultato è che dal livello Normale in giù molti negozi e merci finiscono con l’essere solo collezionismo virtuale, visto che nel gameplay finisce con l'imporsi la "forza bruta". C’è poi una certa ingenuità quando il gameplay si deve reinventare per fare cose diverse dall’action. Alcune cose (come la caccia) sono venute abbastanza bene, mentre le sezioni pseudo-stealth hanno poco mordente.


Quella che appare decisamente diversa è la mappa di gioco, particolarmente ampia, che resta invariata a prescindere dalla progressione nella storia, mantenendo le proprie quest secondarie e consentendoci di esplorare liberamente gli scenari, scoprendo magari nuovi luoghi o imbattendoci in gruppi di nemici da sbaragliare per poter liberare una nuova postazione. Ci sono aspetti dell'esperienza che fanno pensare a una chiara influenza di Assassin's Creed Origins, sebbene la produzione targata Omega Force non vanti in alcun modo la qualità visiva, il dettaglio e la cura del titolo Ubisoft. Durante le prime fasi capiterà infatti di salire su di una torre per "sincronizzarsi" con i dintorni, individuando nuovi punti di interesse, o di perseguire una specifica missione che ci porterà a scalare una vetta utilizzando il rampino in dotazione, per poi effettuare un impacciato "salto della fede", planando verso il suolo senza subire alcun danno e sbloccando il relativo achievement.

CROCE E DELIZ... NO, SOLO CROCE

L'implementazione di una struttura open world rappresentava un potenziale vantaggio per Dynasty Warriors 9, ma ovviamente bisognava vedere di cosa fosse pieno questo mondo aperto; ed è proprio qui che casca il proverbiale asino: ci si muove all'interno di distese tanto ampie quanto vuote, i villaggi sono tutti uguali così come i castelli, e ciò non fa che rendere la fase esplorativa stucchevole e insipida; tanto che nei tragitti più lunghi a cavallo, seguendo peraltro un indicatore della direzione che spesso e volentieri fa i capricci, ci si annoia un bel po' e si vorrebbe che la stamina del nostro amico a quattro zampe non si svuotasse mai, così da rendere quantomeno più rapido il viaggio verso la meta di turno. Per una serie come questa, che ha sempre fatto della ripetitività un tratto distintivo, quasi un vanto, creando una nicchia di persone che apprezzano proprio questo aspetto dell'esperienza, viene da sé che trovarsi di fronte a un contesto del genere poteva essere molto rischioso.

Difatti, puntualmente, gli scontri con le pattuglie che abitano l'open world del gioco sono tutti rigorosamente identici, con gli stessi comandanti e le stesse formazioni: eliminarle diventa un esercizio monotono, e non bastano alcune accortezze introdotte per quanto concerne il sistema di combattimento a rendere le battaglie più coinvolgenti. Ai tradizionali attacchi veloci e lenti è stata infatti aggiunta la possibilità di effettuare variazioni tenendo premuto il tasto dorsale destro, così da aprire la guardia dei nemici più coriacei, lanciarli in aria per poi colpirli con una combo al volo, infliggergli dei danni mentre ancora sono a terra o sfruttare una "pioggia di ghiaccio" che rientra nel repertorio di Cao Cao. Il resto delle manovre viene affidato all'arma che decideremo di equipaggiare, più o meno potente e più o meno rapida, ma al di là di questi aspetti la filosofia che regola i combattimenti di Dynasty Warriors 9 è sempre la solita e non è stato fatto abbastanza per valorizzarla; anzi, la combinazione con l'open world ha reso ancora più ripetitivi determinati meccanismi


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Categorie: , Videogames


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