Arbitraggi orripilanti..... aiuti sfacciati alle solite.... il VAR per funzionare ha bisogno di un reset arbitrale

Napoli
10:20 del 30/01/2018
Scritto da Alberto

Arbitraggi orripilanti..... aiuti sfacciati alle solite.... il VAR per funzionare ha bisogno di un reset arbitrale, doveva servire a bloccare i favoreggiamenti, è servito solo a confermare una situazione arbitrale che da da pensare, altro che calciopoli, creata e gonfiata ad arte per azzerare una società ed una squadra troppo forti da vattere in campo.... la vera parola diveva e dovrebbe essere arbitropoli.... anche se non rigarda tutti, ma certi.....Il VAR non è in discussione ma il barcollante sistema calcio, non solo italiano.

Sorprende che nessuno tra i tantissimi commentatori televisivi si ricorda di chiarire ai telespettatori che una moviola non è altro che una sequenza di fotogrammi e che le immagini sono a due dimensioni non avendo profondità. Se lo ricordassero, molte delle riprese diventerebbero inutili, in quanto solo gli occhi di un giudice di gara sul campo, a pochi metri dalle azioni, possono giudicare correttamente l'entità dei contatti . Il VAR, pertanto, andrebbe utilizzato esclusivamente per azioni in cui non c'è contatto, visto che , per esempio, poggiando una mano chiusa a pugno sul volto di qualcuno, in una fotografia non si capisce se quel qualcuno sta ricevendo un pugno, specie se si inventa una smorfia di dolore !

Il problema della VAR è che invece di eliminare l'origine dell'errore arbitrale, semplicemente allunga il procedimento di decisione arbitrale offrendo dati utili sì, ma che possono tranquillamente essere ignorati alla bisogna e a discrezione dell'arbitro di turno. Ma se non si ha il coraggio di ammettere la necessità di ridurre l'incidenza della volontà del singolo arbitro sul destino delle partite allora questa tecnologia è solo uno spreco di denaro. E del resto capirai che grande invenzione: stiamo parlando di sei monitor e un auricolare...


A Cagliari, Tagliavento ha annullato in maniera del tutto arbitraria, senza nemmeno l’ombra di un pretesto comprensibile, il gol della vittoria del Crotone. Roba da ufficio indagini o sospensione immediata dell’arbitro, fate voi. Ma non è stato l’unico svarione di giornata: il Milan ha battuto la Lazio con un gol di braccio di Cutrone di cui nessuno incredibilmente si è accorto. Pure il Napoli ha piegato la resistenza del Bologna grazie a un rigorino generoso, ammissibile a velocità normale ma non certo davanti al replay.

È curioso che tutto ciò avvenga proprio nel momento di maggiore anarchia del pallone, che oggi a Fiumicino si riunisce per scegliere (o almeno provare a farlo) il nuovo presidente della Figc. Forse è un caso, forse no. Il nostro calcio è allo sbando totale. Da nove mesi senza i vertici della Lega, che passa da un commissariamento all’altro e si rifiuta persino di applicare il basilare principio della maggioranza semplice stabilito dal Coni, per paura reciproca di Lotito e Agnelli che le rispettive fazioni possano prendere il sopravvento. La nazionale non si è qualificata per la prima volta ai Mondiali e questo ha portato alle dimissioni forzate di Carlo Tavecchio, senza la minima alternativa credibile a disposizione. Persino Sky e Mediaset hanno scaricato la Serie A, che ora si ritrova costretta a farsi un suo canale per non perdere il miliardo dei diritti tv che manda avanti in tutto il carrozzone.

Il sistema è vicino al collasso, servirebbe una svolta seria guidata da uomini capaci e trasparenti. Invece la FederCalcio arriva al voto decisivo più spaccata che mai, con tre candidati che non entusiasmano, per usare un eufemismo: Damiano Tommasi, il presunto volto del cambiamento, è un ex calciatore che da quasi 10 anni fa il sindacalista in Federazione, e il massimo che è riuscito a fare è stato non presentarsi ai consigli federali dell’ultimo anno e mezzo in segno di protesta. Cosimo Sibilia è senatore di Forza Italia, oggi forse più preoccupato dalla ricandidatura al Senatoche dall’esito delle elezioni. Gabriele Gravina viene dalla Lega Pro dei mille fallimenti, parte da tanto tempo (forse troppo?) del sistema per rappresentare la rifondazione. In settimane di trattative (più sulle poltrone che sui contenuti) non si è trovato nessun accordo: soltanto nelle urne scopriremo chi sarà il nuovo presidente, che avrà quasi sicuramente una maggioranza debolee sulla testa la spada di Damocle del commissariamento da parte del Coni di Giovanni Malagò.

In questo caos, non c’è da meravigliarsi di ciò che accade in campo. Le due cose ovviamente non sono legate in maniera diretta, ma fino a un certo punto. Ad oggi, il calcio italiano non ha neppure un presidente che si alzi il lunedì mattina per dire che no, non è la Var ad aver sbagliato, solo Tagliavento ad essere un incompetente che da troppi anni fa il protagonista in Serie A

Riferimenti Il Fatto


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Categorie: , Calcio, Denunce


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