Signore e signori, è tornato l’Impero, con tutta la sua forza e arroganza: militare, propagandistica, culturale. Donald Trump è un burattino nelle mani dei suoi generali e del «Deep State» – quello dei servizi segreti e delle altre agenzie federali

Milano
08:00 del 25/09/2017
Scritto da Sasha

Signore e signori, è tornato l’Impero, con tutta la sua forza e arroganza: militare, propagandistica, culturale. Donald Trump è un burattino nelle mani dei suoi generali e del «Deep State» – quello dei servizi segreti e delle altre agenzie federali. Steve Bannon una stella cadente pronta a essere estromessa. La vera essenza dell’apparato industriale-militare che guida gli Stati Uniti da anni la spiega in poche parole il neoconservatore americano Michael Leeden, secondo cui a Washington non resta che «scegliersi ogni dieci anni circa un piccolo paesotto scadente e sbatterlo al muro, tanto per mostrare al mondo che facciamo sul serio». – Citato in D. Ikenson, «Over the Edge and into the Abyss for US-China Trade Relations?».

Dopotutto, come osserva Lucio Caracciolo su Limes, «l’identità americana, come si è consolidata in oltre due secoli, è imperiale o non è. Ove cessasse di considerarsi ed esibirsi indispensabile, la nazione rischierebbe di disintegrarsi. Al meglio, scadrebbe a grande potenza fra altre, alle quali non potrebbe più imporre i propri standard: dovrebbe rassegnare a concordarli».


Il paventato isolazionismo e il ridimensionamento dell’interventismo militare sono ormai un lontano ricordo del primo Donald Trump, quello che aveva sfidato il partito repubblicano dall’esterno, dichiarando guerra all’establishment: ora per riaffermare l’egemonia di Washington, Trump e il «Deep State» hanno bisogno di mostrare i muscoli, di far vedere al mondo chi comanda. Il bersaglio dell’imperialismo a stelle e strisce è ora la Corea del Nord, un nemico perfetto: il giovane Kim Jong-un è disprezzato da tutto l’Occidente per i suoi modi, così come l’impianto statale e socialista della Repubblica Democratica di Corea.

Non ci saranno grandi manifestazioni per la pace per Pyongyang e questo gli Stati Uniti lo sanno bene. Ma si tratta pur sempre di un’aggressione imperialista che va stigmatizzata, senza mezzi termini. Perché vi sono aggressori e aggrediti. Gli USA non possono essere gli investigatori e giudici del mondo e chi glielo consente supinamente, è direttamente complice. Per tale motivo, qualunque sia l’indice di gradimento verso la la Corea del Nord, la condanna delle politiche imperialiste statunitensi deve essere forte e unanime. Nessun «Regime Change» può essere tollerato, nemmeno se si tratta del «Nemico Perfetto» come quello coreano.

Da: QUI


Articolo letto: 259 volte
Categorie: , Cronaca, Denunce, Esteri


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook