Il Ministero della Salute lancia l’allarme: fra i 18 e i 24 anni, il 12 per cento delle donne soffre di anoressia, bulimia, binge eating disorder o altri disturbi dell’alimentazione

Roma
11:05 del 29/03/2014
Scritto da Albertone

Non siamo ancora ai livelli dell’America, ma la strada imboccata è quella. L’Italia riesce nell’impresa di copiare il peggio degli States: anziché prendere ad esempio la produttività industriale o l’integrazione sociale, ecco “importato” il modo di mangiare. Proprio noi, invidiati nel mondo intero per la bontà della cucina, abbiamo i giovani con un elevato tasso di disturbi nell’alimentazione. La responsabilità? Eccessivo ricorso ai fast food, orari sballati che impediscono una corretta digestione, scarsa propensione all’attività fisica e una generale sottovalutazione del problema. Ecco perché di recente il Ministero della Salute ha deciso di dedicare uno spazio sempre a questo argomento, mettendo a punto una pubblicazione che ha elencato i punti fermi per una gestione appropriata ed efficiente di queste malattie. Ancora una volta, meglio mettere le cose in chiaro e possibilmente nero su bianco.
L’obiettivo è scuotere le coscienze. Una necessità, visto che l’allerta è ufficializzata. Fra i 18 e i 24 anni, secondo le stime ministeriali, circa il 12 per cento delle donne soffre di anoressia, bulimia, binge eating disorder o altri disturbi dell’alimentazione. Meno comuni fra gli uomini (sono circa il 10 per cento di tutti i casi), si Manifestano però sempre prima: se in passato era difficile trovare casi fra adolescenti con meno di 15 anni, oggi non mancano pazienti in età da scuola elementare o media.
Perché se è vero che in parte i problemi possono essere dovuti a disfunzioni congenite, è sempre maggiore la causa ricollegabile a stress, difficoltà nelle relazioni famigliari, insoddisfazione e incapacità di accettazione di se stessi. Non mancano poi i messaggi negativi dai mass media, che per anni hanno insistito sul concetto di “magro è bello” causando poi anoressie, diete fai da te, persino rigetto congenito del cibo. Fenomeni su cui, in Italia, non esiste una scienza appropriata. La gestione delle malattie lascia a desiderare. Molto, se non moltissimo.
Di conseguenza, chi si accorge del disturbo alimentare, fatica a comprendere il punto di riferimento medico al quale rivolgersi. “Nella maggior parte delle Regioni italiane l’assistenza ai pazienti con disturbi dell’alimentazione è assai carente - spiega Mario Maj, direttore del Dipartimento di Psichiatria della Seconda Università di Napoli - Le psicoterapie basate sull’evidenza sono poco utilizzate e persino poco conosciute, mentre vengono praticati diversi interventi che non hanno alcun supporto scientifico”.
Una bocciatura quasi integrale. Per questo il tentativo è quello di sensibilizzare mamme, papà, insegnanti, istruttori. Tutti quelli che devono poter individuare un disturbo alimentare in un adolescente. Nelle ragazze un chiaro campanello d’allarme sono le anomalie o addirittura la scomparsa del ciclo, ma occorre fare attenzione anche quando un adolescente mostra un’eccessiva attenzione a ciò che mangia e magari evita cibi che prima consumava con piacere, salta i pasti con scuse poco credibili, organizza rituali attorno all’alimentazione.
Occhio anche se ci si accorge che l’adolescente va in bagno durante o subito dopo i pasti, se si pesa spesso passando molto tempo davanti allo specchio, se comincia a indossare abiti molto larghi. Molti pazienti manifestano insoddisfazione per il proprio corpo, lamentandosi di essere grassi o mostrando ipersensibilità per i commenti sul loro aspetto; tanti altri si isolano, evitano le situazioni sociali che implichino mangiare insieme, dedicandosi eccessivamente all’esercizio fisico.


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Categorie: Medicina, Salute


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