Si fa un gran discutere di regolamentare le unioni civili e permettere le adozioni anche alle coppie omosessuali. Persino la Presidente della Camera, Laura Boldrini, si è sbilanciata dichiarando di essere favorevole, sollevando un vespaio

Roma
09:30 del 26/01/2016
Scritto da Luca

Si fa un gran discutere di regolamentare le unioni civili e permettere le adozioni anche alle coppie omosessuali. Persino la Presidente della Camera, Laura Boldrini, si è sbilanciata dichiarando di essere favorevole, sollevando un vespaio, anche per il ruolo istituzionale che ricopre e che dovrebbe renderla, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, super partes.

Nel frattempo si sta decidendo quale sarà la regolamentazione delle Banche di Credico Cooperativo e soprattutto come sarà gestito il sistema dei crediti deteriorati del sistema bancario, che, fra sofferenze vere e proprie ed incagli, assommano alla notevole cifra di 348 miliardi di euro. La discussione su questa delicatissima situazione è oscurata mediaticamente da quella sui diritti civili.

Mi è così venuto in mente un episodio che trovo significativo di un certo modo di procedere della politica all’interno della UEM: il caso Slovenia. Prestate attenzione.

Tempo fa mi capitò di leggere questo articolo del Corriere della Sera: “La Slovenia approva i matrimoni gay. Sì anche alle adozioni“.

Ora generalmente io sono per la libera determinazione individuale della persona, purché non vada a scapito di terzi incolpevoli, per cui, di massima, una legge che aumenta e parifica i diritti delle coppie omosessuali senza ledere nessuno mi trova favorevole (sulle adozioni, poiché è in ballo il diritto del bambino a crescere in modo sano ed equilibrato, il discorso si fa più delicato). Poi però mi venne in mente questo pensiero: ma la Slovenia non è uno di quei Paesi entrato nell’euro tra gli ultimi ed al quale la moneta unica, stranamente (…), non ha portato tanto giovamento, anzi ha peggiorato e di molto la situazione di quella che veniva considerata “modello di virtuosismo finanziario e di buon governo, di capitalismo mitigato da un welfare alla scandinava“, come ricordava l’Espresso? Allora andai a controllare e, sì, la Slovenia è entrata nel gennaio 2007, nel 2009 ha subito pesantemente la crisi (-7,9% PIL), poi ha avuto due anni di debole crescita (1,3% nel 2010 e 0,7% nel 2011) e poi è ripiombata nella crisi (-2,5% nel 2012 e -1,1% nel 2013), fino a tornare ad una crescita a fine 2014, confermata nel 2015 (2,6%) trainata da esportazioni ed investimenti esteri sostenuti però da spesa pubblica, che ha condotto ad un deficit di bilancio al 4,9% nel 2014 e al 3,7% nel 2015. Il debito pubblico è passato dal 22% del 2008 al 84% del 2015. La disoccupazione è attualmente al 13,1%, con alta percentuale della componente giovanile e di lunga durata. Il Paese è in forte deflazione, con un dato negativo di -0,4% nel 2015 (dati qui).Naturalmente il governo in carica ha seguito tutte le ricette di austerità, tagli, privatizzazioni e inasprimento fiscale chieste da Bruxelles, per arrivare a questi mirabili risultati…

No, non si può dire che sia un Paese che sta bene.

Però sono sei anni che in Slovenia si discute di diritti successori e civili degli omosessuali e trasgenders. Ecco una breve cronistoria: nel dicembre 2009 il governo di centro sinistra presentò un nuovo progetto di Codice di famiglia, che prevedeva la piena parificazione delle unioni omosessuali agli altri tipi di famiglia, il matrimonio gay e le adozioni da parte di coppie omosessuali, e lo presentò in discussione presso l’Assemblea nazionale slovena. Il disegno di legge fu bloccato nell’Assemblea nazionale per un certo tempo, poi una versione di compromesso del Codice fu approvata nel giugno 2011, versione che concedeva alle coppie registrate dello stesso sesso tutti i diritti del matrimonio, tra cui l’adozione. Questa legge tuttavia fu abrogata in un referendum nazionale il 2012: il 55,22% dei votanti disse no al Codice approvato. Nel 2014 è stata ripresentata una legge che permette i matrimoni e l’adozione e l’attuale maggioranza di sinistra l’ha approvata, ma già si stanno raccogliendo le firme per un altro referendum abrogativo.

Una considerazione sorge spontanea, anche valutando il fatto che, ad esempio, Spagna e Portogallo sono gli Stati che nell’Europa del Sud hanno le maggiori tutele e riconoscimenti nel campo dei diritti personali e nella tutela delle diversità: non è che si stanno concedendo le tutele private in cambio dell’azzeramento dei diritti sociali? Le battaglie per la parità di genere e sesso sono diventati un’arma di distrazione dell’opinione pubblica per nascondere lo svuotamento dei diritti dei lavoratori, la compressione dei salari, la perdita della sovranità economica? E non è che queste battaglie vengono ciclicamente riportate alla ribalta in concomitanza di interventi economici delicati e potenzialmente pregiudizievoli per il futuro del Paese? Io credo di sì.

Luciano Barra Caracciolo ha coniato per questi ed altri diritti privati l’efficace termine di “diritti cosmetici” per indicare proprio il loro essere un “abbellimento” di una società privata del diritto ad una esistenza economicamente dignitosa, che però può vantare la formale non discriminazione delle persone per genere, sesso o provenienza, una società dove il lavoratore è tornato alla mercé del datore di lavoro, grazie al Jobs act in Italia e alle tante “riforme strutturali” attuate nel resto d’Europa, ma abbiamo la formale piena parità fra padre e madre, anzi Genitore 1 e Genitore 2, per non essere tacciati di omofobia.

La Slovenia adesso potrà avere sposi e genitori dello stesso sesso: auguri!

Nel 2015 secondo Workbook lo stipendio mensile medio sloveno è di € 791,00, poco sopra quello della Spagna che è di € 757,00 e maggiore di quello del Portogallo che è di € 589,00: i Paesi periferici con maggiori diritti personali.

Sarò io malfidato…


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Categorie: Cultura, Curiosità, Denunce


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