Diminuzione tasse? Renzi ha improvvisato, non esiste nessun piano! L'accusa è pesante: Renzi sabato ha improvvisato, il piano tasse non esiste, i suoi tecnici lavoravano a dossier diversi e sono rimasti spiazzati

Roma
11:00 del 21/07/2015
Scritto da Gerardo

L'accusa è pesante: Renzi sabato ha improvvisato, il piano tasse non esiste, i suoi tecnici lavoravano a dossier diversi e sono rimasti spiazzati. E in tutto questo, mentre Palazzo Chigi spiega e sottolinea, il Tesoro tace. Che la sparata di Matteo Renzi su Imu e Tasi (e il "patto con gli italiani"per 50 miliardi di tasse in meno entro il 2018) sembrasse una mossa elettorale lo hanno detto in tanti (il direttore di Libero Maurizio Belpietro ha suggerito di tassare le balle di Renzi, per risanare l'Italia), e ora il Fatto quotidiano ci aggiunge il carico, facendo filtrare qualche voce dai ministeri che hanno il compito di trasformare le promesse del premier in realtà: "Sarà un miracolo se arriviamo a 10 miliardi a gennaio". Che ovviamente non basterebbero. 

Le coperture non bastano - E qui si torna all'eterna diatriba sulle coperture. A sinistra molti sono convinti che non ci siano, per Pierluigi Bersani Renzi è addirittura come Silvio Berlusconi. Di sicuro, sarà dura trovare i 35 miliardi in tre anni (che diventano 50 con il bonus Irpef e gli incentivi alle assunzioni stabili). Dal governo per ora giurano che si riuscirà ad evitare lo scatto delle clausole di salvaguardia a gennaio suIva e accise (16,2 miliardi), per il resto si spera in una "robusta crescita"che porti più soldi sotto forma di consumi (e dunque Iva) e redditi da tassare e in minori spese per gli interessi sul debito (confidando che lo spread resti sotto i 100 punti, non scontato). Il resto sono quasi noccioline: dalla revisione di detrazioni e agevolazioni fiscalidovrebbero arrivare 3 miliardi, altrettanti dai tagli ai sussidi alle imprese, 2 dai tagli alla Difesa (sempre molto incerti). 

L'unica possibilità -  La sfida vera, l'unico modo per farcela, sarà lavorare in deficit, e servirà una lunga, faticosissima trattativa con l'Unione europea, peraltro già provata dal caso Grecia. Che per certi versi apre varchi all'Italia, ma è difficile che gli ultra-rigoristi concedano così facilmente un'altra deroga a un Paese coi conti ballerini.


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Categorie: Politica


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