L’identità di una cultura passa anche attraverso la tutela della lingua o del dialetto parlato: mentre in Italia scompaiono le minoranze linguistiche, all’estero c’è chi tiene duro. Con risultati insperati...

Bolzano
09:59 del 31/08/2014
Scritto da Albertone

In Italia i dialetti sono “cose” da film. La battuta in lombardo stretto o in siciliano è messa ad arte per suscitare una risata, uno sguardo di strabiliato stupore. Ed invece il dialetto è quanto di più bello possa esistere. È l’affermazione dell’identità culturale di un popolo, di una regione, alle volte persino di un’etnia. Ma, si sa, l’Italia è troppo sofisticata per apprezzare queste piccole cose. È invece più interessata ai vari Fabrizio Corona e Belen Rodriguez, e pazienza se poi vanno persi i pilastri della nostra cultura, quelli dei nostri padri e dei nostri nonni. F

ortuna vuole che nel resto del mondo non vada così. C’è ancora chi è disposto a farsi forza per difendere la propria identità linguistica. Spesso non è facile, perché la nazionalizzazione tende ad unificare, ma c’è chi ce l’ha fatta. Vale, però, una regola molto semplice: “Una comunità di persone può esistere solo in un ambiente che le permette di vivere e nel quale è possibile reperire i mezzi per la sopravvivenza. Laddove le comunità non possono prosperare, la loro lingua è in pericolo, e quando perdono i loro parlanti, le lingue muoiono”, come hanno spiegato Daniel Nettle e Suzanne Romaine in “Voci del silenzio. Sulle tracce delle lingue in via di estinzione”.

Quando muore una lingua non fa notizia al telegiornale e non ritorna nemmeno mai. Ve l’immaginate voi un’Italia in cui gli atti ufficiali sono in latino o un’Unione Europea che basa i propri negoziati politici sfruttando l’esperanto. Esatto, impossibile. Ed allora oggi sono oltre 600 le lingue e i dialetti in via di estinzione. Altre 1.800 lingue su oltre 6.000 lingue parlate in tutto il mondo sono ad alto rischio di estinzione. Le persone che le parlano sono sempre meno e non c’è ricambio generazionale. I figli, insomma, non imparano la lingua dei padri. Succede così anche in Italia, dove i dialetti vanno stinguendosi. In Sudamerica, per esempio, molte lingue indigene sono minacciate dalla costruzione e creazione di mega-progetti come dighe, miniere o piantagioni che, appropriandosi della terra di comunità indigene, ne mettono in fuga gli abitanti con la conseguente dispersione della comunità, della sua cultura e lingua.

Delle 170 lingue parlate oggi nella Federazione Russa 131 sono considerate in pericolo, e anche in Europa le lingue in via di estinzione sono circa 120, come ad esempio il sardo, il corso o il frisone settentrionale. Ma per fortuna la tutela delle lingue minoritarie non è segnata solamente da notizie preoccupanti, ma anche da qualche sviluppo positivo. Le lingue indigene in Messico e Guatemala ad esempio stanno vivendo un’incredibile rinascita, molte televisioni regionali trasmettono nelle lingue maya e vi sono anche produzioni di telenovelas in lingue maya”.

Nel 2003 il Messico ha riconosciuto i diritti individuali e collettivi di tutti coloro che parlano una delle 62 lingue indigene riconosciute come lingue nazionali e quindi parti integranti del patrimonio culturale messicano. Sempre in Messico ha riscosso molto successo anche la traduzione del browser Firefox in 30 lingue indigene.


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Categorie: Cultura


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