Dieta a giorni alterni: non è la trovata dell’ultimo momen¬to ma un argomento serio, di cui si occupa un autorevole gruppo di ricerca dell’Universi¬tà dell’Illinois a Chicago (Usa), che, per la prima volta, ha te¬stato questo nuovo approccio su un gruppo di persone obese

Milano
17:00 del 25/05/2016
Scritto da Samuele

Dieta a giorni alterni: non è la trovata dell’ultimo momen­to ma un argomento serio, di cui si occupa un autorevole gruppo di ricerca dell’Universi­tà dell’Illinois a Chicago (Usa), che, per la prima volta, ha te­stato questo nuovo approccio su un gruppo di persone obese (il relativo studio è pubblicato dall’ American Journal of Clini­cal Nutrition ). L’ipotesi è che alternando giorni di alimenta­zione libera, con altri di forte restrizione calorica, sia possibi­le favorire una maggiore ade­sione al regime dimagrante che normalmente prevede una dieta meno severa, ma senza giorni di libertà.

L’interesse nei confronti di questo studio, in realtà piccolo, è giustificato da alcune ricerche precedenti che suggeriscono come questo tipo di strategia possa avere, al­meno in modelli animali, bene­fici per la salute che vanno ol­tre la perdita di peso. Nello stu­dio americano, 16 persone obe­se hanno alternato, per 8 setti­mane, un giorno di semi digiu­no (con sole 450 kcal , equiva­lenti ad un piccolo pasto) con uno in cui potevano mangiare a volontà, cercando però di li­mitare i grassi. Nelle prime 4 settimane, i menu del giorno di dieta erano forniti dal cen­tro di ricerca, nelle altre 4, veni­vano scelti dai singoli. Dopo 8 settimane si è osservata una perdita media di peso di 5,6 kg (si andava da 4,5 a 13,5 ) supe­riore a quanto atteso (2,2 kg).

Si è osservata anche una ridu­zione della pressione sangui­gna oltre che dei livelli ematici di colesterolo totale (21%), co­lesterolo Ldl o 'cattivo' (25%) e trigliceridi ( 32%). Allora, per combattere i chi­li di troppo basta 'fare i bravi' un giorno su due? Bisogna di sicuro aspettare di saperne di più, anche per vedere se i chili persi non ritornano una volta terminata la dieta: questo è in­fatti il principale problema nel­la terapia dell’obesità «I risultati ottenuti con que­sta dieta — aggiunge Lorenza Caregaro Negrin, direttore del Servizio di dietetica e nutrizio­ne clinica dell'Università di Pa­dova — vanno presi con caute­la anche perché dei 20 soggetti che hanno partecipato alla ri­cerca, solo 16 hanno concluso il programma. E nessuno dei soggetti prescelti per questo esperimento presentava malat­tie particolari a parte l’obesità.

Questo ci dice due cose: che non tutti si adattano ad una strategia di questo tipo ma, pri­ma ancora, che una restrizione calorica così severa, anche se applicata solo un giorno su due, richiede una attenta valu­tazione dello stato di salute. Nelle giornate di quasi-digiu­no l’introito di proteine, carboi­drati e altri importanti fattori nutritivi, come il calcio, e pro­tettivi, come la fibra e vari com­posti antiossidanti, era del tut­to inadeguato e questo può comportare dei rischi, specie a medio e lungo termine.

A do­ver evitare questo tipo di diete sono soprattutto donne in gra­vidanza e che allattano, adole­scenti e anziani, diabetici e chi soffre di insufficienza renale, epatica o cardiaca. Lo stesso va­le per chi ha (o ha avuto) un disturbo del comportamento alimentare: saltare i pasti può infatti favorire la 'perdita di controllo'». E che dire della riduzione della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo e trigliceri­di? Risponde Caregaro: «il mi­glioramento di questi parame­tri, importanti indicatori del ri­schio cardiovascolare, è legato all'entità della perdita di peso più che al tipo di dieta. Vari stu­di hanno infatti dimostrato che qualsiasi dieta che porti a un calo di peso si accompagna al miglioramento della mag­gior parte dei fattori di rischio cardiovascolare.

Per quanto ri­guarda lo studio in questione, c'è anche da osservare che tut­ti questi parametri erano nella norma già all’inizio. Insomma, non è escluso che nuove strate­gie possano rappresentare un aiuto per il controllo del peso, ma è fondamentale valutarne bene rischi e benefici, senza il­ludersi che esistano soluzioni miracolose. Dopotutto il calo di peso medio osservato in questo studio è quello che si può ottenere con una normale dieta ipocalorica accompagna­ta da attività fisica e la giorna­ta di alimentazione 'libera' non era poi del tutto libera: i partecipanti allo studio erano infatti invitati a ridurre il con­tenuto di grassi». 


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Categorie: Salute


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