La carenza di iodio nella dieta costituisce ancora oggi un grave problema sanitario e sociale in tutto il mondo, compresa l’Italia dove si ammalano di gozzo (aumento del volume della tiroide causato dalla carenza di iodio) circa 6 milioni di persone, più del 10% della popolazione con circa 50 ricoveri ogni 100 mila abitanti e un impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale di oltre 150 milioni di euro all’anno.

Firenze
12:30 del 30/09/2016
Scritto da Gregorio

La carenza di iodio nella dieta costituisce ancora oggi un grave problema sanitario e sociale in tutto il mondo, compresa l’Italia dove si ammalano di gozzo (aumento del volume della tiroide causato dalla carenza di iodio) circa 6 milioni di persone, più del 10% della popolazione con circa 50 ricoveri ogni 100 mila abitanti e un impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale di oltre 150 milioni di euro all’anno. Nonostante la carenza di iodio risulti attenuata rispetto al passato si stima che nel mondo il 29% della popolazione sia ancora esposta a questa carenza nutrizionale.

La carenza di iodio

La carenza di iodio può comportare manifestazioni differenti a seconda del periodo della vita in cui si presenta. Lo iodio ha una funzione determinante negli esseri viventi: esso è il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei, il cui ruolo è centrale nello sviluppo, nella crescita e nel mantenimento dell’equilibrio metabolico dell’individuo. Proprio per questo, i momenti in cui gli effetti della carenza possono diventare più seri sono la gravidanza e l’infanzia. Secondo i Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti (LARN) il fabbisogno giornaliero di iodio nell’adulto è di 150 microgrammi, millesimo di grammo), nel bambino e nell’adolescente è tra i 90 e i 120 μg, mentre il fabbisogno aumenta fino a 220 μg al giorno in gravidanza e fino a 290 μg durante l’allattamento; in questi ultimi due casi una sua eventuale carenza aumenta il rischio di aborto nella donna e i deficit cognitivi nel bambino.

Lo studio

Ora uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano mette in luce lo scarso consumo di alimenti ricchi di iodio e i rischi per la salute, in particolare per il feto e l’accrescimento dei bambini. Secondo lo studio, che ha esaminato 1.200 interviste (tra le 5.000 realizzate nel 2015 in tutta Italia utilizzando il software online gratuito messo a disposizione di medici, pediatri, dietisti e operatori sanitari), si stima che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora esposta alla carenza di iodio. Secondo l’analisi emerge che mediamente gli intervistati raggiungono solo 60 microgrammi di iodio giornaliero con gli alimenti, pari a meno della metà della dose consigliata e che solo il 5% degli intervistati raggiunge il fabbisogno quotidiano.

Gli alimenti con lo iodio

Gli alimenti più ricchi di iodio sono i crostacei, i mitili e i pesci di mare. Una porzione (sgombro, cefalo, baccalà, merluzzo) apporta circa 150 microgrammi di iodio. Anche le uova (35 microgrammi di iodio) ne contengono molto, così come lo yogurt (78 mg) e alcuni formaggi (taleggio, Fontina, mediamente contengono 45 mg di iodio, mentre quelli stagionati come provolone, pecorino romano o grana circa mg 38). La carne ne contiene 50 mg per chilo. Anche i vegetali sono poveri di questo minerale la cui quantità dipende da quella contenuta nel terreno. Infine, è importante utilizzare il sale iodato, ma anche a causa della piccola quantità non basta a garantire l’apporto quotidiano di iodio.


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Categorie: Salute


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