Poter recensire Destiny come qualunque sua espansione è stato fin da sempre il cruccio maggiore di ogni recensore che si rispetti.

Bologna
12:00 del 23/09/2016
Scritto da Samuele

Poter recensire Destiny come qualunque sua espansione è stato fin da sempre il cruccio maggiore di ogni recensore che si rispetti. Gioco variegato e sfaccettato sotto moltissimi aspetti, la creatura di Bungie fin da subito è stata restia a farsi affibbiare un giudizio sia numerico che di grado, limitante molti degli aspetti sotto i quali questo gioco è nato. Titolo dalla fortissima motrice multiplayer e, sopratutto, dallo spiccato ascendente social, Destiny ha messo alle strette molti recensori e spaccato a metà sia critica che pubblico: c’è chi lo ha amato, c’è chi lo ha odiato, c’è chi è rimasto affascinato dalle grandi potenzialità di un titolo MMO ibridato in un eccellente sparatutto ma che, come una amante prima sedotto e poi abbandonato, è rimasto scottato dalla difficoltà di saltare su quel treno in corsa che è partito, senza nemmeno un minuto di ritardo, quel lontano 9 settembre 2014. 
Destiny entra dunque nel suo terzo anno effettivo di militanza tra i giochi online più giocati e apprezzati al momento su console, e lo ha fatto con l’uscita di un DLC, I Signori del Ferro, che sarà in tutto e per tutto l’ultimo. Un DLC che è stato presentato con la promessa di essere talmente corposo da poter durare fino al 2017. Noi lo stiamo giocando dalla sua uscita, e volevamo condividere con voi le nostre prime impressioni. Impressioni alle quali seguirà una recensione vera e propria, ma non prima di aver provato tutte le attività che Bungie ha promesso di inserire, da qui ai prossimi giorni. Abbiate pazienza, nel frattempo godetevi questo aperitivo a base di lupi, di malvagie tecnologie senzienti e di quel profondo senso di nostalgia che ci accompagna fin dal DayOne, e cioè dal quel momento in cui il nostro Guardiano si risvegliò per la prima volta a fianco di Spettro, davanti la Breccia del Cosmodromo.



Uno sguardo veloce


Il Cosmodromo, già. Il punto da dove tutto è partito e dove tutto, in senso figurativo, finirà. Questo perché I Signori del Ferro sarà, come annunciato da Bungie mesi or sono, l’ultimo grande DLC giocabile prima del rilascio, previsto per il 2017 si spera, di quello che sarà il secondo capitolo della saga di Destiny. Ma lasciamo perdere i progetti futuri e torniamo un attimo a noi. Proprio per la varietà di attività proposte daDestiny e dalla vastità insita in un titolo forgiato sopra una spiccata componente MMO, anche per noi di Spaziogames ci sarà difficile recensire, dando un voto quanto mai coerente con quella che può essere la nostra esperienza videoludica, ad un titolo del genere. Di conseguenza abbiamo deciso di proporvi un primo articolo, questo, in cui cerchiamo di raccogliere le nostre impressioni a caldo, dopo circa una decina di ore di gioco. 
Nonostante i (grossi) problemi che hanno intaccato il debutto del DLC nelle prime ore di messa in linea, già dopo qualche ora e grazie agli interventi di ripristino, i server ci sono parsi più che agibili. Seppur qualche problema di troppo sia sovvenuto nella serata dell’altro ieri, con giocatori costretti ad avviare quest ed assalti in solitaria poiché le funzioni del party erano ineseguibili, il tutto sembra essere tornato alla normalità già nella giornata di ieri. Dunque, superati questi problemi tecnici, siamo riusciti a prendere dimestichezza con le nuove funzioni e attività offerte dal titolo Bungie. Funzioni e attività, ricordiamolo, che al momento sono manchevoli del raid e di altre attività, come ad esempio le corse con gli astori che arriveranno a dicembre. Questa politica criticata da molti, affonda negli errori del passato: molti aggiornamenti sono già previsti ma verranno rilasciati gradualmente nel tempo affinché si tenga sempre vivo l’interesse per il titolo. In soldoni, si cerca di limitare quei tempi morti scanditi dal reset settimanale che spesso, per mancanza di attività secondarie da portare avanti, hanno assunto una forte connotazione negativa a causa di una ciclica monotonia, e che, sopratutto durante il primo anno, hanno spinto molti giocatori ad abbandonare i server di Destiny.

 Già dal primo accesso ci siamo resi conto della fioritura di attività presenti sulla Torre che, senza farci troppo tergiversare, ci ha spinto immediatamente ad iniziare la story line, step necessario per far la conoscenza dei nuovi personaggi e per sbloccare le prime quest. 



Quella narrativa a lungo rimasta sopita


Spogliata della complessità narrativa vista nelle precedenti espansioni, questa story line ci appare fin da subito lineare, ma nella sua cinematica semplicità al contempo si dimostra diretta e brutale: un chiaro punto di svolta rispetto al passato, dove spesso ci era apparsa troppo discontinua e sfilacciata. E’ proprio grazie alla modalità storia de I Signori del Ferro che la mitologia di Destiny, fin qui troppe volte sopita, ha la sua più grande celebrazione: i moltissimi frammenti narrativi sparsi qui e lì, tra dialoghi troncati e descrizioni cabalistiche e lacunose delle armi, lasciano spazio a chiari riferimenti scritti e recitati, a sequenze video dal forte impatto emotivo, andandosi a posizionare chiaramente nel metauniverso narrativo di Destinysu quel lungo filo rosso che intercorre in tutte quelle attività, come la periodica apertura dello Stendardo di Ferro, che ogni giocatore è chiamato periodicamente ad affrontare. Jodler, Timur, Silmaril, Nirwen smetteono di essere rimandi di qualcosa che non si conosce, non sono più nomi buttati a caso nel calderone dell’oblio della conoscenza, ma acquisiscono fin da subito epicità e consistenza, venendo associati a figure guerriere in carne ed ossa che, molto prima di noi, hanno calcato l’universo plasmato dal Viaggiatore e che, con esso, ne hanno conosciuto come la gloria, il decadimento. Anche la geografia prende respiro e spessore, quando, poco dopo l’inizio delle prime missioni, ci verrà presentato il Picco di Felwinter, ovvero il luogo dove le micidiali armi che molti Guardiani impugnano fin dall’Anno Uno sono state temprate e forgiate nella gloria dei Signori di Ferro. 
Un taglio narrativo lineare ma interessante che nel paio di ore che ci sono servite per completare la story line principale, grazie ad una colonna sonora fuori dagli schemi, e grazie ad ambientazioni forse poco innovative ma sicuramente molto ispirate, ha saputo veramente donarci un senso di meraviglia che da troppo tempo mancava nel titolo Bungie. Ambientazioni riprese passo passo dal Cosmodromo ma riadattate alla minaccia che ci verrà chiesto di affrontare: i terribili Caduti Tecnosimbionti una nuova minaccia che saremo chiamati ad affrontare. E sarà proprio tra le rovine arrugginite del Cosmodromo, attraverso un’inquietante nebbiolina ed una costante, nostalgica, nevicata, ci verrà chiesto di ripercorrere proprio quei passi che, anni fa, ci portarono a divenire Guardiani per la prima volta.


Hai detto “Gjallarhorn”?

Impiegate circa un paio di ore per finire la story line principale ed esplorata una zona social nuova di zecca dall’ambientazione mozzafiato, fin da subito ci si è aperto di fronte un ventaglio di attività molte delle quali richiedono un livello di Luce troppo elevato per il nostro personaggio. Per chi non sia un veterano di Destiny, il livello di Luce è il livello di forza di un singolo personaggio. Ovviamente, attività più pericolo richiedono un livello di Luce più elevato, livello che al momento ancora non possediamo e per il quale alcuni degli Assalti che permetto di trovare pezzi di equipaggiamento rari sono a noi inaccessibili. Come in ogni MMO che si rispetti, la strategia è quella di effettuare le tante attività presenti al fine di livellare il più velocemente possibile, accumulare armi già forti per poter poi tentare la scalata verso le attività più pericolose e difficili. E’ quello che stiamo facendo ma è pur sempre un cammino lungo, difficoltoso e impervio, che solo i più pazienti e quelli accompagnati da un nutrito gruppo di amici potranno affrontare. Un cammino che, come detto in precedenza, si dipana fin dall’Anno Uno, facendo da raccordo e snodo cruciale per quello che in questi tre anni è stata la vita del titolo Bungie. Perché fin dai primi passi, ci è stato consentito capire che le tante armi possedute fino ad ora, non diverranno obsolete come spesso è successo con il cambio tra un DLC ed un altro, anzi al contrario, grazie alle Infusioni che permetteranno di poterle far salire di livello, potranno essere continuate ad usarle, affiancandole mano mano a quello che saranno i nuovi pezzi di equipaggiamento. Motivo per cui, richiesti a gran voce da moltissimi giocatori nel corso delle due precedenti stagioni, torneranno disponibili in questo Anno Tre i pezzi di equipaggiamento che hanno fatto la storia dell’Anno Uno. Senza volervi spoilerare nulla, preparatevi a graditissimi ritorni tra le armi più amate di sempre.



Spaziogames


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Categorie: Videogames


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