Incredibile decisione degli ultras di Sampdoria e Genoa per protestare contro la collocazione oraria (12,30) della stracittadina del 2 febbraio

Genova
10:39 del 25/01/2014
Scritto da Albertone

In campo sarà battaglia. Genoa contro Sampdoria, Grifone contro Baciccia, rossoblu contro blucerchiati. Uno spettacolo che nel corso degli anni ha regalato gioie ad entrambe le piazze, ha visto le magie di Cassano e l’esplosione di energia di Gilardino. Un derby sentito come nessun altro in Italia.
A Genova, essere del Genoa o della Samp fa la differenza. Non ci sono “cugini”, solo rivali. E la stracittadina è il momento in cui Marassi esprime il proprio verdetto: più forte l’una, più forte l’altra, pari e patta. Oltre 35mila spettatori che domenica 2 febbraio non ci saranno. Per protesta. Per ricordare che il calcio è di chi lo ama (per riprendere un celebre spot tv) e non di chi lo paga (sempre in tv, s’intende). Per ribadire che alle 12,30, a Genova come a Milano e a Palermo, la gente mangia ed ha il sacrosanto diritto di trascorrere il pranzo domenicale con moglie, figli, genitori, parenti.
Così, di fronte all’incredibile decisione della Lega Calcio, le tifoserie delle due squadre hanno trovato un punto in comune: allo stadio non si entra. Curva nord, sede del bollente tifo genoano, e Curva Sud, cuore pulsante dei blucerchiati, resteranno vuote. Una minaccia che tale non è. Molto più semplicemente, le tifoserie organizzate hanno diramato due comunicati a brevissima distanza l’uno dall’altro, in cui Annunciano di disertare il derby. Se lo guarderanno sui televisori dei bar che stanno attorno a Marassi.

Rigorosamente a distanza per evitare di incrociarsi, probabilmente sorvegliati a vista da un massiccio schieramento di Forze dell’ordine che ora sono preoccupate per possibili ricadute di ordine pubblico. Un problema cui nessuno aveva pensato prevedendo un afflusso regolare allo stadio. Il coup de theatre stavolta lo hanno messo in scena gli ultras. Loro in gradinata non ci vanno ed ora la frittata è fatta. Per invocare un cambio di orario si era mossa persino la Politica genovese.
Perché il derby è il derby all’ombra della Lanterna, una di quelle giornate di festa e di mobilitazione generale, 35mila persone che dal centro vanno verso lo stadio muovono anche il commercio oltre ai piedi. Vista la collocazione comunque infelice di Marassi, l’orario ideale sarebbe stato quello delle 15 del pomeriggio. Al più la sera del sabato o della domenica. Ma a pranzo, proprio no.

Già una volta, la curva della Samp inscenò il funerale del calcio – con tanto di bara in cartoncino – in occasione di una precedente gara di campionato giocata alle 12,30. Anche in quel caso, il gioco sul campo passò in secondo piano. Il messaggio inviato a Lega Calcio e pay-tv evidentemente non deve aver raggiunto il destinatario. Ma il derby a mezzogiorno è davvero troppo. Sugli spalti sono previste 20mila persone, ma non è escluso che alla protesta possano aggiungersi anche i possessori dei biglietti dei “Distinti” o delle “Tribune”.
Impossibile prevedere ulteriori sviluppi, improbabile un cambio di orario. Beffa delle beffe, per la Samp è già stata prevista per le prossime giornate un’altra gara a mezzogiorno a Bergamo, contro l’Atalanta…


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Categorie: Calcio, Cronaca


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