La corte d'Assise d'Appello ha emesso sentenza di condanna a 30 di reclusione per l'imputato Parolisi, sconto sulla pena. In primo grado era stato condannato all'ergastolo

L Aquila
17:09 del 01/10/2013
Scritto da Luca

Si è concluso il processo di appello che vedeva come imputato Salvatore Parolisi, per l'omicidio della moglie Melania Rea,  uccisa con 35 coltellate il 18 aprile 2011 nel boschetto di Ripe di Civitella. In primo grado i giudici avevano pronunciato sentenza di ergastolo, mentre la sentenza della Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila pur confermando la colpevolezza dell'imputato Parolisi, gli ha concesso uno sconto sulla pena, infatti, ha escluso le aggravanti e lo ha condannato a 30 anni di reclusione.

Due ore e mezzo è stata la durata dell'udienza finale del processo, nel corso della quale il Pm Romolo Como aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per il caporalmaggiore, già condannato in primo grado, il 26 ottobre 2012, al carcere a vita. Stessa richiesta era stata avanzata dalla famiglia Rea, costituitasi parte civile, per il tramite del loro legale, Avv. Gionni, il quale a sostegno dell'istanza, ha prodotto nel corso dell'istruttoria tutta una serie di elementi probatori diretti a dimostrare la colpevolezza dell'imputato. In aula il legale della famiglia Rea ha mostrato anche una video chat hard di Parolisi e della sua amante Ludovica.

Obiettivo del l'intervento del legale era quello di smontare le repliche della difesa di Salvatore Parolisi. 'Per questo - come ha raccontato lo stesso Avv. Gionni - è stata mostrata la video chat di Parolisi con l'amante Ludovica, nella quale i due si mostrerebbero reciprocamente le parti intime'. 'La chat hard è stata mostrata - ha spiegato il legale - per contestualizzare la lettera prodotta dalla difesa di Parolisi nella quale Salvatore dice alla moglie di volerle bene: la chat è di soli quattro giorni precedenti la lettera spedita alla moglie'. Nonostante le due richieste, del Pm e della difesa della famiglia Rea e i tentativi di far confermare totalmente la pronuncia di primo grado, tutto ciò non è bastato a far ottenere l'ergastolo al Parolisi.

Per contro, gli avv.ti Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, difensori dell'imputato, ne avevano chiesto l’assoluzione, per mancanza di prove certe, sostenendo che non ci fossero prove nemmeno che l'imputato fosse in quel giorno e a quell'ora sul luogo dell'omicidio. Alla pubblica lettura della sentenza, il Parolisi, che probabilmente si aspettava l'assoluzione, alla conferma della condanna da parte dei giudici, ha pronunciato le parole  'non è giusto, non è giusto, non è giusto' e gli stessi suoi difensori si dichiarano delusi dalla sentenza e, pur accettando il verdetto, si riservano di leggere le motivazioni, che verranno depositate in seguito, per decidere se ricorrere in Cassazione o meno. Intanto, fanno sapere che: 'E' importante aver eliminato l'ergastolo (infatti nel nostro diritto vige il divieto della reformatio in pejus), ma ci aspettavamo una sentenza leggermente più umana'.

Anche i parenti della povera donna uccisa hanno Manifestato le loro prime sensazioni. Per mamma Rea, commossa, "giustizia è fatta". Michele, fratello di Melania, pensa alla nipotina, solo 18 mesi all'epoca della morte della mamma: "Sicuramente saprà la verità quando sarà il momento e mia sorella ci aiuterà da lassù". "Giudichiamo molto positivamente la sentenza - commenta il legale dei Rea, l'Avv. Mauro Gionni - Parolisi resta colpevole, la famiglia ha accolto molto favorevolmente il verdetto". "Abbiamo lottato per arrivare fin qui, abbiamo creduto nella giustizia, ora è arrivata questa sentenza tanto attesa", aggiunge Michele, l'unico dei familiari di Melania, fuggiti in auto subito dopo la sentenza, che ha avuto il coraggio di affrontare i cronisti. E Michele ripete: "Salvatore ha riportato questa ennesima condanna pesante, e sebbene resti sempre una sconfitta per la vita, resta una vittoria per la giustizia". Ultima l'analisi dello zio Gennaro, per il quale è tanta l'amarezza: "Eravamo sicuri dell'esito, ma in noi c'è solo tristezza per non avere più Melania".
Nessun commento, invece, da parte dei sei giudici popolari che hanno pronunciato la sentenza dopo nove ore di Camera di Consiglio.


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Categorie: Cronaca


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