Stime macroeconomiche della Commissione europea negative per l'Italia su pil, deficit e debito pubblico. La nostra economia non cresce e non riusciamo a risanare i conti pubblici, che peggiorano in maniera allarmante.

Potenza
08:30 del 11/11/2019
Scritto da Sasha

CRESCITA ZERO, ITALIA ULTIMA NELLA UE - Siamo quasi alla fine dell’anno ed è tempo di festività, del Natale e di bilanci, di certo non preventivi né preventivati. Il Governo Conte-bis, nato sotto i migliori auspici e l’appoggio dell’Europa che doveva soddisfare quanto giunto dalle urne prima dell’estate, si accingeva ad accogliere ottimi risultati derivanti dal crollo dello spread e dei rendimenti dei decennali italiani, fino al momento in cui tutto è cambiato e davvero occorre chiedersi cosa ne sarà del nostro paese.

Nella giornata di venerdì le borse hanno consumato una triste seduta ed ancor più l’Italia, la quale non solo ha chiuso in ribasso, ma si è anche vista in un certo periodo temporale fortunatamente basso, sorpassata dalla Grecia per quanto riguarda lo spread, ossia il differenziale tra i titoli decennali emessi dallo Stato Italiano ponderati rispetto a quelli similari tedeschi, presi a riferimento. Fortunatamente il nostro spread è poi riuscito a chiudere sotto i 150 punti base, ma la Grecia, a 155 ed a rischio default fino a pochi anni fa, oramai è in odore di sorpasso acquisito e domani probabilmente questo accadrà.


CRESCITA ZERO, ITALIA ULTIMA NELLA UE - L’Italia, dunque, è tornata a palesare le proprie debolezze, fragilità conclamate dalla stessa Europa che giovedì scorso ha visto la Commissione Europea lanciare un allarme al nostro paese durante l’aggiornamento delle stime dei parametri macroeconomici triennali

Curiose le affermazioni del commissario uscente agli Affari monetari, Pierre Moscovici: “quest’anno non abbiamo nemmeno lontanamente preso in considerazione l’idea di bocciare la manovra dell’Italia. A differenza dell’anno scorso, c’è un governo dalle rassicuranti posizioni europeiste. Ma non ci sono due pesi e due misure”. Sulla disparità di trattamento dell’Italia “giallo-verde” rispetto a quella “giallo-rossa” sarebbe bene tacere.

I numeri degli stessi commissari dimostrano che paradossalmente nel 2018 sia stata bocciata una manovra che, pur di poco, avrebbe ridotto il deficit nominale e strutturale, mentre quest’anno se ne avalla una, che innalzerebbe entrambi.

La nota dolente, comunque, appare un’altra: l’Italia non cresce più e da troppi anni. A causa di ciò non riesce a fare di meglio sui conti pubblici, perché ha raschiato il fondo del barile con le misure estemporanee e una tantum, avendo adesso bisogno di serie riforme a lungo termine per contenere la spesa pubblica e rilanciare la crescita. I mercati hanno notato questo “gap” tra stato dell’arte e necessità per l’Italia, arrivando a scaraventare il nostro debito pubblico sotto quello della Grecia per affidabilità, com’è emerso sul piano dei rendimenti nelle ultime sedute. E’ davvero pericolosa la china che l’Italia ha preso sui suoi fondamentali. E’ diventato ormai velleitario ambire persino a crescere dell’1% e, complice l’inflazione nei pressi di zero, il rapporto debito/pil non accenna più a diminuire.


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Categorie: , Denunce, Economia, Politica


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