Nel decreto banche ci sarebbe una bomba in grado di far crollare il prezzo delle nostre case. E probabilmente proprio per questa "bomba" il Consiglio dei ministri ha deciso di non decidere: prima il Cdm di venerdì scorso slittato

Roma
09:15 del 12/02/2016
Scritto da Luca

Nel decreto banche ci sarebbe una bomba in grado di far crollare il prezzo delle nostre case. E probabilmente proprio per questa "bomba" il Consiglio dei ministri ha deciso di non decidere: prima il Cdm di venerdì scorso slittato; dunque un secondo nulla di fatto. Si parla del caso delle banche italiane in difficoltà: Pop Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara. Si parla, certo, delle modalità con cui permettere alle banche di liberarsi dalle sofferenze. E il punto è che al ministero del Tesoro qualcuno è convinto che il decreto possa finire con l'affondare l'intero settore immobiliare.

Già, perché come ricorda Il Fatto Quotidiano l'accordo con l'Ue ad oggi prevede che un soggetto terzo dia un rating alle sofferenze delle banche, che saranno divise in fasce senior (le migliori), mezzanine e junior. A quel punto le banche potranno conferirle a speciali società percartolarizzarle e venderle: sulle sofferenze senior - quasi totalmente coperte da garanzia immobiliare o ipotecaria - le società potranno acquistare una garanzia dello Stato sul prezzo della durata di sette anni, il cui costo nel tempo andrà aumentando in modo graduale. L'idea di fondo è che così gli istituti possano liberarsi dei crediti che ne bloccano i bilanci senza però perderci troppo. Ma poi, chi quelle sofferenze le comprerà (istituti specializzati in primis) dovrà "spremerle" per ottenere il massimo: soldi, case, capannoni, beni posti a garanzia.

Ed in questo contesto si pongono due problemi. Il primo: l'orizzonte temporale del progetto è troppo breve, e con una garanzia statale solo sulle sofferenze senior le banche rischiano di perdere molti soldi (facendo guadagnare solo chi specula su crediti che non potrebbe ottenere). Inoltre le sofferenze hanno un valore nominale di 201 miliardi: di questi circa 43 miliardi riferibili al settore "costruzioni", altri 20 miliardi ad "attività immobiliari". Si arriva, dunque, al timore del governo che, forse, ha bloccato il decreto: mettere sul mercato il 6-7anni, come chiesto dalla Ue, la totalità degli immobili posti a garanzia dei crediti non restituiti potrebbe letteralmente demolire il mercato immobiliare, facendo crollare i prezzi di case e fabbricati.

Il timore non è infondato: infatti insieme allo schema di garanzia pubblica il governo sta varando una serie di norme per rendere più rapida l'escussione delle garanzie (viene insomma velocizzato il processo che porta al sequestro e alla rivendita degli immobili dati in garanzia alle banche, processo che ad oggi impiega circa 3-4 anni).


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Categorie: Cronaca, Denunce, Economia


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