Nel secondo trimestre dell'anno il debito ammonta per la precisione a 2.023 miliardi di euro, che rappresentano il 95,1% del Pil, rispetto al limite previsto dai trattati europei del 60%.

Aosta
11:37 del 03/10/2014
Scritto da Albertone

L'erba del vicino non è sempre la più verde. Quando ci sono di mezzo palate di quattrini, è facile prendere l'Italia come esempio in negativo e metterla alla berlina di fronte all'Europa tutta. Ed invece c'è un altro Stato dell'Unione europea che sta progressivamente capendo di essere messo male. Anche lì i conti non tornano, da qualunque parte li si voglia guardare. Un bel problema tenuto conto che fino a pochi mesi fa, la Francia (insieme alla GerMania) se la rideva della situazione italiana minacciando persino di cacciarci dai tavoli più importanti del Vecchio Continente.

Il primo semestre del 2014, purtroppo per i nostri vicini transalpini, non ha regalato belle notizie a Parigi e dintorni.

Da una parte il boom della destra estrema che ha aggravato i contrasti sociali in giro per il Paese, dall'altra la Crisi economica che sta battendo anche oltr'Alpe. La zavorra del debito pubblico elevato non è solo un problema italiano. O forse non lo è mai stato, nonostante il tentativo del resto dell'Europa di ricoprirci di ridicolo per nascondere tutti i propri punti deboli. Oggi l'istituto di statistica francese Insee ha infatti riferito che quello di Parigi ha sfondato, per la prima volta, il tetto simbolico dei 2 mila miliardi di euro.

Nel secondo trimestre dell'anno il debito ammonta per la precisione a 2.023 miliardi di euro, che rappresentano il 95,1% del Pil, rispetto al limite previsto dai trattati europei del 60%. Un brutto segno per il Governo parigino. Dove, d'altronde, le avvisaglie c'erano da tempo. Sono sempre state tenute sotto silenzio, ecco la vera forza dei politici francesi. Che però non hanno fatto i conti nel modo migliore con la crisi.

Le cose non vanno meglio sul versante dei prezzi, ad agosto in calo. Una caduta dovuta principalmente alla debolezza degli energetici e della raffinazione. Secondo i dati resi pubblici, i prezzi alla produzione sono calati dello 0,3% rispetto a luglio, quando erano scesi dello 0,2% e, su base annuale, sono scesi dell'1,4%, la più ampia flessione da marzo. Insomma, c'è da mettersi le mani nei capelli.

Non a caso, il Paese è attenzionato dall'Unione Europea. Il rischio è che tutto si areni, mettendo in difficoltà anche il resto del Continente. E proprio sulla Francia e sul nostro Paese si è soffermato nei giorni scorsi il vice presidente della Commissione europea, Olli Rehn, parlando alla conferenza Interparlamentare sul Fiscal compact alla Camera dei deputati. Un momento istituzionale da cui se ne è usciti con una certezza. E, cioè, che tutti devono rimanere in stato di allerta.

Non è più tempo per scherzare. Dopo aver indicato le direttrici per far uscire l'Europa dalla crisi e allontanare lo spettro della deflazione, Rehn ha detto che "Italia e Francia devono intensificare le riforme economiche" e, al tempo stesso, "la Germania deve dare un segnale importante contribuendo ad alimentare la domanda interna e quella per gli Investimenti". Insomma, nessuno è esente da critiche. Nè l'Italia, nè gli altri Stati membri della zona-euro. Giusto per chiarire che non siamo sempre e solo noi le pecore nere...


Articolo letto: 897 volte
Categorie: Economia, Esteri


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Ricerche correlate

parigi - francia - debito - pil -

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook