Deadpool, recensione. Wade Wilson è un ex agente delle forze speciali, divenuto un mercenario, e alla disperata ricerca di vendetta nei confronti dell’uomo che lo ha trasformato in un mutante.

Milano
07:20 del 03/03/2016
Scritto da Luca

Wade Wilson è un ex agente delle forze speciali, divenuto un mercenario, e alla disperata ricerca di vendetta nei confronti dell’uomo che lo ha trasformato in un mutante.

Nel 1991 Fabian Nicieza e Rob Liefeld scompaginarono e rivoluzionarono l’universo Marvel – all’epoca soggetta ad una profonda crisi, scaturita principalmente da nuove forme di intrattenimento per i giovani, come MTV e i videogiochi, che minarono il consolidato mondo del fumetto – dando vita ad uno dei personaggi più assurdi, ma al contempo tra i più affascinanti, dei comics degli ultimi vent’anni: Deadpool. Nato dalle ceneri di ciò che fino ad allora aveva rappresentato l’emblema dell’universosuperhero, Deadpool rappresentò all’epoca una boccata d’aria fresca, un modo irriverente per superare (e anche un po’ sfottere) quanto fosse stato fatto fino ad allora nel mondo del fumetto, da cui volutamente prendeva le distanze, pur essendo pienamente consapevole di appartenere alla categoria.

In un’operazione analoga a quanto fatto nel fumetto americano, Deadpool - la nuova pellicola diretta da Tim Miller e con protagonista un brillante Ryan Reynolds, ripulito dall’ingrata onta di aver interpretato un meno interessante Lanterna verde nel 2010 – compie esattamente lo stesso percorso intrapreso dal fumetto. In un’epoca in cui le sale cinematografiche strabordano di film Marvel, dove gli stessi eroi si prendono fin troppo sul serio – il “mercenario chiacchierone” arriva al cinema in modo rivoluzionario, attraverso un film che trasuda post-modernità e sfacciataggine allo stato puro. Volutamente depauperato di una trama – che qui si traduce in un lungo flashback che ripercorre gli albori di questo anti-eroe – il nuovo film di Miller recupera alla perfezione tutti i caratteri di un’opera post-moderna (come lo è, a sua volta, lo stesso fumetto).


Ad esempio, fa un uso eccessivo del citazionismo (da ”Careless whisper” dei Wham, passando per i mobili Ikea e qualche battuta sull’incapacità di Liam Neeson di fare il padre in Io vi troverò), vi è la consapevolezza dei personaggi di essere un prodotto di finzione (con il conseguente sfondamento della quarta parete, che nel caso di Deadpool si parla addirittura di “sfondamento della sedicesima parete”, su sua stessa ammissione), per non parlare dell’incisiva presenza di una narrazione debole, che spesso sfocia in dialoghi assolutamente insensati, ma che ben si sposano con lo stile estremo e completamente folle del personaggio originale.

Da questo punto di vista, il lavoro svolto da Miller risulta davvero encomiabile, in quanto tenta (riuscendoci perfettamente) di tenere insieme due pubblici molto diversi tra loro, quello dei fan del fumetto originale e quello dei cinefili, che molto spesso sono addirittura agli antipodi. Confezionando la sua pellicola con questi elementi, il regista – qui alla sua prima opera in lungo – resta pienamente fedele agli intenti originali del fumetto con grande gioia degli appassionati, ma al contempo la arricchisce di quegli stessi caratteri post-moderni che tanto affascinano un pubblico decisamente più esigente, qual è quello dei cinefili (talvolta anche un po’ snob nei confronti dei superhero movie). Un film per tutti, dunque, molto democratico, che ha il grande privilegio di divertire e portare al cinema anche tutti i detrattori dell’oramai sequela infinita di film Marvel, offrendo un tocco innovativo e assolutamente brillante al cinema dedicato ai super-eroi di nuova generazione.


Tuttavia, il grande punto di forza di Deadpool - ossia il ruotare completamente attorno al suo ingombrante personaggio – rappresenta al contempo anche uno dei suoi punti deboli, se si parla di Deadpool in quanto film. L’eccessiva presenza del mercenario chiacchierone sul grande schermo per tutta la sua durata sembra infatti fagocitare completamente tutto il resto, a partire dalla trama stessa – che qui è anche fin troppo debole, pur essendo un prodotto post-moderno – dai vari comprimari e anche dallo stesso Francis, l’antagonista, che vengono completamente offuscati dall’unico e solo grande protagonista di questa pellicola. Detto in altre parole, senza Deadpool, la pellicola sarebbe solo un immenso e inutile nulla.

Ma è vero, forse abbiamo solo voluto trovare il proverbiale “pelo nell’uovo” in un film che per tutti i suoi 108 minuti ci ha letteralmente tenuto incollati alla poltrona e divertito come non succedeva da tempo.

In fondo, Deadpool è proprio questo: una pellicola che catalizza completamente, intrattiene con un umorismo alle volte anche un po’ becero (no, dai, diciamo anche per la maggior parte!) e ha l’unico solo scopo di svuotarti il cervello e lasciarti in un eccezionale stato di grazia. A differenza dei suoi “colleghi”, Deadpool se ne frega di salvare vite umane, non è interessato alla pace nel mondo, non è disposto a mettersi in prima linea per chissà quale riconoscimento morale. No, Deadpool se ne sbatte letteralmente di tutto questo. E a noi piace proprio per questo: perché è un grosso, inutile, sboccato e orribile mutante, ma di cui, tuttavia, non possiamo fare a meno.


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Categorie: Cinema


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