Dopo aver dominato a lungo le prime posizioni delle classifiche di vendita su Steam, Dead by Daylight è da poco sbarcato anche su console, pronto a invadere i peggiori incubi degli "slasher aficionados" su PS4 e Xbox One.

Palermo
11:00 del 07/07/2017
Scritto da Carmine

Dopo aver dominato a lungo le prime posizioni delle classifiche di vendita su Steam, Dead by Daylight è da poco sbarcato anche su console, pronto a invadere i peggiori incubi degli "slasher aficionados" su PS4 e Xbox One. Quella messa in piedi da Behaviour Interactive è una formula ludica intrigante e per certi versi originale, che nel tempo ha saputo guadagnarsi un seguito molto consistente sulla piattaforma di Valve. Un seguito che lo sviluppatore canadese conta di espandere grazie alla parola magica "multipiattaforma", sebbene - ve lo diciamo subito - il porting su console di "magico" abbia ben poco.

In Dead by Daylight il giocatore si ritrova a vestire gli sfortunati panni di una delle vittime di un rituale sanguinario, volto a placare i famelici desideri di un'entità oscura nota come... beh, L'Entità.
Avete presente il film "Quella casa nel bosco"? Ecco, siamo in quella zona, almeno tematicamente parlando.
Incastrati in una sorta di metadimensione infernale assieme a uno degli agenti demoniaci dell'oscura Entità, queste offerte sacrificali devono fare in modo di azionare cinque generatori disposti all'interno di mappe generate proceduralmente

Nella sua sostanza, Dead by Daylight rimane invariato rispetto al passato, ma faremo un breve riassunto per chi non avesse mai sentito parlare di questo titolo. In breve, si tratta di un gioco esclusivamente dedito al multiplayer, che in questo caso è asimmetrico. Avremo due squadre, una composta da quattro, innocenti ragazzi (denominati sopravvissuti) e l'altra composta dal solo serial killer. Il gameplay cambia in modo radicale in base al ruolo che sceglieremo di interpretare: i sopravvissuti si controllano tramite una visuale in terza persona, che permette di osservare i dintorni in modo da non essere sorpresi dal serial killer. Il loro obiettivo è attivare dei generatori che permetteranno loro di aprire l’uscita dalla mappa di gioco, unica vera salvezza dalle grinfie del killer.


La loro sopravvivenza si basa sulla collaborazione, ma essa è tanto necessaria quanto fragile: in certe occasioni, potremo ritenere più conveniente lasciare che il nostro avversario uccida un nostro compagno per avere salva la pelle, usandolo come diversivo. L’omicida, dal canto suo, utilizza una visuale in prima persona, ma compensa questo limite grazie ad una maggiore velocità di movimento e alla possibilità di visualizzare su schermo le fonti di rumori forti, come lo scoppio di un generatore attivato male. Il suo obiettivo è quello di scovare e massacrare i quattro sopravvissuti, catturandoli e appendendoli a degli acuminati ganci sparsi per la mappa. Questo, in breve, l’incipit del gioco, che come avrete notato non ha alcuna pretesa narrativa se non quella di gettarci in un vero e proprio massacro.
Anche dal punto di vista tecnico non si notano salti in avanti, con un comparto visivo che non si rivela esaltante e che mostra qualche singhiozzo, con sporadici rallentamenti, ma che riesce comunque a garantire un’ottima atmosfera grazie ad una direzione artistica che ha saputo carpire i migliori spunti dei film horror/slasher degli anni ‘80/’90, di cui il gioco è un silenzioso omaggio (silenzioso perché non gode, a differenza del recente Friday 13th, di alcuna licenza ufficiale). Il sistema di controlli è stato finemente adattato al pad, e nella versione PS4 da noi testata il nostro fidato Dualshock 4 non ci ha fatto rimpiangere la combinazione di mouse e tastiera. Da questo punto di vista, dunque, niente da eccepire al lavoro svolto dai Behaviour Interactive, che hanno saputo trasporre in modo indolore l’esperienza di gioco da PC a console.



Anno nuovo, contenuti nuovi
Fino a qui abbiamo descritto, per sommi capi, ciò che è rimasto identico a quanto abbiamo visto su PC un anno fa. Cos’è cambiato, però, rispetto ad allora? Fondamentalmente, Dead by Daylight: Special Edition fornisce alla base originale una gradita aggiunta in termini di contenuti. Avremo adesso sette sopravvissuti tra cui scegliere: come per la release originale, ciascuno di essi può essere personalizzato a piacere e gode di una progressione del personaggio propria, tramite la quale potremo sbloccare oggetti ed abilità che andranno ad aiutarci nelle nostre spericolate avventure. I serial killer, invece, diventano sei: ciascuno è dotato di abilità innate esclusive, ma può usufruire anche di bonus sbloccabili con la progressione dei livelli, in modo da personalizzare sempre di più le nostre future carneficine. Anche le mappe sono aumentate, e risultano tutte quante abbastanza ispirate, rendendo molto bene l’atmosfera dei film da cui il gioco trae ispirazione. Sebbene le mappe siano limitate, la loro conformazione, compresa la distribuzione dei generatori e dei ganci, varia di partita in partita, andando ad influire positivamente sulla rigiocabilità del titolo. Questa è garantita anche dalla presenza di partite classificate, che potrebbero spingere il giocatore a tornare spesso sul gioco con l’intento di migliorare la propria posizione nelle classifiche.
Nonostante i nuovi contenuti, però, il gioco fatica ancora nel fornire un’offerta consistente e variegata: si sente il bisogno di nuove mappe, come si sente il bisogno di modalità che offrano qualcosa di diverso. Sebbene Dead by Daylight offra un gameplay fresco e divertente, infatti, è innegabile che ripetere la stessa tipologia di match potrebbe stancare dopo qualche tempo. A questo vorremmo aggiungere qualche dubbio sul matchmaking, che nelle prove da noi effettuate sul titolo non sempre ha garantito partite rapide, con attese fin troppo lunghe e spesso infruttuose, visto che la disconnessione dell’host comporta il disfacimento della lobby


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Categorie: , Videogames


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